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Quotidiano di Sicilia

Il caso Lombardo e i tagli della spesa
di Carlo Alberto Tregua

Urgenti riforme, scongiurare l’impasse

Tags: Raffaele Lombardo, Vincenzo D'agata



Non è da Paese civile apprendere dai giornali che un cittadino potrebbe essere arrestato. Ci riferiamo al caso del presidente della Regione, Raffaele Lombardo, del quale il quotidiano La Repubblica ha anticipato con paginate la restrizione cautelare. La smentita del procuratore capo, Enzo D’Agata, della richiesta di arresto al Gip, non è estesa al fatto che l’indagine non sia in corso, che la stessa sia già conclusa e quale sarà il prossimo passo della Procura di Catania.
Tenere in sospensione una vicenda che riguarda non tanto il cittadino Raffaele Lombardo quanto tutti i siciliani che l’hanno eletto, e con esso Governo e maggioranza, è pericoloso, perché crea un’impasse politica più dannosa del far male. La Sicilia è nelle condizioni disperate di dovere a tutti i costi fare le riforme che ne aumentino competitività, concorrenza, efficienza, in modo da attivare il processo virtuoso composto da investimenti in infrastrutture e attività produttive.

Non si tratta di fare cose straordinarie, ma di redigere un Piano industriale per la Sicilia nel quale siano equilibrate le risorse per le diverse esigenze, tagliando fortemente la spesa corrente e spostandola su quella strutturale. Non è più accettabile, per esempio, come abbiamo pubblicato nella nostra inchiesta di giovedi 13 maggio, che l’Assemblea regionale costi 171 mln contro i 72 della Lombardia, che un suo commesso percepisca più di 80 mila euro l’anno contro la metà del suo collega lombardo. O che i Comuni spendano largamente  in inutili consulenze, come risulta dall’inchiesta di oggi.
Questo è il significato dei costi standard: lo stesso servizio deve costare la medesima cifra sia a Milano come a Palermo. Bisogna che si rassegnino legislatori e pubblici amministratori siciliani a questa realtà, che non consente ulteriori ritardi nel rientrare dentro l’alveo di una corretta amministrazione del denaro pubblico.
Proprio queste riforme deve fare la maggioranza che regge il governo siciliano, gettando dietro le spalle con senso di responsabilità i diversi contrasti, gli interessi personali e quelli di parte, per lavorare tutti insieme nell’unico, superiore interesse dei siciliani. In questa direzione devono sostenere l’azione i quattro quotidiani siciliani. Noi lo facciamo.
 
Lo scenario che si dovesse presentare in caso che la supposta richiesta d’arresto del Presidente della Regione venga accolta è devastante. Non perché qualsiasi cittadino, qualunque incarico pubblico rivesta, non debba essere giudicato dal suo tribunale naturale, ma ora, a fine legislatura, quando cioè si possono fare riforme impopolari, un cambio della guida della Regione sarebbe traumatico perché comporterebbe bruciare molto del tempo che ci resta.
Con ciò non vogliamo dire che i magistrati non debbano fare il loro lavoro. Tutt’altro. Ma è interesse di tutti che lo facciano non solo in modo approfondito, senza interventi di nessuno, ma che lo facciano presto. L’opinione pubblica deve sapere come intendano agire in modo che si possa affrontare il prossimo futuro in modo tempestivo.

La Regione è chiamata ad una forte azione politica e giudiziaria, per ripristinare il patto fra il popolo siciliano e quello italiano, condensato nello Statuto di cui il 15 maggio si è celebrato il 64° anno. Lo Statuto è stato stracciato e calpestato non solo da governi e maggioranze nazionali, ma anche da tutta la classe politica siciliana che: o non l’ha difeso con tutti i mezzi, oppure addirittura, l’ha usato per fare i propri interessi privati.
Per far valere le ragioni del nostro Statuto è indispensabile una forte maggioranza, indipendentemente dal fatto che essa sia collegata a partiti nazionali, perché si deve capire, ora e subito, che la situazione è molto grave e peggiorerà non appena il ministero per la Semplificazione pubblicherà l’elenco dei costi standard e degli standard di efficienza.
Se da un canto, quindi, bisognerà ridurre le spese, dall’altro dobbiamo necessariamente ottenere quanto ci spetta nella puntuale osservanza degli articoli 36, 37 e 38 dello Statuto. Per ottenerne l’adempimento è necessario che si ripristini l’attività dell’Alta Corte (art. 24) e che tutti i beni demaniali vengano trasferiti alla Regione (art. 32), perché la Sicilia possa portare davanti all’alto Consesso le leggi dello Stato che confliggono con quelle della Regione. Cioè deve ripristinarsi il fondamentale principio della reciprocità.

Articolo pubblicato il 18 maggio 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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