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Quotidiano di Sicilia

Consulenti: 21 milioni e risultati dubbi
di Michele Giuliano

Sprecopoli. Quando gli “amici” contano più dei cittadini.
Conti in tasca. I dati riassumono la situazione in 399 amministrazioni siciliane, dove ci si lamenta spesso per risorse esigue ma non si bada a spese in fatto di incarichi a esperti.
Trasparenza negata. Le istituzioni sono obbligate a trasmettere le informazioni all’Anagrafe delle prestazioni, ma ben 260 mancano all’appello, in “perfetta violazione” della normativa.

Tags: Enti Locali, Dipendenti, Consulenze, Trasparenza



PALERMO - Un fiume di soldi volatilizzati tra consulenze e incarichi, più di 21 milioni di euro prelevati dalle casse delle pubbliche amministrazioni siciliane nel 2008. è questa la cifra dei compensi riconosciuti agli esperti di Province regionali e Comuni siciliani: quasi duemila incarichi per consulenti in materia urbanistica, in politiche sociali, in temi contabili-finanziari e chi più ne ha più ne metta.
Ma il dato, nonostante sia già di per sè abnorme, resta parziale: mancano infatti all’appello all’incirca 260 pubbliche amministrazioni sulle 399 prese in considerazione, perché non hanno comunicato i propri dati all’Anagrafe del ministero della Pubblica amministrazione, secondo quanto prevede l’articolo 3 del decreto legislativo 15 del 2001. Spreco da una parte, quindi, violazione di legge dall’altra.
 
Più di 21 milioni di euro “tracimati” dalle “asfittiche” casse delle pubbliche amministrazioni siciliane nel 2008. Un fiume di soldi volatilizzati tra consulenze e incarichi. Ciò significa che in media ogni ente ha sborsato oltre 50 mila euro: ma certamente si tratta di un dato “drogato”. Perché in realtà c’è il fondato sospetto che nell’Isola non tutti i Comuni abbiano adempiuto al loro dovere rispettando la legge, cioè vale a dire l’articolo 3 del decreto legislativo 15 del 2001. Una norma che impone ai Comuni, per ragioni di trasparenza, di comunicare all’Anagrafe del ministero della Pubblica amministrazione tutti gli incarichi e le consulenze. Risulta abbastanza sospetto che molti Comuni non figurino affatto nell’elenco, cosa improbabile dal momento che la normativa impone anche di comunicare il nucleo di valutazione, di cui ogni Comune deve dotarsi.

Appare dunque abbastanza evidente che è assurdo che manchino all’appello all’incirca 260 pubbliche amministrazioni sulle 399 prese in considerazione (oltre ai Comuni abbiamo aggiunto infatti anche le 9 Province regionali). Quindi, per una più esatta media statistica, siamo di fronte a consulenze accertate solo su un terzo della popolazione siciliana. Tradotto vuol dire che probabilmente, se le cose fossero state fatte correttamente, a quest’ora saremmo di fronte a cifre ancor più incredibili. Sta di fatto comunque che di per sé i 21 milioni di euro di spesa accertata sono un bel gruzzoletto. E ciò che lascia più di stucco è il fatto che sono più che altro i Comuni più piccoli ad avere fatto gli esborsi più sostanziosi. Quasi la metà del globale della spesa (8 milioni 950 mila euro) l’hanno sostenuta i Comuni compresi nella fascia tra quelli superiori ai 10 mila abitanti (esclusi i capoluoghi) e c’è davvero poca traccia di progetti per investimenti sul territorio, cioè consulenze o incarichi per opere pubbliche che abbiano un riflesso sulla collettività.

Non mancano certamente gli esempi: la spesa delle spese (per questi Comuni minori) spetta a Giarre che ha sborsato per Serena Giuseppe Cantale Aeo (sugli elenchi risulta così ma ci viene il dubbio che possa essere ‘Aleo’) qualcosa come 267 mila euro per una consulenza legale. Per trovare parcelle a 6 cifre bisogna spostarsi in provincia di Ragusa, per l’esattezza a Vittoria, dove Alfio Cavallaro ha incassato 233 mila euro per un intervento di restauro. Ma a superare tutti ci pensa Ragusa capoluogo con i suoi 2 incarichi da 380 mila euro a testa per progetti alla viabilità del porto.

Da segnalare invece un’altra curiosità in provincia di Trapani. Qui, pur essendoci un ridimensionamento degli importi a 5 cifre, risalta fra tutti il caso del Comune di Mazara del Vallo che pare non abbia affatto badato a spese per promuovere la propria attività amministrativa. In cinque distinte tranche sono stati complessivamente pagati 370 mila euro divisi tra Bruno Salvatore Ettore e Rossana Dilluvio per “attività di comunicazione-addetto stampa”. E la cosa paradossale è che scendendo in Comuni di ancor più piccola dimensione, quelli cioè al di sotto dei 10 mila abitanti, il tenore resta sostanzialmente lo stesso. Alla tavola imbandita dai Comuni ci sono un po’ tutti: esperti in materia urbanistica, in politiche sociali e in temi contabili-finanziari e chi più ne ha più ne metta. Il record per spesa pro capite in Sicilia in consulenze e incarichi va al piccolissimo Comune di Ferla, in provincia di Siracusa: appena 2 mila e 700 anime e 435 mila euro spesi, cioè significa 157 euro per ogni cittadino.

Molto più “contenute” Province e Comuni capoluogo (in proporzione) che insieme hanno scucito poso più di 5 milioni. Per quanto concerne le amministrazioni provinciali le spese più sostenute sono state quasi elusivamente effettuate a Catania e Agrigento. I Comuni capoluogo, da par loro, hanno speso 3 milioni e 870 mila euro complessivi. Incredibile quindi che la spesa in consulenze sia stata fatta in gran parte proprio dai piccoli enti, quelli cioè da cui ci si aspetta il massimo contenimento per manovre di bilancio che, almeno sulla carta, dovrebbero essere ristrettissime.

Articolo pubblicato il 18 maggio 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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    (18 maggio 2010)
  • Soldi spesi in progetti? Eppure gli appalti calano -
    Meno gare, non si realizzano le opere pubbliche indispensabili. Gli incarichi ai professionisti non avvantaggiano il territorio
    (18 maggio 2010)


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