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Ato idriche, depurare i costi inutili
di Rosario Battiato

Servizi. La distribuzione dell’acqua nell’Isola.
La riforma. Dopo le Ato rifiuti, in Sicilia un’altra riforma potrebbe presto toccare gli Ambiti territoriali che gestiscono i servizi idrici. Qui l’acqua continua ad accusare i soliti problemi di dispersione.
I numeri. Secondo l’Istat, per ogni 100 litri di acqua erogata se ne prelevano 155 litri. La situazione è leggermente migliorata rispetto al passato. Ora arriveranno i fondi europei per rifare le condotte.

Tags: Servizi Idrici, Ato, Acqua, Pier Carmelo Russo



PALERMO – Passata la legge di riforma sui rifiuti,  adesso il Lombardo Ter si prepara alla grande sfida dell’acqua. Il sistema idrico isolano - pur non presentando i rilievi catastrofici di quello dei rifiuti – necessita di un assestamento e di una modernizzazione in termini di infrastrutture e tutela del prezioso liquido. Decenni di gestione pubblica con annessa connivenza mafiosa – ha denunciato il presidente Lombardo - hanno reso fatiscente una realtà essenziale e adesso il passaggio alla privatizzazione getta ombre inquietanti che emanano le grandi multinazionali in Sicilia come la spagnola Acqualia e la francese Vivendi. La soluzione probabilmente non sta nella pubblicità “senza se e senza ma” ma in un sistema equilibrato che sappia garantire un servizio ad un costo accessibile, evitando le perversioni di Agrigento dove si paga la tariffa più alta d’Italia.
 
Dalla tenuta sulle riforme chiave del Lombardo Ter passerà il proseguimento dei rapporti tra i fedeli del presidente e il Partito democratico siciliano. Certamente la questione appare molto complessa – soprattutto dopo le recenti stoccate nazionali – ma nessuno nasconde l’idea che se l’asse Lombardo-Pd produrrà una equilibrata riforma della gestione dell’acqua, dopo aver fatto registrare la fine dell’era Ato rifiuti, potrà saldarsi un futuro fronte politico di grande rilevanza.
Già nella prossima Finanziaria regionale dovrebbe esserci una norma che farà tornare nelle pubbliche amministrazioni la gestione dell’acqua, come richiedono da tempo diversi esponenti del Pd quali Lumia, Cracolici e Panepinto. Dopo l’approvazione della Finanziaria si attende però la legge di sistema per la gestione delle reti idriche, facendo in qualche modo seguito a quanto ottenuto in Parlamento dalla Lega Nord con l’abolizione dell’art.148 del Dlgs 152/06.

Tuttavia lo stato dell’arte delle reti idriche isolane è figlio di una malandata gestione pubblica che per decenni ha oltrepassato una effettiva e accurata manutenzione delle infrastrutture, mantenendo al contempo un sistema pesantemente menomato dall’influenza malavitosa, come ha sottolineato il presidente Lombardo in audizione alla commissione Antimafia lo scorso gennaio.
Davvero basterà far tornare il pubblico per risolvere tutti i problemi accumulati in questi decenni? Non dimentichiamo che sulle reti isolane pioveranno nei prossimi trent’anni qualcosa come 5,8 miliardi di euro con almeno un miliardo di interventi a fondo perduto da parte dell’Unione Europea.

Di lavoro, del resto, ce ne sarebbe molto. Ma meglio fidarsi di una gestione pubblica che per decenni ha convissuto con la malavita organizzata, oppure lasciare via libera alla longa manus delle multinazionali? Di fatto la nuova riforma dell’acqua isolana si giocherà su questi delicatissimi equilibri. Infatti, mentre Lombardo denuncia connivenze tra acqua e mafia (appalti per la costruzione degli invasi in primis) si muovono i giganti dell’acqua: la francese Vivendi è già socia di maggioranza della Sicilacque spa, che, dopo la liquidazione dell’Ente Acquedotti Siciliani, gestisce 11 acquedotti, 3 invasi artificiali, 175 impianti di pompaggio, 210 serbatoi idrici, circa 1.160 km di condotte e circa 40 km di gallerie, mentre altre società importanti si sono insediate negli Ato come la spagnola Acqualia.

I dati diffusi nell’ultimo rapporto Istat del dicembre scorso lasciano intendere una realtà che non può essersi creata negli ultimi anni di gestione delle società d’ambito, ma che affonda in tutta una serie di inefficienze protratte nel corso del tempo. Nel 2008, in Sicilia per ogni 100 litri di acqua erogata, si prelevava una quantità di 155 litri, cioè il 55% in più, rispetto al 57% del 2005 e al medesimo valore del 1999. Queste dispersioni totali sono abbastanza evidenti rispetto altre realtà regionali come Lombardia (31%), Piemonte (49%), Toscana (42%) ed Emilia-Romagna (44%). Le cause sono da riferirsi allo stato delle condutture (perdite), alla necessità di garantire una continuità di afflusso alle condutture e alle adduzioni di acqua all’ingrosso concesse a imprese industriali (in genere alimentari), e, in ultima analisi, ai prelievi non autorizzati.

La situazione non sembra affatto migliore sul fronte degli impianti di depurazione – Catania e Palermo sono tra le peggiori città italiane – visto che l’Isola mantiene una capacità pari a 5,5 milioni di abitanti equivalenti, unità di misura utilizzata nel campo della depurazione. Un risultato come sempre distante dalle altre realtà migliori d’Italia tra cui la Lombardia (11,6 milioni di €), l’Emilia Romagna (6,1 milioni di €)  e il Lazio (6,7 milioni di €).
 
Ma il dato più sconcertante emerge proprio facendo il confronto tra la capacità necessaria pari a 8,5 milioni di €, la capacità degli impianti realizzati pari a 5,5 milioni di € e la media annua della capacità utilizzata pari a 3,6 milioni di €. Dati emblematici nel definire che la quota della capacità degli impianti sulla capacità necessaria è pari al 64,7%, mentre la quota della capacità utilizzata sulla capacità necessaria è pari al 42%.
 

 
L’assessore Russo minimizza: “In Sicilia buone infrastrutture”
 
PALERMO – Pier Carmelo Russo è la persona istituzionalmente più consona a commentare lo stato delle infrastrutture idriche isolane. L’assessore regionale all’Energia, che ha ereditato le competenze dall’Agenzia regionale alle acque e rifiuti, in una recente intervista al Qds, ha voluto ribadire che la situazione non è poi così fatiscente.
“La Sicilia è dotata – ha spiegato Russo - di un buon parco di infrastrutture di accumulo (dighe) e di distribuzione primaria (grandi adduzioni) le cui condizioni strutturali e di gestione sono buone e consentono di soddisfare sufficientemente i fabbisogni”. Ma certamente non si può dire che il sistema stia vivendo un periodo aureo.  “Vi sono alcune eccezioni – ha proseguito l’assessore - che fanno notizia pur essendo una piccola percentuale del parco delle infrastrutture, e penso a dighe e completamenti incompiuti, su cui è nostro intendimento intervenire in maniera decisa e con interventi mirati. Per questo sono già stati previsti alcuni appostamenti fra i fondi Fas”.

A.C.

Articolo pubblicato il 23 aprile 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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