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Palermo - Gli “invincibili” parcheggiatori padroni incontrastati in città
di Luca Insalaco

Per bloccarli servono spiegamenti di forze, ma pochi denunciano queste “tentate estorsioni”. Impennata di aggressioni agli automobilisti. Norme lacunose e poche risorse

Tags: Palermo, Parcheggiatori



PALERMO - Per arrestare i lavavetri all’incrocio tra via Perpignano e viale Regione Siciliana, qualche settimana fa, si è visto un dispiegamento di forze degno della cattura di un superlatitante di Cosa nostra. Pantere, pattuglie in moto e perfino un elicottero. Gli immigrati, armati di acqua e tergilunotto, erano aggressivi con gli automobilisti e per di più, secondo il vice sindaco Scoma, contribuivano a far innalzare i livelli di Pm10 nell’aria. Debellata la piaga lavavetri, si aspettano ora le promesse azioni nei confronti dei parcheggiatori abusivi. Una presenza, la loro, radicata e capillare su tutto il territorio, e che le operazioni finora condotte dalle forze dell’ordine non hanno minimamente scalfito. Scoma, di recente, ha annunciato l’avvio dell’iter per inasprire le multe e un’azione sinergica con i tutori dell’ordine per contrastare il molesto fenomeno.

I guardiamacchine, tuttavia, continuano ad esercitare il loro controllo sulle strade e con metodi che vanno talvolta al di là della semplice richiesta dell’obolo. Solo qualche giorno fa, ad esempio, nei pressi dello Stadio, la Polizia di Stato ha arrestato in flagranza di reato un trentaquattrenne che pretendeva dagli automobilisti il prezzo di due euro per farli posteggiare, minacciando azioni ritorsive. Ad un ragazzo che si era rifiutato di rifiutato di sborsare i soldi, trattandosi di un’area libera, l’abusivo avrebbe risposto alludendo alle possibili conseguenze per tale comportamento (“Allora all’uscita se non trovi la macchina o ti manca qualcosa con chi te la prendi?”), aggiungendo che alcuni suoi amici si sarebbero occupati della faccenda. Da qui la denuncia della vittima e l’arresto del parcheggiatore, con l’accusa di tentata estorsione.

Naturalmente, non tutti i parcheggiatori arrivano ad usare parole di minacce in maniera diretta. Il timore, tuttavia, che alla mancata corresponsione del denaro possa seguire una sgradita sorpresa al ritorno, spinge i più a cedere, obtorto collo, al celato ricatto. Inoltre, se non sempre alle minacce fanno seguito le denunce delle vittime, gli interventi delle forze dell’ordine sono quasi sempre legate a tali segnalazioni. Del resto, gli uomini in divisa, a cominciare dagli agenti della Polizia Municipale, lamentano come l’azione di contrasto non possa essere del tutto incisiva a causa della esiguità delle risorse umane a disposizione,  oltreché per la scarsa deterrenza delle norme attualmente vigenti.

Articolo pubblicato il 13 maggio 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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