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Palermo - Caccamo, Castello sottoutilizzato. Un gioiello che resta nellÂ’ombra
di Andrea Uzzo

Il sindaco Capitano: “Si potrebbero celebrare matrimoni, meeting, buffet e serate danzanti”. Convenzione Comune-Soprintendenza scaduta, si sprecano occasioni economiche

Tags: Caccamo, Turismo, Desiderio Capitano



CACCAMO (PA) –  Tra il Comune di Caccamo e la Soprintendenza per i Beni Culturali ed Ambientali di Palermo è scontro di posizioni per il rinnovo della convenzione per la gestione del Castello. A riferire della situazione è il sindaco di Caccamo, Desiderio Capitano: “Con la Soprintendenza stiamo lavorando al rinnovo della convenzione, ma ci sono degli intoppi”. Inoltre, riferisce ancora il primo cittadino, “attendiamo da parte della Soprintendenza il collaudo definitivo del sistema di sicurezza del Castello”. Per quanto riguarda la convenzione, al momento vige una sorta di proroga della vecchia convenzione in base alla quale la gestione del Castello, di proprietà della Regione Siciliana, spetta al Comune. Impasse contro cui Capitano punta il dito: “La “prorogatio” limita molto le possibilità di utilizzo del Castello da parte del Comune, in quanto qualsiasi evento che vogliamo organizzare è soggetto a un nulla osta della Soprintendenza”.

A monte delle ragioni del mancato rinnovo ci sarebbe in effetti proprio una diversità di visioni tra il Comune e la Soprintendenza, sulle possibilità di utilizzo del Castello, come fa sapere lo stesso primo cittadino di Caccamo. “Si scontrano due ottiche diverse. Mentre la Soprintendenza mantiene un atteggiamento conservativo sull’utilizzo del bene, noi – dice Capitano – vorremmo sfruttare il Castello in maniera più ampia e non soltanto, come avviene adesso, per convegni, giornate di studio e visite guidate”.
In sostanza Capitano pensa a un “utilizzo più commerciale: si potrebbero celebrare matrimoni, organizzare meeting di lavoro, buffet e serate danzanti. Abbiamo diverse richieste in questo senso ma, stando, così le cose, tenere questo tipo di eventi è impossibile”.

A limitare le possibilità d’uso del Castello pure il mancato collaudo definitivo del sistema di sicurezza, da parte della Soprintendenza. Il sindaco Capitano alza la voce: “Anche questo aspetto impedisce un eventuale ampliamento delle possibilità di utilizzo. Si perdono molte occasioni economiche, vorremmo ampliare le possibilità d’uso del Castello, per fare conoscere Caccamo e favorire lo sviluppo economico della nostra città” conclude il primo cittadino. Dalla uffici della Soprintendenza per i Beni Culturali ed Ambientali di Palermo al momento non è stata fornita alcuna replica.
 

 
Sviluppo. Paese-albergo il turismo passa tutto da qui
 
CACCAMO (PA) – Collocato alle porte del paese ed eretto su un alto basamento roccioso che domina il paesaggio, il Castello di Caccamo è il simbolo della città e meta turistica sia per i visitatori provenienti da Palermo e dai paesi limitrofi che per i turisti. Iniziato a costruire durante i primi anni del regno Normanno, con la sua struttura difensiva strutturata su quattro torri esterne, il Castello è stato per secoli fortezza ma anche maniero signorile e luogo di amministrazione della giustizia. Al suo interno esso presenta molteplici logge, grandi atri, alloggiamenti per i soldati, scuderie, ballatoi e diversi trabocchetti. Nel 1963 gli ultimi proprietari, i principi De Spuches, lo vendettero alla Regione Siciliana. Per il sindaco Desiderio Capitano, è dal Castello che passano tutte le possibilità di sviluppo turistico di Caccamo: “Il progetto di trasformare Caccamo in un “paese albergo” non va avanti come avremmo voluto a causa del limitato utilizzo che possiamo fare del Castello”.

Articolo pubblicato il 25 maggio 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Il Castello di Caccamo
Il Castello di Caccamo