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Spesa Sanità, dallo Stato fino a 4,1 miliardi di euro
di Maria Francesca Fisichella

In base al nuovo Patto per la Salute 2010-2012: tre finanziamenti annuali per il fabbisogno del Servizio sanitario nazionale. A differenza di Regioni con conti in rosso, alla Sicilia la possibilità anche di accedere ai fondi Fas

Tags: Sanità, Massimo Russo, Fondi Fas



PALERMO - Tira un sospiro di sollievo l’assessore regionale alla Sanità, Massimo Russo, che vede la Sicilia tirata fuori dalla lista delle regioni alle quali il Governo blocca l’utilizzo dei fondi Fas (per le aree sottosviluppate) perché non hanno risolto i problemi relativi al deficit in sanità, e per le quali potrebbe, essere previsto un reintegro con l’aumento delle tasse. La Sicilia, all’ultimo tavolo di monitoraggio sulle spese sanitarie del 17 aprile scorso, ha ricevuto un buon giudizio.

E dunque, in un comunicato stampa riportato sul sito della Conferenza delle regioni e delle province autonome si affretta a dichiarare che ciò rappresenta “un ulteriore esplicito riconoscimento del percorso virtuoso avviato dalla Regione siciliana in questi due anni. Abbiamo i conti a posto, (…) e di conseguenza non solo non dovremo aumentare le tasse ai siciliani, che anzi contiamo di ridurre a partire dal 2011, ma ci viene data un’ulteriore opportunità di poterci avvalere, nel caso di qualche criticità nei conti del bilancio nella Regione, anche dell’importante strumento finanziario rappresentato dai fondi Fas, la cui naturale destinazione è quella di servire lo sviluppo della Sicilia”.

E mentre accade tutto ciò con la seduta del 29 aprile scorso è stato acquisito l’assenso del Governo, delle Regioni e delle Province autonome di Trento e Bolzano sulla proposta del Ministero della Salute di deliberazione del Cipe riguardante il riparto tra le Regioni delle disponibilità finanziarie per il Servizio sanitario nazionale per l’anno 2010.
A tali risorse di finanziamento sono previste misure di concorso anche per la Regione Sicilia (visto l’art. 1 comma 143 della legge del 23 dicembre 1996 n. 662). È dunque espressa l’intesa. Ma cosa prevede? Il Nuovo Patto per la Salute 2010-2012, siglato il 3 dicembre scorso prevedeva l’impegno dello Stato di assicurare risorse per un ammontare di 104.614 milioni di euro per l’anno 2010, di 106.934 milioni di euro per l’anno 2011 e per l’anno 2012 un incremento del 2,8 per cento.

Ebbene secondo quanto riportato nel documento la proposta provvede a ripartire il fabbisogno per una somma di 105.148 milioni di euro, di cui 1.689,99 mln di euro a destinazione vincolata (prevenzione Aids, assistenza a extracomunitari, emergenza veterinaria etc...), 562,510 mln di euro per il finanziamento di attività non rendicontate dalle Aziende sanitarie, 102.895,498 mln di euro per il finanziamento indistinto dei livelli essenziali di assistenza ripartiti prendendo a riferimento il criterio storicamente adottato, ovvero dei dati Istat per classi di età al primo gennaio di ogni anno di riferimento, i criteri e i pesi per età desumibili dai dati presenti nella banca dati del Nsis riferibili ad ogni Regione ed infine i dati della popolazione stimati per classi di età dall’Istat al primo gennaio 2009. A tal proposito si sottolinea che la distribuzione della popolazione, rispetto a quella risultante al primo gennaio 2008, ha subito modificazioni in termini di popolazione da assistere (Molise e Basilicata), mentre in altre regioni come Sicilia, Sardegna, Calabria, Puglia, Campania, Liguria e Piemonte, nonostante l’incremento della popolazione, in termini relativi, è risultato più basso rispetto al livello nazionale. Tre tabelle A, B e C contribuiscono a chiarire il quadro esposto, anche per la Sicilia.

La Tabella A contiene la ripartizione dell’importo di 101.192,398 mln di euro per il finanziamento indistinto dei Lea e l’indicazione della somma di 669,00 milioni di euro da intendersi come integrazione del livello di finanziamento ordinario per il 2010, di cui 69 mln a titolo di copertura per i maggiori oneri derivanti dal rinnovo delle convenzioni per il biennio economico 2006-2007, in proporzione alla popolazione residente all’1.1.2009 in ciascuna regione; 400 mln di euro in proporzione alla nuova quota di accesso sul fabbisogno 2010; e 200 mln di euro in proporzione ai lavoratori extracomunitari e comunicati al ministero degli Interni. Ulteriori 34,1 mln di euro sono da ripartire tra le Regioni in presenza di specifiche esigenze. La restante parte da accantonare per attività a destinazione vincolata. Dunque, dalla Tabella A appare chiaro il metodo di calcolo e le risultanze della costruzione del fabbisogno 2010.

Articolo pubblicato il 20 maggio 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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