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Quotidiano di Sicilia

La spesa sanitaria regionale assorbe in Sicilia il 10% del Pil
di Liliana Rosano

I dati pubblicati nel rapporto Osservasalute 2009 che analizzano un periodo che va dal 2001 al 2008. Contro la media italiana del 6,7%, mentre in Lombardia incide per il 4,7%

Tags: Pil, Sanità



PALERMO - La Sicilia destina oltre il 10 per cento del Pil rispetto al 6 per cento della media nazionale e l’Isola ha speso dal 2001 al 2008 il 10,58 per cento del reddito prodotto internamente per l’assistenza sanitaria.
Sono solo alcuni dati pubblicati nel rapporto Osservasalute 2009, curato dall’Università Cattolica di Milano.
Il Rapporto mette nero su bianco molti aspetti legati al mondo della sanità italiano: da quello economico-finanziario a quello istituzionale.

I numeri contenuti nell’analisi evidenziano come numerosi siano stati al Sud, compresa l’Isola quindi, gli sprechi nel mondo della sanità negli anni passati. Sprechi che sono risultati ancora più evidenti soprattutto se si considerano i risultati, non sempre soddisfacenti, della sanità siciliana. Lo stesso rapporto riconosce però che la Sicilia, sebbene in passato sia stata soggetta al Piano di rientro nella sanità per il disavanzo nella spesa sanitaria, sia insieme all’Abruzzo tra quelle regioni che hanno registrato un miglioramento grazie all’adozione di una nuova politica. Non solo, sempre secondo il rapporto pare che la Sicilia si contraddistingua soprattutto per l’assistenza ospedaliera privata e la specialistica ambulatoriale.

Però l’Isola rimane in testa e registra comunque un tasso abbastanza alto di spesa nella sanità
Pare che, secondo i dati, la spesa della Sicilia nella sanità sia  cresciuta, in rapporto al Pil del 5,22 per cento e che la Sicilia abbia speso 1661 euro pro capite per la sanità nel 2008 a confronto della Lombardia che ha speso 1738 euro ma che assorbe per spesa sanitaria pubblica solo il 5 per cento del Prodotto interno lordo.

Sempre a proposito di spesa sanitaria, sono evidenti le differenze regionali analizzate nel rapporto. Si legge nel testo che “tra il 2002 e il 2008, la spesa sanitaria pro capite è aumentata mediamente del 4,48% annuo, ma la crescita è stata superiore al 5,5% in Puglia, Lazio, Sicilia, Basilicata e soprattutto Molise. Inferiore, invece, al 4% in Sardegna, Lombardia, Umbria, Abruzzo, Province Autonome di Trento e Bolzano e Marche. Al lordo dei provvedimenti di ripiano, tre regioni (Lazio,Campania, Sicilia) da sole spiegano il 68% del disavanzo accumulato nel periodo 2001-2008. In termini pro capite,disavanzi amplissimi caratterizzano anche il Molise. Generalmente, tra l’altro, le regioni in disavanzo sono anche quelle con i risultati di output e outcome più modesti”.

Tra le cause dei disavanzi, secondo il Rapporto, un ruolo significativo ha spesso l’incapacità di trovare un’armonica ed efficiente combinazione tra pubblico, privato non-profit e privato for-profit, per esempio dimensionando correttamente la capacità produttiva pubblica, nonché dotandosi della volontà politica e delle capacità tecniche necessarie per guidare l’operato degli erogatori privati verso gli obiettivi perseguiti dalla collettività regionale.

Articolo pubblicato il 29 aprile 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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