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Piano regionale qualità dell’aria. Finora solo effetto-annuncio
di Rosario Battiato

In ritardo da 5 anni, a marzo lo strumento era stato dato in dirittura d’arrivo. Un’altra vana attesa. L’Ue incalza l’Italia per lo sforamento dei livelli di PM10, Sicilia tra i cattivi

Tags: Inquinamento, Ambiente, Unione Europea, Pm10, Enzo Parisi, Legambiente



PALERMO - La Sicilia sempre più terra degli annunci senza seguito. L’Ue ha lanciato nei giorni scorsi l’ultimo avvertimento all’Italia sull’eterna questione delle polveri sottili che invadono le città provocando danni spesso irreparabili alla salute umana. L’Isola rientra tra le regioni italiani sotto osservazione in quanto presso alcune zone industriali dei comuni di Palermo, Catania, Messina e Siracusa, tra il 2005 e il 2006, erano state riscontrate concentrazioni di sostanze nocive notevolmente superiori a quelle indicati dalla normativa.

Alla Regione si parla da diverso tempo di un decreto che possa rimettere ordine nel sistema regionale del monitoraggio dell’aria, così facendo per bene i compiti per casa si potrebbe evitare la pesante scure dell’Unione.
Nello scorso marzo il Qds aveva anticipato la bozza di un decreto che attendeva solo la firma dell’assessore regionale Di Mauro. Da allora nessuna novità e il piano dell’aria giace ancora nel cassetto. Eppure le norme in cantiere prevedevano alcune novità rilevanti che aggiornerebbero il sistema siciliano di controllo della qualità dell’aria.
 
Arpa Sicilia si occuperà di curare progettazione, attivazione e gestione di un sistema informativo regionale complesso dei dati relativi alla matrice aria, con parametri meteo, emissioni ed immissioni, con le relative informazioni di supporto. Inoltre è previsto che entro sei mesi dall’entrata in vigore del decreto gli impianti industriali, che sono obbligati per legge al monitoraggio continuo delle loro emissioni, dovranno adeguarsi alle Linee guida per la comunicazione dei dati dei sistemi di monitoraggio delle Emissioni (SME). L’effettiva assenza della firma che darebbe avvio alle novità contenute nella bozza sembra essere attualmente correlata anche alla difficoltà di gestire adeguatamente la rete di monitoraggio delle centraline. Il passaggio della responsabilità all’Arpa sembrerebbe in effetti andare contro la cronica carenza di personale che le sedi provinciali dell’Agenzia hanno in Sicilia. Eppure un piano organico sarebbe essenziale nell’ottica della gestione della vivibilità dei cittadini siciliani, anche e soprattutto in prossimità delle aree industriali.

“Il piano della qualità dell’aria - ha spiegato Enzo Parisi di Legambiente Sicilia - non solo pone dei vincoli alla qualità dell’aria e delle emissioni, ma può richiedere anche un miglioramento delle prestazioni ambientali”. In questo momento la situazione sembra però perfettamente in stallo, anche perché dopo una lunga corsa per cercare di riprendere il treno europeo del piano dell’aria adesso tutto sembra nuovamente fermo.

La corsa sembra sempre più un inseguimento visto che tale operazione avrebbe dovuto conoscere il suo inizio nel lontano 2002 in quanto la prima scadenza dall’Unione era stata fissata per il 2005, invece l’isola ha cominciato il suo iter solo nel 2007. E tuttora l’Ue non sembra riconoscere il lavoro svolto dalla Regione, visto che il giudizio sulle aree siciliane non sembra soddisfare i rigidi ma sacrosanti criteri di Bruxelles.

Articolo pubblicato il 18 maggio 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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