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Banche-imprese, rapporto critico. Prestiti più costosi che al Nord
di Michele Giuliano

In Sicilia il costo del denaro per il credito intorno al 7 per cento, due punti più di Veneto e Lombardia. Una soluzione è quella di dare più spazio ai consorzi di garanzia Fidi

Tags: Banche, Imprese, Credito, Finanziamenti, Prestiti



PALERMO - Non solo le imprese siciliane sono quelle più in difficoltà nel panorama nazionale, ma per di più devono fare i conti con fortissime restrizioni al credito da parte delle banche. Come sempre si consuma sull’asse banche-imprese una forte contrapposizione che mette in evidenza oltretutto un sistema poco chiaro e anche contraddittorio.

Perché come sempre ci si chiede: se c’è più crisi in Sicilia non è giusto garantire maggiori agevolazioni? Risposta scontata sulla carta ma non nella realtà. Perché in Sicilia come sempre invece si consuma il paradosso che le aziende in difficoltà non trovano spazio. Ed allora le banche servono a garantire credito a chi  soldi già ce li ha? “Pare proprio così – dice stizzito il segretario regionale della Cna, Mario Filippello -. In Sicilia il costo del denaro per il credito ordinario si aggira intorno al 7 per cento, superiore di almeno due, tre punti percentuale rispetto, ad esempio, a Veneto o Lombardia. Detto in altre parole, noi finiamo con il sostenere un costo più alto almeno del 40 per cento rispetto alle imprese del Nord. La prima necessità è quindi quella di modificare questo rapporto, mettendo insieme le imprese artigiane e facendo approcciare il mercato del denaro con una domanda che sia in condizioni di incidere rispetto all’offerta, quindi dando maggiore impulso ai Consorzi di Garanzia Fidi”.
 
La strada sembra quasi obbligata anche se la Sicilia resterà a guadare con un certo interesse l’evoluzione del tavolo per costituire un vademecum della comunicazione finanziaria che starebbero per mettere in pratica Abi e Confindustria. Un’iniziativa infatti che potrebbe migliorare il rapporto tra banche e imprese e che sarà aperta anche ad altre realtà associative. L’obiettivo è costruire insieme alle imprese uno strumento di autodiagnosi, con finalità strategiche, per realizzare un “identikit” che permetta di guardare al futuro e non solo al passato delle imprese, valorizzando soprattutto le informazioni qualitative.

Il Progetto è stato annunciato nel corso della presentazione delle semestrali Abi, da Vincenzo Boccia, presidente Piccola Industria Confindustria, e Giovanni Sabatini, direttore generale dell’Associazione Bancaria Italiana. Alla base dell’iniziativa, l’idea di un rapporto banca-impresa che sia fondato anche sullo scambio di informazioni e sul “fare sistema” dal basso: mettere in rete le informazioni significa lavorare insieme su un progetto comune. Il miglioramento della comunicazione finanziaria impone impegno da entrambe le parti; in particolare, le imprese dovranno attrezzarsi per presentare un quadro esaustivo degli aspetti quantitativi e qualitativi della propria attività.

Le banche, da parte loro, dovranno valorizzare sempre più queste informazioni fornite dalle imprese. Mentre aumenta il ricorso alla cassa integrazione, oramai vicino ai dati record del 1993, le imprese continuano quindi a denunciare una stretta al credito che, di fatto, impedisce loro di continuare a produrre. Va inoltre evidenziato che, per la persistenza di squilibri regionali e la disomogeneità dei modelli di sviluppo locale, i diversi scenari potranno avere un impatto molto differenziato sul territorio nazionale.
 


L’approfondimento. Quali sono le conseguenze degli scenari di crisi
 
PALERMO - Le principali motivazioni di un simile scenario per la Sicilia e più in generale per le regioni del Mezzogiorno possono essere riassunte in: una più bassa propensione alle esportazioni del tessuto imprenditoriale; un minore peso del settore manifatturiero e una maggiore rilevanza del commercio e della Pubblica Amministrazione nella formazione del prodotto interno lordo, con un’importanza superiore dei consumi interni nella formazione della domanda aggregata; ed ancora più difficili rapporti tra imprese e sistema creditizio, a causa di maggiori garanzie richieste e un più elevato costo del denaro. Il mix di questi fattori macroeconomici, in relazione al modello di sviluppo e alle caratteristiche produttive, avrà nel breve periodo una sorta di effetto “moltiplicatore”: rispetto ad altre aree, potrà attenuare in Sicilia le conseguenze di una più lunga fase di crisi ma, al contempo, potrà rappresentare un vincolo tale da limitare (nei tempi e nell’intensità) l’aggancio a una svolta positivo del ciclo. Dunque un sistema che pone dei pro e dei contro rispetto all’attuale andamento. Certo è che a sentire le stesse imprese peggio di così, in quest’ultimo periodo, non potrebbe andare. Tanto ne vale tentare a questo punto la sorte.

Articolo pubblicato il 10 giugno 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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