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Sempre più fallimenti soprattutto di Pmi, in Sicilia nel 2009 un incremento del 16%
È il quadro che emerge dal rapporto Cerved Group: dall’aprile del 2008 una corsa che dura da 7 trimestri. La Banca d’Italia ha chiesto al Parlamento un intervento legislativo per frenare il fenomeno

Tags: Pmi, Fallimento, Crisi



PALERMO - Incremento del 16 per cento del numero di fallimenti in Sicilia come in Sardegna. Non si ferma il boom dei fallimenti in Italia, con tante imprese che chiudono. Particolarmente colpite le piccole e le medie imprese, così come il settore delle costruzioni e l’industria nel suo complesso. È il quadro che esce dal rapporto Cerved group.

Dopo la brusca caduta delle procedure seguita alla riforma della disciplina sulla crisi d’impresa - spiega il Cerved - dall’aprile del 2008 i fallimenti hanno iniziato una corsa che dura da sette trimestri consecutivi, con tassi di crescita sempre a due cifre. L’impennata dei fallimenti ha toccato soprattutto il Nord: con un incremento del 25% nell’ultima parte dell’anno, nei dodici mesi del 2009 le procedure sono cresciute nel Nord Ovest del 33%, nel Nord Est del 26%, nel Centro, nel Sud e nelle Isole del 16%.

È dunque urgente un intervento sui reati fallimentari, mentre un buon diritto fondamentale è necessario per il sistema produttivo, soprattutto in presenza di problemi di ristrutturazione e riallocazione delle risorse. Lo è ancora di più in questa fase di crisi. È questo in sintesi, il messaggio della Banca d’Italia al parlamento. Nei giorni scorsi, infatti, Magda Bianco (Capo della Divisione Economia e diritto del Servizio Studi di Struttura economica e finanziaria della Banca d’Italia) e Monica Marcucci (capo del servizio consulenza legale della Banca d’Italia) sono state sentite davanti alle commissioni riunite Giustizia e Attività produttive della Camera in merito all’ “Indagine conoscitiva della legislazione in materia di gestione delle crisi aziendali”'. Per la Banca d’Italia, si tratta di interventi importanti e urgenti, ed è bene che si proceda rapidamente.

Secondo la Banca d’Italia infatti, devono essere contestualizzati e resi coerenti con la recente riforma dell’intero diritto fallimentare (2005-2006). Un buon diritto fallimentare infatti è fondamentale per un sistema produttivo che ha bisogno di ristrutturazioni e riallocazioni come il nostro. A questo proposito davanti le due commissioni, Bianco e Marcucci hanno messo in luce che lo è ancora di più in questa fare di crisi. La riforma del 2005-06 è andata nella direzione giusta. Dati preliminari mostrano come durante la crisi (2008-2009) il concordato preventivo sia stato molto utilizzato. Questa procedura infatti ha iniziato ad avere una durata più breve rispetto al passato. Occorrono però sicuramente ulteriori approfondimenti per una valutazione compiuta, secondo la Banca d’Italia.

Articolo pubblicato il 06 maggio 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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