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Binomio cultura-turismo per rilanciare l’Isola
di Dario Raffaele

In questi giorni è stata intensa l’opera di propaganda in giro per il mondo dell’assessorato regionale Beni culturali. Turchia, Londra ma anche all’interno del territorio siciliano si accendono le luci sui patrimoni artistici

Tags: Turismo, Economia, Gaetano Armao



PALERMO - “È necessario accelerare al massimo il trasferimento dei beni culturali dello Stato alle Regioni: l’attuale stato di inerzia sta producendo danni inaccettabili e irreparabili”. Lo ha affermato nei giorni scorsi a Roma l’assessore ai beni culturali della regione siciliana, Gaetano Armao, intervenendo - a nome del Comitato delle Regioni - dinanzi alle commissioni bilancio di Camera e Senato, riunite congiuntamente per discutere lo schema del decreto legislativo sul “federalismo demaniale”, che disciplinerà il trasferimento del patrimonio dello Stato a regioni, province e comuni.

“Il trasferimento dei beni alle regioni a statuto speciale ed in particolare alla Sicilia dovrà avvenire sulla base delle norme di attuazione dello Statuto. Occorre però far presto - ha ribadito Armao -: splendidi esempi del patrimonio statale, come la colombaia di Trapani, stanno infatti andando in rovina e addirittura rischiano il crollo, perché in questa lunga fase di transizione, nessuno si cura della loro tutela e salvaguardia".

Intanto in questi giorni è stata intensa l’opera di propaganda dei beni culturali siciliani in giro per il mondo.
Ieri si è conclusa la due giorni di Istanbul per i lavori della ‘Commissione Cultura, Scienza ed Educazione’ dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa. “Una importante opportunità - ha spiegato l’assessore Armao - per la nostra Regione, per illustrare in un qualificato consesso internazionale e in una nazione così strategicamente importante come la Turchia, l’impegno del governo siciliano nella diffusione della nostra millenaria cultura e nella sua intatta capacità di confronto ed integrazione con altre culture”.

Pochi giorni prima era stata inaugurata al British museum di Londra l’esposizione dei ritratti imperiali di Pantelleria, sculture della seconda metà del I secolo d.C. che raffigurano il dittatore Gaio Giulio Cesare, una nobildonna della dinastia Giulio-Claudia, probabilmente Agrippina maggiore madre di Caligola (secondo alcuni Antonia minore) e l’imperatore Tito Flavio Vespasiano, scoperte nell’estate del 2003. Dopo essere stati in mostra a Londra presso l’Istituto di Cultura Italiana, sino alla fine di aprile, sino al 5 settembre 2010 saranno esposti nella Roman Empire gallery, la più importante sala del British Museum.

Ma anche la Sicilia sembra rivivere una nuova primavera con l’apertura di diverse mostre.  L’ultima in ordine cronologico è avvenuta a Palermo nei locali del convento della Magione di via Teatro Garibaldi.  “L’ultima città. Rituali e spazi funerari nella Sicilia nord-occidentale di età arcaica e classica” – questo il nome della mostra - che resterà aperta fino al 20 giugno. Ad organizzare l’esposizione, ideata e coordinata dal Servizio per i Beni Archeologici della Soprintendenza ai Beni culturali ed ambientali, è stata la stessa Soprintendenza di Palermo. La mostra raccoglie le testimonianze più significative emerse attraverso recenti ricerche condotte in alcune necropoli del comprensorio nord-occidentale dell’isola, con particolare riferimento a contesti greci e fenicio-punici di età arcaica e classica (VII-V sec.a.C.).
 


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Nella mostra “L’ultima città”, sono esposti i più antichi corredi funerari, circa 250 reperti, rinvenuti nelle necropoli degli insediamenti fenici di Palermo e Solunto, nonché alcuni tra i reperti più significativi rinvenuti nel corso delle ricerche, ancora in atto, condotte nelle necropoli della greca Himera dove, tra l’altro, sono state riportate alla luce le fosse comuni destinate ai caduti delle grandi battaglie del 480 a.C. e del 409 a.C.
Aprono l’esposizione alcuni materiali provenienti da contesti indigeni - in particolare dalle necropoli di Manico di Quarara (Montelepre-Carini) e di Monte Castellazzo di Poggioreale - che attestano le intense relazioni di questi centri dell’entroterra con le colonie greche della costa. Secondo  Armao, “Con la mostra abbiamo inteso rispondere al disimpegno della Fiat proprio nell’area di Termini Imerese, con l’istituzione del parco archeologico di Himera. I reperti archeologici recuperati dovranno essere esposti, in via definitiva, nei caseggiati inseriti nel parco e per questo ho richiesto proprio alla Fiat di mantenere gli impegni e fare, come preannunciato, la propria parte per il rilancio del territorio termitano anche finanziando il restauro di questi caseggiati”.”La mira complessiva - ha aggiunto Armao - è quella di valorizzare il bacino fra Termini Imerese e Campofelice promuovendolo e rilanciandolo proprio attraverso il binomio inscindibile cultura – turismo”.

Articolo pubblicato il 12 maggio 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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