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Io pago le tasse e tu evadi?
di Carlo Alberto Tregua

La trasparenza smaschera i furbi

Tags: Trasparenza, Tasse, Giulio Tremonti



Il Presidente della Repubblica ha firmato il decreto legge sulla manovra finanziaria 2011-2012, che entro 60 giorni dovrà essere convertito in legge dalle Camere. Abbiamo manifestato le nostre osservazioni sulla pochezza di detta manovra perché è più un’operazione di maquillage che non di tagli definitivi dell’enorme e inutile spesa pubblica.
Il Governo ha scelto di fare la muina perché, se volesse veramente scoprire gli evasori fiscali e contributivi che si annidano soprattutto nel Mezzogiorno, perderebbe una parte del consenso elettorale essenziale alla sua sopravvivenza. La lotta all’evasione, che fanno meritevolmente Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza, deve basarsi in via principale sulle strade del denaro, così come aveva intuitivamente cominciato a fare il prefetto Dalla Chiesa, quando iniziò le indagini vere sulla mafia a Palermo. Tremonti ha abbassato il livello della tracciabilità obbligatoria del denaro a 5.000 euro (dai 12.500), ma avrebbe dovuto ulteriormente portarlo a 1.000 euro perché non si vede quale persona onesta usi denaro liquido per operazioni superiori a tale soglia. Per tutte le altre, coloro che non hanno nulla da nascondere, lo fanno mediante bonifico telematico o carta di credito.

L’ex ministro Visco aveva emanato una disposizione, con la quale le dichiarazioni dei redditi dei cittadini italiani potessero essere regolarmente pubblicati sui giornali di modo, che si cominciasse ad esercitare quel controllo sociale democraticamente indispensabile affinché risulti evidente a tutta la collettività il rapporto tra tenore di vita e redditi dichiarati. A fronte di questa disposizione esiste la Legge 133/08 (art. 42, comma 1 bis) secondo la quale “la consultazione degli elenchi presso l’ufficio delle imposte e presso i Comuni... può avvenire anche mediante utilizzo delle reti di comunicazione elettronica”.
Ma nonostante tali norme il ministro dell’Economia ha di fatto bloccato illegittimamente tale forma di trasparenza con la conseguenza che noi abbiamo chiesto ripetutamente alla direzione regionale dell’Agenzia delle Entrate gli elenchi delle dichiarazioni dei redditi delle persone fisiche, con importi superiori a 100 mila euro per ogni provincia, ma ci sono stati negati ripetutamente.
 
Il dovere prima del diritto. Io ho il dovere di pagare le tasse. Dopo posso chiedere se anche tu le paghi. E siccome io le pago, ti chiedo, cortese cittadino, se anche tu compi parimenti il tuo dovere. Se non lo facessi, saresti un parassita della collettività, nel senso che usufruisci dei servizi pubblici (magari scadenti) ma non contribuisci al loro costo. E questo è molto male perché la moltitudine di evasori crea quell’enorme ammanco di entrate, ormai stimate universalmente in 120 miliardi di euro, che potrebbero raddrizzare la sfasciata barca della finanza pubblica.
L’evasione ha una sua precisa copertura politica perché c’è chi guadagna dal suffragio dei cattivi cittadini. Non ci riferiamo ovviamente alla criminalità organizzata perché è ovvio che da quella parte non ci possiamo aspettare introiti, ci riferiamo a quell’enorme massa di imprese, professionisti, artigiani e altri che dichiarano redditi spesso inferiori a quelli dei propri  dipendenti.

Vi è poi un’altra categoria di cittadini che non paga le tasse, vale a dire coloro che ricevono indennità di ogni genere e tipo e che si guardano bene dal cumulare in un’unica dichiarazione. Ciascuna indennità spesso si trova nella cosiddetta no tax area ma se tali introiti si cumulassero dovrebbero scontare imposte.
L’elenco degli evasori non finisce qua. Vi è una categoria che evade per legge. Si tratta dei parlamentari nazionali e regionali per i quali è consentita una notevole evasione fiscale consistente nel non portare a reddito una parte dei loro proventi sotto forme diverse (rimborsi, indennità, vitalizi e altri).
Come può la classe politica fare la lotta all’evasione fiscale se per prima evade, seppure col timbro di una apposita legge da loro stessi votata? Si tratta di una vergogna nazionale che i giornali non mettono in evidenza. Chiunque percepisca redditi a qualunque titolo non può avere il privilegio di averne tassata solo una parte. I redditi sono redditi, qualunque ne sia la fonte e vanno assoggettati comunque a imposta secondo l’articolo 53 della Costituzione. Oppure, sono tutti uguali, ma c’è qualcuno più uguale degli altri.

Articolo pubblicato il 01 giugno 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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