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Rada di Augusta, lo strano programma di bonifica
di Rosario Battiato

Lo specchio d’acqua aretuseo è uno dei più inquinati d’Europa. Stanziati 700 mln, ma le industrie continueranno l’attività

Tags: Augusta



AUGUSTA (SR) – A fine 2008 l’annuncio in pompa magna del ministro Prestigiacomo per lo stanziamento di una somma consistente, circa 700 milioni di euro, sull’Accordo di programma per la definizione degli interventi di riqualificazione ambientale funzionali alla reindustrializzazione e all’infrastrutturazione delle aree comprese nel Sito di Interesse Nazionale (SIN) di “Priolo” che comprende anche la rada di Augusta.

Passati 17 anni dall’ultimo fallimentare piano per ripulire l’area si riprova ancora a cominciare, non comprendendo appieno che il vero problema, dopo la bonifica, consisterebbe eventualmente nel mantenimento dell’area, che altrimenti, visti gli scarichi del triangolo industriale tornerebbe a trovarsi inquinata in brevissimo tempo.

Sin dal DPR 175/88 l’area è dichiarata ad elevato rischio ambientale, e nel corso degli anni hanno preoccupato parecchio lo stato di salute delle acque costiere, visto che proprio nel 2003 uno studio congiunto dell’Arpa Siracusa e del Comune di Melilli, aveva evidenziato lo stato pericoloso della rada per la presenza e la concentrazione di metalli pesanti come mercurio e contaminati persistenti.

In un rapporto più recente, datato 2006, la situazione si presentava ancora più drammatica. “Consolidata è la situazione delle acque di balneazione nei 134 punti ove sono svolti i controlli si legge nel documento di  comprese alcune zone a rischio di inquinamento nelle aree interessate da presenza di scarichi fognari diretti, come nel caso di Augusta, Avola e Portopalo di Capo Passero, o in prossimità di foci di fiumi (San Leonardo, Asinaro, Tellaro) che ricevono acque fognarie urbane, in parte depurate ma con un carico inquinante in grado di influenzare le caratteristiche di qualità del mare.” La bonifica dell’intera area, a questo punto, può diventare rilevante solo se connaturata ad una futura fase di riorganizzazione e conversione al verde del Polo Petrolchimico.

Articolo pubblicato il 23 maggio 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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