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Abbigliamento: contraffazione dei marchi molto diffusa in Sicilia
di Michele Giuliano

L’Ue renderà obbligatorio indicare il paese di provenienza in tutti i prodotti tessili europei. Solo nel 2010 la GdF ha sequestrato 500 mila capi contraffatti dai cinesi

Tags: Contraffazione, Guardia Di Finanza, Unione Europea



PALERMO - Potrebbe essere un’importante svolta per la Sicilia e per la “banda della contraffazione” dell’abbigliamento. L’Unione Europea ha deciso di apportare dei ritocchi alla legge che riguarda il sistema di etichettatura per tutti i capi d’abbigliamento e altri prodotti tessili commercializzati in Europa.

Il parlamento è, infatti, favorevole all’etichetta “made in” obbligatoria per tutti i capi d’abbigliamento e altri prodotti tessili commercializzati in Europa. L’etichettatura con l’indicazione del paese d'origine deve essere obbligatoria per i evitare che consumatori siano tratti inganno da diciture che suggeriscono che la manifattura di un abito è stata eseguita in uno Stato Ue, piuttosto che in un paese terzo. Il nuovo regolamento si applicherà non solo ai capi di abbigliamento, ma a tutti i prodotti tessili: tende, divani, tovaglie, e perfino giocattoli se composti da tessuto almeno per l’80 per cento.

Attualmente, le etichette “made in” sono volontarie. Dunque sino ad oggi in Sicilia il fenomeno diffuso della contraffazione nel campo dell’abbigliamento ha trovato una certa facilità di penetrazione. Anche perché l’insediamento di nuove imprese in Sicilia, con titolari cinesi in particolare, ed extracomunitari in genere, ha dato letteralmente una impennata a reati di questo tipo.
Le operazioni della Guardia di Finanza, in questo primo scorcio di anno nell’Isola, testimoniano la crescita della contraffazione: a gennaio sono stati scoperti ben 500 mila capi contraffatti proprio da marchi cinesi, altrettanti a marzo, in entrambi a casi a Palermo città, solo per citare i blitz più sostanziosi.

“Il fenomeno della contraffazione dei marchi - dichiara il comandante provinciale della Guardia di Finanza di Palermo, Carlo Ricozzi - è sicuramente in crescita, ce lo confermano questa operazione e gli  altri dati in nostro possesso.
L’attività di prevenzione, ricerca e repressione delle violazioni in materia di marchi, brevetti e diritto d’autore, che i finanzieri di questo Comando provinciale svolgono quotidianamente, ha lo scopo di eliminare le distorsioni del sistema economico, nella duplice finalità di tutela del cittadino, che vede garantito il suo diritto nell’acquisto di merce originale, e dei commercianti onesti, che vengono danneggiati da una concorrenza sleale e dall’immissione sul mercato di beni qualitativamente non equivalenti”.
“Non vanno sottovalutati, infine, i pericoli per la salute dei consumatori indotti da merci che non si avvicinano neppure agli standard di sicurezza fissati dall’Ue”.

In confronto a quella europea, la normativa negli Usa, in Canada o in Giappone è molto più severa, regolando in modo dettagliato l’indicazione obbligatoria del Paese d'origine. Inoltre, l’attuale legislazione europea sull’etichettatura nel tessile consiste esclusivamente nell’armonizzazione dei nomi delle fibre (ce ne sono oggi 48 di cui 18 naturali e 30 sintetiche) vendute nel mercato unico europeo, e della loro composizione.
 


Allo studio l’introduzione del marchio “sociale e ambientale”
 
BRUXELLES - La richiesta del marchio d’origine obbligatorio non è nuova da parte dell’Assemblea europea: una proposta specifica sul “made in” del 2005, già approvata dai parlamentari, è bloccata da anni. Con il testo votato nei giorni scorsi, l’Ue intende mettere pressione sui governi dei Paesi.
Gli eurodeputati hanno chiesto alla Commissione di presentare una relazione da qui a due anni e, se necessario, una proposta legislativa ad hoc per imporre le nuove regole sul “made in” in tutta Europa. La relazione dovrebbe valutare la possibilità di imporre un’etichettatura obbligatoria e armonizzata a livello europeo anche sulla manutenzione del capo, la taglia, le eventuali sostanze pericolose contenute. I deputati chiedono di considerare anche l’introduzione di un’etichettatura sociale e ambientale, per informare i consumatori delle condizioni di lavoro e dell’impatto ambientale con cui il capo è stato fabbricato. In Sicilia la Regione si è già mossa in quest’ambito per garantire i prodotti dell’agroalimentare, stanziando 13 milioni di euro per certificare i prodotti siciliani di qualità contro la contraffazione.

Articolo pubblicato il 29 maggio 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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