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La crisi più grave dal dopoguerra ad oggi
di Vanessa Paradiso

A rischio anche l’indotto che conta più di un milione di addetti. Nel mezzogiorno il calo di occupazione è stato del 3%

Tags: Agricoltura



I dati Eurostat e la nota di Bruxelles non hanno fatto altro che confermare quanto già evidenziato, sin dai primi mesi dell’anno, dalla Cia siciliana e dal suo presidente Carmelo Gurrieri, che invitavano Confagricoltura e Coldiretti, ma anche tutto il mondo della cooperazione e dell’associazionismo “a cercare la piena e reale convergenza verso l’unità d’intenti e di azione al fine di centrare l’obiettivo della difesa del reddito degli agricoltori e delle loro famiglie”.
 “La crisi ha dimensioni enormi, la più grave registratasi dal dopoguerra, considerando che anche l’indotto, più di un milione di addetti, abbandonerà i territori rurali, con serio pericolo e sviluppo dell’emergenza sociale ed ambientale”.
Federico Vecchioni, presidente nazionale della Cia, ha affermato che “il fermento è ovunque e gli imprenditori in agricoltura non sono soggetti “di serie B”, vogliono essere messi nelle condizioni migliori per sviluppare tutte le loro risorse e le loro enormi potenzialità”. Indicativi, sono anche i dati del rapporto Istat 2009, che confermano la criticità del momento.
Nel Mezzogiorno il calo di occupazione è del 3%, rispetto al dato nazionale -1,6%. Il lavoro atipico che assorbe il 63% della flessione complessiva e di conseguenza il tasso di disoccupazione giovanile, raggiunge un valore complessivo più che triplo di quello totale e più elevato di quello europeo.
A questi dati, bisogna aggiungere, come ha dichiarato Gerardo Diana, presidente di Confagricoltura Sicilia, che “il comparto agricolo con il suo 11% del Pil regionale, rappresenta una componente determinante dell’economia siciliana ed un fattore trainante per il futuro. È necessario rilanciare le nostre campagne per salvare un milione di posti”.

Articolo pubblicato il 08 giugno 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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