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La sanità siciliana e il futuro digitale
di Rosario Battiato

La necessità di infrastrutture ad alta tecnologia per il futuro. Istat: con i nuovi servizi in ballo due miliardi di risparmio

Tags: Infrastrutture



PALERMO - L’aspetto sanitario costituisce materia sensibile nell’ambito della gestione infrastrutturale dell’Isola.
Un recente studio dell’Istat, a cura di Burgio e Solipaca, stabilisce quelle che sono le dotazioni infrastrutturali dei sistemi ospedalieri italiani, calcolando le distinzioni e le differenze regionali.

In effetti l’offerta ospedaliera pubblica resta medio bassa nell’intero Meridione, ma in Sicilia ci sono diverse zone – Enna e Agrigento in particolare – dove i livelli sono considerati come bassi o addirittura molto bassi. Ma il futuro della gestione sanitaria passa da quelle che vengono ormai definite come infrastrutture digitali.

Nel 2009 il Cerm ha pubblicato un rapporto sul ruolo delle infrastrutture digitali e sugli eventuali sviluppi del loro utilizzo. Secondo il Cerm almeno nove regioni dovrebbero puntare ad una riduzione a doppia cifra della spesa procapite.

La Sicilia rientra nel blocco dei cattivi, ed infatti dovrebbe ridurre alquanto le sue uscite, visto che la sovraspesa regionale supera il 24%, anche se adesso in virtù della riforma varata dal governo Lombardo la situazione dovrebbe presto trovare perfomance migliori. Tuttavia la proposta avanzata dal Cerm cerca di trovare soluzioni che siano anche compatibili con le nuove frontiere digitali. Del resto appare evidente come spesa e qualità del servizio siano inversamente proporzionali. Così in Sicilia la digitalizzazione dei servizi sanitari potrebbe innescare un meccanismo che porterebbe all’efficienza del servizio sanitario e ad un contemporaneo risparmio di qualcosa come 4mila milioni di euro in due anni. Nel dettaglio l’Isola nell’ipotesi di efficienza avrebbe risparmiato 2.056,79 milioni di euro nel 2007 e quasi la stessa cifra nel 2008.

Articolo pubblicato il 11 maggio 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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