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Quotidiano di Sicilia

Province: via 500 milioni di apparati
di Michele Giuliano

Enti locali. Strutture costose da riorganizzare.
Bilanci. Gli enti sovracomunali producono quasi tante spese quanti sono gli investimenti, che per la maggior parte sono indirizzati alla manutenzione di strade e scuole.
Iniziative. Un disegno di legge per convertire le Province? L’assessore Chinnici e il presidente Lombardo smentiscono. Non si segue la linea intrapresa dal Governo nazionale.

Tags: Enti Locali, Province



PALERMO - Le nove Province regionali siciliane fanno investimenti per 733 mln €, ma per far funzionare i loro apparati e pagare il personale spendono oltre 563 mln €. Oltre mezzo miliardo che si potrebbe risparmiare solo se si applicasse lo Statuto siciliano, che all’articolo 15 prevede la possibilità di istituire i Consorzi di Comuni, più snelli e funzionali, al posto delle Province istituite dalla legge regionale 9 del 1986.
Una legge che però nessuno vuole prendere a picconate. Alla Regione smentiscono ogni ipotesi di riorganizzazione delle Province, segno che il Governo non intende replicare la linea di risparmio avviata a livello nazionale dal ministro Tremonti, che sta procedendo a eliminare alcune Province “minori”. Un esempio che andrebbe imitato anche alle nostre latitudini.
 
Anche in Sicilia si protegge la “casta”. Non è solo una “questione nazionale” la mancata soppressione delle Province. Anche nell’Isola non sembra ci sia affatto l’intenzione di toccare le nove strutture che, a conti fatti, producono quasi tante spese quanti sono gli investimenti. I contribuenti siciliani in pratica devono mettersi addosso ben 563 mln € di spese correnti, in larga parte rappresentate dal mantenimento delle migliaia di dipendenti. Un’enorme macchina di persone che però riesce a produrre “tanto quanto”: appena 733 mln € di investimenti. Come se fosse una grande impresa e riuscisse a fare utili per appena un’ottantina di milioni.

Le Province regionali in Sicilia sono queste e per di più ben ampiamente difese dall’attuale governo dell’Isola che è il solo ad avere competenze per la loro eventuale soppressione, essendovi un regime a statuto speciale. E all’ipotesi che era ventilata su un possibile disegno di legge del governo siciliano sull’abolizione sono arrivate pronte le smentite: prima dall’ufficio stampa dell’assessore alle Autonomie locali, Caterina Chinnici, poi dallo staff del Presidente Raffaele Lombardo.

Tutt’al più si fanno intravedere solo possibili ipotesi di discutere di eventuali Consorzi di Comuni, come prevede l’art. 15 dello Statuto siciliano. Ma siamo sul piano delle chiacchiere e nient’altro. Con buona pace di quei siciliani che probabilmente preferirebbero vedersi ridurre le tasse anziché sentir parlare di Province le cui competenze fanno sempre più discutere tanto quanto la loro effettiva funzionalità. In Sicilia siamo nell’ordine di una spesa che supera complessivamente il miliardo di euro. Dando poi uno sguardo ai bilanci appena approvati dai vari Consigli provinciali (mancano all’appello ancora Palermo, Messina e Siracusa) pare che ci sia stata una lieve flessione della spesa ridotta mediamente del 10 per cento proprio per quel che riguarda le spese correnti. Ovviamente però ci troviamo di fronte ad una goccia nell’oceano. Quest’anno si parla però anche di investimenti ridotti al lumicino: quindi minori spese ma anche meno servizi. L’equazione dunque fa ben capire che lo spreco è rimasto tale e quale.

In realtà l’impressione è che in Sicilia si sia perso il treno per la possibile abolizione delle Province nel dicembre del 2008 la proposta, presentata in commissione Affari Istituzionali dell’Ars, andò in fumo perché non votata a maggioranza.
Gli investimenti, come dicevamo, si limitano ad un manovra di poco più di 733 milioni di euro. Entrando poi nello specifico ci si accorge che in realtà questi saranno soldi che per la maggior parte saranno utilizzati per la “straordinaria ordinarietà”. Nel senso che un buon 70 per cento di fondi sono destinati a lavori di manutenzione straordinaria di strade e scuole. Per il resto poca roba: non si intravede affatto il grande investimento in opere pubbliche. In pratica si continuerà a vivacchiare, con i soliti problemi e le proverbiali incognite.

Continuando a spulciare nei bilanci delle Province, si copre che a Palermo si spende più che in ogni altra parte per coprire le spese correnti: 126 milioni di euro l’anno. Con appena 4 milioni di euro in meno segue Catania. Ci sono addirittura ben 3 Province che spendono più per pagare stipendi, affitti e bollette che per garantire investimenti: si tratta di Trapani (peggior caso in rapporto tra le due voci), Caltanissetta ed Enna. Il presidente della Provincia regionale di Palermo, Giovanni Avanti, ribalta però la questione: “Province inutili? A incidere realmente sui conti economici delle amministrazioni centrali, sono altri enti come le comunità montane, l’Unione dei Comuni, i Consorzi, vere emergenze finanziarie che hanno prevalso sull’attività di programmazione”.

Articolo pubblicato il 10 giugno 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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