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Quotidiano di Sicilia

Federalismo: è partito il count down
di Salvatore Forastieri

La legge delega è entrata in vigore il 21 maggio. L’art. 27 prevede un apposito tavolo di confronto Stato-Regioni. In un anno il decreto di armonizzazione dei bilanci pubblici, poi la determinazione dei costi standard

Tags: Feredalismo



PALERMO - Il Federalismo è entrato in vigore il 21 maggio. Nel giro di 2 anni ci sarà l’emanazione dei decreti delegati e, nei cinque anni successivi all’emanazione di questi provvedimenti, dopo una sorta di periodo transitorio, dovrebbe realizzarsi definitivamente il federalismo fiscale a cui da tantissimo tempo alcuni partiti puntano in maniera estremamente decisa.

Entro un anno, comunque, vedremo il primo di questi decreti che riguarderà l’armonizzazione dei bilanci pubblici al fine di fare chiarezza sulle cifre che potranno essere movimentate nel giuoco di attribuzione, dallo Stato agli enti locali, delle competenze e delle risorse necessarie per espletarle.
Il passo successivo sarà poi quello della  determinazione dei “costi e dei fabbisogni standard”, punto dolens del nuovo federalismo, quanto meno per le regioni, come la Sicilia, dove numerosissime ragioni non hanno permesso di tenere a bada la spesa pubblica locale la quale, pertanto, dopo la sua forzata compressione, potrebbe dar luogo ad una drastica riduzione dei servizi pubblici unitamente all’aumento di numerosi fenomeni di natura sociale connessi principalmente alla disoccupazione.
Il Sud non è il Nord. Un’economia diversa, seppure penalizzata dalla crisi in atto, fa crescere i consumi e gli investimenti, aumentando quindi l’occupazione ed impedendo, conseguentemente, l’insorgere di  tanti fenomeni perversi di cui purtroppo le regioni del Sud soffrono. Ragioni che sono state riconosciute dal nostro Parlamento con legge costituzionale, visto che, con l’emanazione dello Statuto della Regione Sicilia (R.D.L. 15/5/1946 n.455 convertito in legge costituzionale 26/2/1948 n.2), sono state previste particolari disposizioni di tutela economica della nostra isola.

Con le disposizioni contenute neghi articoli 36, 37 e 38 del nostro Statuto, infatti, il Legislatore, riconoscendo alla Sicilia il gap economico rispetto alle regioni del nord, ha previsto, in maniera stabile, oltre all’attribuzione di tutti i redditi patrimoniali prodotti nell’isola, anche una forma di fiscalità di vantaggio, ossia l’attribuzione della quota dell’imposta relativa ai redditi conseguiti in Sicilia da imprese industriali e commerciali che hanno la sede fuori del territorio della regione (art.37) nonchè delle somme che lo Stato è tenuto a versare, a titolo di solidarietà nazionale, per essere impiegate, in base ad un piano economico, nella esecuzione di lavori pubblici (art. 38).
Non c’è dubbio che, a prescindere da quella che sarà la determinazione delle competenze delle regioni e le risorse a loro assegnate, alla Sicilia dovranno essere riconosciute le condizioni di minore sviluppo rispetto alle altre regioni, e quindi non potranno essere negate tutte le disposizioni di vantaggio costituzionalmente previste.

E sono in molti a credere che la formulazione della legge delega recentemente approvata, che prevede per gli enti locali la raccolta delle risorse attraverso la compartecipazione all’Iva, l’addizionale Irpef e l’istituzione di tributi propri (principalmente tributi di scopo), possa confermare l’attuale autonomia fiscale della nostra regione.
Una serie di questioni le quali, come previsto dall’art.27 della recente legge delega, dovranno essere oggetto di attenta valutazione da parte della conferenza Stato Regioni attraverso un apposito tavolo di confronto al quale siederanno il ministro per i Rapporti con le Regioni, quello delle Riforme ed il Federalismo, quello dell’Economia e delle Finanze, quello delle Politiche Europee, nonché i presidenti delle regioni a statuto speciale e delle province autonome. 

Ed allora, nel 2016, quale sarà l’assetto fiscale della nostra Isola?; Che fine farà il gettito tributario che attualmente affluisce nelle nostre casse? Per l’Iva ci sarà la prevista compartecipazione oppure resterà l’attuale destinazione esclusiva (tranne la quota Ue) alla Regione? Ci sarà ancora spazio per rivendicare, come remunerazione del danno ambientale, le accise relative alla produzione degli oli minerali che avviene nella nostra isola ? Sono tutte domande alle quali nessuno può ancora rispondere. Forse dovremo aspettare ancora molto tempo per conoscere che fine faremo!  
Nel frattempo, però, occorrerà essere sempre vigili, perché non accada che le regioni più ricche, specialmente grazie al previsto criterio dei “costi standard”, riescano ad eludere tutti i problemi delle altre regioni, specialmente quello gravissimo, il problema dei problemi,  della disoccupazione.

Articolo pubblicato il 23 maggio 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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