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Quotidiano di Sicilia

I ritardi condizionano anche i mercati interni dei Paesi Ue
di Angela Carrubba

È chiara nel testo Ue la conseguenza sull’alterazione della libera concorrenza. Aspettando che i governi cambino le regole, ecco cosa si può fare...

Tags: Imprese, Pa, Debiti, Pagamenti



PALERMO - Non è un caso che la nuova proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali metta al centro della discussione le diverse consuetudini di pagamento all’interno dell’Ue rilevando che possano costituire un impedimento alla partecipazione delle imprese agli appalti pubblici, il che non solo equivale ad una distorsione della concorrenza, ma compromette anche il funzionamento del mercato interno e riduce la capacità delle autorità pubbliche di spendere con la maggiore efficienza possibile il denaro del contribuente”.

La proposta di direttiva ribadisce con decisione che: “La mancanza o l’inefficacia delle norme nazionali di lotta contro i ritardi di pagamento costituisce una sleale protezione degli operatori economici nazionali dai prodotti e dai servizi provenienti da altri Stati membri”.

Particolarmente significativo all’interno della proposta di direttiva è il punto che riguarda ingiusti vantaggi da parte del contraente “forte”(P.A.) nei confronti del più debole (impresa): “I ritardi di pagamento sono particolarmente riprovevoli se si verificano malgrado la solvibilità del debitore. (...) Per quanto concerne i finanziamenti, le pubbliche amministrazioni si trovano in una situazione più favorevole rispetto a quella delle imprese private, dato che possono contare su fonti di reddito più sicure, prevedibili e continue. (...)”.

Inoltre, per raggiungere i loro obiettivi, le pubbliche amministrazioni dipendono meno delle imprese private da relazioni commerciali stabili. Di conseguenza le pubbliche amministrazioni possono essere meno incentivate ad effettuare i loro pagamenti nel rispetto delle scadenze.

Le pubbliche amministrazioni possono inoltre ottenere finanziamenti a condizioni più interessanti rispetto a quelle offerte alle imprese private. Per questo motivo i ritardi di pagamento da parte delle pubbliche amministrazioni non solo generano costi inutili per le imprese private, ma sono in generale causa di inefficienza. Di conseguenza, per i ritardi di pagamento da parte delle pubbliche amministrazioni è opportuno prevedere risarcimenti dissuasivi con importi più elevati. (...) Le conseguenze del pagamento tardivo possono risultare dissuasive soltanto se accompagnate da procedure di recupero rapide ed efficaci per il creditore. Conformemente al principio di non discriminazione di cui all’articolo 12 del trattato, tali procedure dovrebbero essere a disposizione di tutti i creditori stabiliti nella Comunità europea”.
Per raggiungere gli obiettivi elencati - si afferma - “la proposta fornisce ai creditori strumenti che consentono loro di esercitare pienamente ed efficacemente i loro diritti quando vengono pagati in ritardo e mette le autorità pubbliche di fronte a misure che le dissuadono dal pagare in ritardo”.

Tra le cause dei ritardi la proposta individua:
1. il livello della concorrenza all’interno del mercato, il potere di mercato dei partecipanti e il corrispondente timore di nuocere alle relazioni commerciali con i clienti;
2. condizioni macroeconomiche mutevoli e la congiuntura sfavorevole che farà probabilmente aumentare il numero dei ritardi di pagamento, dato che le imprese rinviano il pagamento delle loro fatture;
3. la disponibilità di crediti, la politica monetaria, il flusso e la natura delle informazioni sui crediti, la posizione dell’impresa per quanto concerne la liquidità e la disponibilità di risorse finanziarie da parte delle banche. Per le amministrazioni pubbliche i ritardi di pagamento significano spostare ai bilanci successivi le voci di spesa;
4. assenza di mezzi di ricorso efficaci ed efficienti malgrado la direttiva 2000/35/CE. Molte imprese, in particolare Pmi, non applicano interessi anche se hanno il diritto di farlo, facendo così diminuire la motivazione dei debitori a pagare con puntualità. Per taluni creditori i costi dei ricorsi contro i ritardi di pagamento non sono giustificati dai vantaggi finanziari ed in molti casi le spese per il lavoro amministrativo supplementare non possono essere recuperate.

