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Un grande Berlusconi taglierebbe veramente
di Carlo Alberto Tregua

Finanziaria di rinvii, tagli di facciata

Tags: Finanziaria, Berlusconi



Sapete come prende il Viagra un genovese? Mette la pillola azzurra tra le dita, la lecca e guarda l’effetto, per non consumarla tutta. Se non c’è, riprova. Per altri versi Berlusconi fa allo stesso modo. Fa lanciare dai suoi collaboratori (così chiama i ministri) delle proposte, fa i sondaggi, se non trovano esito positivo non le porta avanti o le azzera. Così agendo, il Cavaliere conferma di essere un uomo di televisione, la quale produce programmi solo se hanno audience. Quando l’audience non c’è, li brucia.
Questo non è un comportamento da statista, nè un modo di governare nell’interesse di tutti. è chiaro che il cappone non ami il Natale, nè si può mettere la volpe a guardia del pollaio. Fuor di metafora, se il Governo chiedesse alle corporazioni di rinunziare ai loro privilegi è chiaro che solleverebbe un coro di proteste. Per questo governa, tagliando ove c’è da tagliare.

La Finanziaria nazionale 2011- 2012 chiede sacrifici di facciata perchè riduce la spesa pubblica di appena 12 miliardi, ammesso che essa arrivi alla fine del percorso parlamentare senza retromarce annunciate.
Secondo la Relazione unificata Economia e Finanza pubblica 2010, quest’anno le spese preventivate sono 734 miliardi, cui vanno aggiunti interessi sul debito pubblico per 71 miliardi per un totale spese finali di 805 miliardi. Le entrate previste sono 728 miliardi, con una pressione fiscale del 42,8% per cui vi è un saldo negativo di 78 miliardi, pari al 5 per cento del Pil nominale di 1.554 miliardi, che deve essere finanziato. Come? Mediante l’emissione di ulteriori titoli di Stato che aggraveranno il fardello di 1.797 miliardi (Bankitalia marzo 2010).
Scusate l’elencazione delle cifre, ma esse rappresentano la spiegazione in estrema sintesi della pochezza della manovra. Il dato generale che si rileva riguarda il rinvio di spese, non la loro abolizione, mentre da tutte le parti politiche ed economiche si invocano tagli strutturali, cioè definitivi.
Se la manovra andrà in porto avrà ridotto le spese di appena l’1,6%, mentre bisognerebbe tagliare almeno il 10% per compensare gli interessi e non avere ulteriore disavanzo annuale, che si somma alla montagna di debito pubblico.
 
In Italia circolano seicentoventinovemila auto blu, ma il dato è soggetto a verifica. Secondo “Contribuenti.it” in Francia sono 61 mila, in Gran Bretagna 55 mila, in Germania  54 mila, a tutti i livelli (Stato, Regioni, Province, Comuni, Municipalità, Asl, Comunità montane, Enti pubblici, Enti pubblici non economici, Società miste pubblico-privato e Società per azioni a totale partecipazione pubblica). Tenendo conto che per ogni auto vi sono due o tre autisti, il numero di dipendenti addetti alla veicolazione di potenti e potentini supera il milione. Un vero oltraggio alla povertà e a tanti italiani che vivono con mille euro al mese.
Le Province costano 16 miliardi. Di questo importo solo 5 o 6 servono per le attività proprie delle stesse. Dieci miliardi costituiscono uno spreco perchè alimentano un’istituzione inutile, che il programma del governo Berlusconi aveva deciso di tagliare con una legge costituzionale. Impegno disatteso puntualmente.
La Sanità costa 110 miliardi e anche in questo settore, senza inserire ticket, è possibile una riduzione di 5/6 miliardi, agendo sulle spese strutturali conseguenti a una migliore organizzazione che ottenga più efficacia dalla spesa.

La spesa per beni di consumo di tutte le pubbliche amministrazioni viaggia sui 40 miliardi. Essa potrebbe essere tranquillamente dimezzata, qualora gli acquisti fossero centralizzati in ogni capoluogo di Regione, togliendo la manna alle centrali romane. I trasferimenti alle aziende pubbliche di trasporto, ferrovie comprese, sono oltre 22 miliardi. Di essi le Ferrovie dello Stato Spa percepiscono 6 o 7 miliardi l’anno. La società fondata da Montezemolo e soci (Ntv) non prenderà un euro di contributi, investe 1 miliardo e assume 1.300 persone.
Così dovrebbe fare la Pubblica amministrazione e non continuare a dilatare la spesa per favorire un ceto politico dissennato che basa il consenso sullo scambio fra voto e favore. Vi sono altri contributi a imprese a fondo perduto, che le uccidono. Bisognerebbe trasformarle in credito d’imposta. Successivamente faremo altri esempi.

Articolo pubblicato il 29 maggio 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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