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Quando gli impianti piacevano alla criminalità
di Rosario Battiato

Dallo scorso anno le inchieste che hanno scoperto l’interesse dei boss. Quattro Procure indagano, il ministro Alfano chiede elementi

Tags: Energia, Eolico, Angelino Alfano, Mafia



PALERMO – A febbraio dello scorso anno la prima tappa siciliana: l’interesse del boss Matteo Tamburello per una fattoria eolica nel trapanese emerse in una intercettazione telefonica. Poi maglie fosche si sono sempre più strette attorno l’eolico.
Nel novembre scorso venne a galla la famosa operazione “Via col Vento” che vedeva coinvolti imprenditori campani e siciliani accusati di associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata per aver indebitamente percepito contributi pubblici. Due dei quattro provvedimenti di custodia cautelare sono stati emessi in Sicilia. Gli accusati presentavano false certificazioni per avere accesso a contributi erogati in favore dei produttori di energia eolica.

Lo sconvolgimento di quei fatti compose la perdita d’innocenza dell’energia rinnovabile, che nonostante le buone intenzioni non poteva considerarsi immune da speculazioni e malaffare.
L’apertura del vaso di Pandora ha scatenato perplessità e dubbi fino ad arrivare ai fatti più recenti, cioè a fascicoli di inchiesta aperti in diverse Procure italiane e che coinvolgono alcune delle regioni meridionali a più alta intensità malavitosa: Sicilia, Campania e Calabria. Ormai la questione preoccupa anche i vertici nazionali delle Istituzioni.
Il 13 maggio scorso, il ministro della Giustizia Angelino Alfano ha chiesto alle procure di Roma, Cagliari (dove, a vario titolo, sono indagati il presidente della Regione Sardegna, Cappellacci, e il coordinatore del Pdl, Verdini), Bari e Palermo elementi in merito alle infiltrazioni della criminalità organizzata negli appalti per l’eolico.

“Palermo ha confermato il forte interesse dei gruppi mafiosi per gli investimenti nel settore dell’energia eolica”. Queste le parole del ministro per i rapporti col parlamento Elio Vito. Nei giorni scorsi il procuratore della direzionale nazionale antimafia Pietro Grasso ha deciso di avviare un coordinamento nazionale tra le varie Procure.

Articolo pubblicato il 27 maggio 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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