Mentre si attende la revisione delle regole finanziarie europee da parte del legislatore (che è un processo lungo), la Commissione ha adottato una comunicazione nella quale ordina ai suoi servizi di attuare immediatamente una serie di misure volte a  migliorare il proprio comportamento per quanto concerne i pagamenti.
 

 
La Regione potrebbe per una volta anticipare l’Ue senza timori
 
PALERMO - Per una volta la Sicilia potrebbe “anticipare” anziché essere in ritardo. Potrebbe anticipare le disposizioni della nuova direttiva contro i ritardi nei pagamenti senza il timore che le sue norme vengano bloccate perché contrastanti con le norme della concorrenza. E perché in tal modo darebbe risposte forti e coerenti alle attese di imprese e professionisti che combattono quotidianamente con i conti che non tornano in un’economia condizionata da banche “usuraie” e da una pubblica amministrazione che “concede” appalti  solo a chi “non pone problemi”.
Su questa ipotesi abbiamo chiesto all’assessore regionale al Bilancio, Michele Cimino, di valutare: 1. Non ritiene che la Regione possa anticipare la direttiva predisponendo dei contratti standard che prevedano tempi massimi per il pagamento di beni e servizi oltre i quali scattano interessi di mora e recupero spese? 2. Non ritiene che sarebbe un’operazione di trasparenza rilevare e diffondere un registro nel quale siano contenuti i nomi delle P.A. regionali e locali insieme ai relativi tempi di pagamento delle fatture?
Dall’ufficio stampa dell’assessore abbiamo appreso che la Regione sta predisponendo delle convenzioni con enti pubblici e associazioni di imprese (Inps, Inail, Casse edili ecc.) destinate ad accorciare i tempi lunghi delle Pa siciliane nei pagamenti delle fatture, ponendo la Regione come “garante” del credito. Sembra che su tali convenzioni i funzionari siano già al lavoro.
Quanto all’altra possibilità - diffondere un registro nel quale siano contenuti i nomi delle Pa regionali e locali insieme ai relativi tempi di pagamento delle fatture - l’ufficio stampa ci ha risposto che l’assessore, pur ritenendo utile un monitoraggio dei tempi di pagamento, non ha ancora concretamente avviato alcuna consultazione al riguardo.
Nel frattempo, sullo stesso argomento, l’assessore al Turismo, Nino Strano,  ha diffuso un comunicato stampa: “L’obiettivo dell’amministrazione deve essere quello di effettuare i pagamenti dovuti all’utente-cittadino entro un mese dalla presentazione della regolare documentazione. 
“Constato a malincuore - dice Strano - che i soggetti destinatari di istanze, patrocini, i fornitori di servizi diversi che vantano crediti dall’assessorato attendono il soddisfacimento per quasi un anno, fatto che trovo grave nei confronti di chi lavora e con la pubblica amministrazione. Spesso chi vanta crediti viene visto quasi come un cittadino da vessare, senza pensare che questi ha le proprie scadenze e i propri impegni da onorare, e siccome il personale della Regione ammonta a circa 17 mila dipendenti, ritengo che in questo considerevole numero si possa individuare personalità sotto utilizzate e in grado di affiancare gli uffici. È il cittadino, che paga le tasse - conclude Strano - a permettere che noi si percepisca ogni fine mese lo stipendio e si devono quindi a lui gli stessi tempi e rispetto”.
Queste notizie sul modo in cui gli assessori stanno affrontando il problema non possono che rassicurare cittadini e imprese che attendono che a queste buone intenzioni seguano altrettanto buoni fatti. Senza pretendere di imitare il Barack Obama, i siciliani vogliono dire: “yes, gli assessori can”!

Articolo pubblicato il 11 maggio 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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