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Palermo - Strade disseminate di amianto pulizia all’osso dopo i tagli Amia
di Luca Insalaco

Un appalto da 170 mila € per rimuovere il pericoloso materiale che viene abbandonato ovunque. Prossimo l’affidamento del servizio ad una società esterna: la scelta fa discutere

Tags: Palermo, Amia, Amianto, Fincantieri



PALERMO – Come disfarsi del materiale in amianto che abbiamo in casa? Chiamare l’Amia e aspettare pazientemente che gli addetti vengano a ritirarlo, oppure chiamare una ditta specializzata e sobbarcarsi questa spesa?
In città, nell’incertezza, molti scelgono una terza via: caricare il materiale in auto o incaricare un qualsiasi conducente di “lapino” per abbandonarlo dove capita. E il cimitero dell’amianto sono le strade. Accanto agli elementi di arredamento vario (divani, mobili, cucine componibili) ed agli elettrodomestici assortiti, ad adornare le vie del capoluogo troviamo così vasche, lastre ed altro materiale contenente amianto. Con il risultato che, ove l’oggetto presenti lesioni e fessurazioni, le polveri di asbesto si disperdono nell’aria. E i rischi per la salute derivanti dalla loro inalazione sono noti: l’esposizione alle fibre causa patologie gravi come l’asbestosi (colpisce i polmoni e causa insufficienza respiratoria) e tumori all’apparato respiratorio (pleura e polmoni).
 
Finora, come detto, è stata l’Amia finora ad occuparsi della raccolta, mediante un contratto con un’azienda palermitana specializzata nello smaltimento di rifiuti pericolosi. Il piano di tagli dell’ex municipalizzata, tuttavia, ha ridotto all’osso i servizi resi alla cittadinanza. Con il nuovo contratto di servizio, sarà quindi il Comune ad farsi carico della raccolta del materiale, mediante l’affidamento ad una ditta esterna del servizio di rimozione, trasporto e smaltimento dei rifiuti pericolosi, tra i quali anche quelli contenenti amianto, nell’ambito di un appalto da 170 mila euro, fino ad esaurimento delle somme. La data annunciata per l’aggiudicazione della gara è quella del 15 maggio. Una scelta, quella dell’amministrazione comunale, che non convince l’associazione ecologista “Fare Ambiente Palermo”: “Sia l’Amia ad occuparsi della raccolta formando il personale della collegata Essemme, senza oneri aggiuntivi e utilizzando e motivando al meglio la professionalità del personale esistente” chiede il coordinatore provinciale, Daniela Lima.

“Per tale attività – aggiunge - potrebbe essere utilizzato l’ausilio del Dipartimento di Prevenzione Medica dell’Asp6 di Palermo, i cui dipendenti pubblici specializzati nella protezione nei luoghi di lavoro saranno certamente in grado di dare nel giro di un mese tutte le informazioni necessarie ai lavoratori per affrontare tale tipologia di lavoro”.



Sentenza. Morti per amianto la giustizia colpisce Fincantieri
 
PALERMO – Intanto, si susseguono i commenti soddisfatti alla sentenza con la quale il Tribunale di Palermo ha condannato gli ex-vertici di Fincantieri per la morte di 37 operai dei Cantieri Navali, a causa dell’amianto. “L’aspetto più importante di questa sentenza è il fatto che stabilisce il nesso di causa - effetto fra la totale assenza di presidi di sicurezza nello svolgimento di lavorazioni ad alto rischio (per la massiccia presenza di amianto) e la morte dei lavoratori” ha detto il presidente di Legambiente Sicilia, Mimmo Fontana. Parte civile nel processo era l’Inail che ha contribuito all’avvio delle indagini: “Non ci possono essere attenuanti per chi, consapevole del rischio cui e’ sottoposto un lavoratore, pur in presenza di normativa sulla sicurezza, non fa nulla perché quel rischio sia evitato o ridotto al minimo; un’opera preziosa nella prevenzione degli infortuni può essere svolta operando sulla formazione e sull’informazione”. Ha detto Mauro Marangoni, direttore regionale dell’Inail Sicilia.

Articolo pubblicato il 01 maggio 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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