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Importante presenza al servizio del territorio
di Melissa Mela

Forum con Michele Di Martino, comandante provinciale dei Carabinieri di Enna

Tags: Michele Di Martino, Carabinieri



Comandante, da quanto tempo è insediato ad Enna?
“Dal mese di settembre del 2007, quindi circa due anni. Venivo dal Comando Regione Carabinieri di Sicilia”.

Come ha trovato la situazione ad Enna quando si è insediato?
“La situazione della provincia di Enna, rispecchia la situazione delle altre. Enna è una provincia situata in posizione molto centrale e soggetta a passaggio e quindi ai collegamenti della malavita. Essendo una provincia di transito, i maggiori summit sono stati consumati proprio ad Enna che si presta come luogo di incontro proprio perché è una realtà che si presta facilmente a sfuggire al controllo. Tutti questi aspetti fanno apparire Enna come una provincia tranquilla che ad un’analisi più approfondita, risulta non coincidere a verità.
Enna non è al di fuori degli appetiti delle cosche mafiose del palermitano o del nisseno che sono interessate ad Enna e trovano modo di inserirsi cercando però, di non fare troppo rumore, perché come diceva Provenzano: la mafia deve muoversi senza creare visibilità”.

Può fare un bilancio dell’attività svolta sul territorio ennese sin dal suo insediamento?
“Io ho continuato sulla linea del mio predecessore, cercando di assicurare la presenza dell’arma sul territorio con dei servizi esterni per portare tranquillità e serenità alla gente, perché a volte la presenza fisica e quindi la visibilità è importante.
Ho cercato anche di sensibilizzare la popolazione con attività pubbliche quali delle conferenze, delle mostre in diverse paesi del nostro itinerario così chiamato, proprio per dimostrare che i carabinieri, da quando sono arrivati in Sicilia con Garibaldi, fino ai tempi nostri, si sono impegnati e per spiegare l’importanza storica che ci ha consentito di vivere tra la gente creando la situazione di democrazia che c’è oggi”.

Di quanti uomini dispone il Comando provinciale di Enna?
“Comprende tre compagnie: la compagnia di Nicosia, di Enna e di Piazza Armerina. Comprende circa 350 uomini proiettati in un territorio abbastanza vasto che comprende una popolazione di circa 180 000 abitanti. A questi valori vanno sommati anche tutti gli studenti che vengono ad Enna per l’università o per altre attività nella Valle del Dittaino”.

Quindi con i militari in organico, riuscite a garantire una copertura capillare del territorio?
“Devo dire che la forza che abbiamo è sufficiente a contrastare i fenomeni che si verificano, anche grazie alla sinergia e l’ottima collaborazione tra le forze dell’ordine senza competizione o rivalità”.

Qual è il livello di informatizzazione dei vostri uffici?
“I nostri uffici sono molto informatizzati”.

Quali sono gli obiettivi che si pone per il futuro, a breve e a lungo termine?
“Noi stiamo continuando a lavorare, ci siamo prefissi degli obiettivi operativi, indagini che abbiamo in corso in vari settori, settori estorsivi e anche dello spaccio di droga. L’università, ovviamente, porta maggiore consumo perché infatti la fascia di età dei ragazzi universitari è quella maggiormente vittima della droga e quindi facciamo attenzione a diverse situazioni. Pochi giorni fa, a Leonforte sono state trovate diverse dosi si mariuana. Ovviamente anche la cocaina è molto presente sul territorio, però noi cerchiamo in tutti i modi di debellare lo spaccio. Enna è inoltre rifugio di grossi latitanti, infatti è stato trovato un latitante a confine della zona di Caltanissetta che a causa dello scontro a fuoco è rimasto ucciso. Questo dimostra che la nostra provincia non è “babba”, come molti la definiscono, perché proprio grazie alla sua centralità è soggetta a numerosi fenomeni di criminalità. Sembra che sia tutto tranquillo ma in fondo qualcosa c’è sempre. Si verificano a volte scippi al mercato ma comunque sempre nulla di così rilevante. Noi cerchiamo sempre di effettuare un controllo attento del territorio, cercando di sventare alcune azioni criminali, a volte anche intervenendo in borghese”.
 

 
Nell’ennese i reati più frequenti legati ai furti campestri. Alta l’attenzione verso i fenomeni dell’estorsione
 
Quali sono i reati con cui avete maggiormente a che fare?
“I reati più frequenti sono i furti campestri perché bisogna tener conto che la provincia di Enna ha delle estensioni del territorio adibite a pascolo e colture. Nel 2008 abbiamo avuto rapine da parte di squadre catanesi, fenomeno che è stato contrastato efficacemente grazie al nostro intervento sul territorio in modo più preponderante. Ogni tanto si verifica qualche danneggiamento o furto ma a volte sono soltanto controversie fra vicinato. La nostra provincia è anche caratterizzata da pascoli abusivi che arrecano danni al nostro territorio. Qualche volta si è manifestato qualche furto di rame, poiché questo metallo attira molto interresse, furti che diventano  pericolosi perche possono portare alla folgorazione di chi li pratica”.

Per quanto riguarda i reati di estorsione e usura, Enna come si comporta?
“Come usura non abbiamo avuto nessuna denuncia, anche se l’usura è un reato che senza denuncia non può essere scoperto. Per l’estorsione c’è stata qualche denuncia contenuta, resta comunque un dato non significativo, considerandolo in paragone alle altre provincie. Come campanello di allarme di possibili estorsioni noi prendiamo in considerazione gli incendi”.

Ci parli di qualche operazione particolare che avete fatto.
“Abbiamo compiuto un’operazione che ci ha consentito di scoprire delle estorsioni che erano state fatte nel comune di Aidone e nella fascia che va verso Valle Guarnera. Questo ci ha consentito di stabilire che c’è una ripresa dell’interesse della malavita catanese nei confronti del territorio ennese”.

Articolo pubblicato il 28 aprile 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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Michele Di Martino, comandante provinciale dei Carabinieri di Enna
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