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Ora in Lombardia spunta lÂ’Autonomia
di Carlo Alberto Tregua

Viva le Regioni dalla spesa virtuosa

Tags: Autonomia, Lega, Luca Zaia, Padania



Sfogliamo ogni giorno il quotidiano “la Padania”, che non si trova nelle edicole siciliane. In gerenza, leggiamo che si tratta dell’organo ufficiale della Lega Nord per l’indipendenza della Padania. Che questa denomianzione sia scritta su un quotidiano passi, ma che essa venga usata come denominazione dei gruppi parlamentari di Camera e Senato è un atto incostituzionale. Non è plausibile che la seconda e la terza carica dello Stato accettino di mantenere all’interno dei massimi organi legislativi un partito che si proponga di raggiungere l’indipendenza di un territorio seppur politicamente non riconosciuto , qual è la Padania.
La questione è passata inosservata nell’opinione pubblica, anche perchè giornali e televisioni non ne parlano, nè saccenti anchormen ne fanno cenno nei loro spazi televisivi.
Partendo dall’inaudita denominazione, sul quotidiano citato cominciamo a leggere da qualche tempo riferimenti all’Autonomia e non più all’indipendenza, fermo restando che la Lega non ha chiesto la cancellazione di quel termine disgregante e anti-Stato dai gruppi parlamentari nè lo ha tolto dal proprio organo ufficiale.

Il quotidiano citato ovviamente segue l’attività del proprio partito, che è notevole, radicata nel territorio, densa di contenuti ed a contatto con i cittadini delle diverse regioni, principalmente Piemonte, Lombardia e Veneto. Vi è addirittura una pagina nella quale sono indicati ogni giorno decine e decine di presenze di dirigenti e quadri leghisti in altrettanti appuntamenti e spazi in televisioni nazionali e locali, radio, cinema, piazze e perfino bar, per discutere e dibattere tutti gli argomenti di interesse di quel partito autonomista e dei cittadini di cui acquisisce sempre maggiori consensi.
Il Consiglio regionale lombardo, formato da soli 80 membri e presieduto dal leghista Davide Boni, ha cominciato l’attività a spron battuto per appoggiare legislativamente l’azione del presidente Roberto Formigoni, giunto al suo quarto mandato. Nonostante gli ottimi risultati, Formigoni ha indicato la via di un’ulteriore innovazione e sviluppo che troverà al centro dell’attività Expo 2015, per la quale sono previsti 70 mila nuovi posti di lavoro, con investimenti di oltre 15 miliardi.
 
La Lega, non contenta di affrontare i fatti di casa propria, dilaga e, attraverso il neo presidente del Veneto Luca Zaia, ammonisce “il Sud sia più responsabile”. Un’ammonizione che condividiamo in pieno, con la piccola differenza che i leghisti ne parlano da qualche anno e noi ne scriviamo da oltre trent’anni. è perfettamente vero, infatti, che il ceto politico e la Pubblica mministrazione meridionali sono stati i responsabili nell’avere dilatato oltre ogni misura la spesa pubblica e segnatamente quella relativa a dipendenti, consulenti, indennità, gettoni e via enumerando, con l’unico scopo di alimentare un becero clientelismo fondato sullo scambio fra voto e favore.
Ricordiamo che lo strangolamento finanziario che parte dall’euro nel 2002, che passa attraverso il vecchio patto di stabilità fondato sugli indici di Maastricht e che approda al recente nuovo patto di stabilità succeduto alla crisi greca, obbligherà tutte le amministrazioni del Sud (Regioni, Province e Comuni) a rimettere in carreggiata i loro conti.

La Sicilia sta tentando disperatamente di affrontare il problema di rimettere sui binari il treno della spesa, che è deragliato più volte. Certo, con decine di migliaia di precari e con l’abitudine di attingere alla greppia pubblica da parte di numerose corporazioni, l’operazione è difficile ed il governo Lombardo sta subendo pressioni di ogni genere per mantenere lo status quo. Ma anche se volesse continuare non potrebbe farlo, perchè il bilancio della Regione, coi sistemi adottati dagli ultimi governi regionali, andrebbe inevitabilmente incontro al dissesto. Ed è proprio l’obiettivo che si pongono scellerati siciliani centralisti che da Roma vogliono fare commissariare l’Isola, in modo da continuare ad imporre gli interessi di gruppi economici per impianti di termovalorizzatori tecnicamente obsoleti che non vuole più nessuno, o per rigassificatori da cui c’è solo danno.
Quella che segue può sembrare una nostra giravolta, ma non lo è. Perciò scriviamo: viva l’Autonomia della Lombardia, viva l’Autonomia della Sicilia, viva l’Autonomia di tutte le Regioni che sanno amministrarsi in modo virtuoso.

Articolo pubblicato il 25 maggio 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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