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Quotidiano di Sicilia

Crisi del lavoro, resta a galla chi ha idee ed è competente
di Dario Raffaele

Presentata l’ultima indagine della Banca d’Italia sulle economie regionali. Le dinamiche occupazionali nel 2009. I lavoratori con diploma aumentati dello 0,4%, quelli con la laurea del 3,3%

Tags: Lavoro, Disoccupazione



CATANIA - Con una formazione adeguata si può scacciare il fantasma della disoccupazione. È quanto emerge dall’ultima indagine della Banca d’Italia relativo alle economie regionali. Se è vero che nella media del 2009, per il terzo anno consecutivo, l’occupazione in Sicilia è diminuita, è pur vero che l’occupazione si è ridotta soltanto tra i lavoratori con bassi livelli di istruzione, con una flessione del 4,0 per cento per gli individui in possesso al massimo della licenza media inferiore. I lavoratori con diploma sono aumentati dello 0,4 per cento, quelli con laurea del 3,3 per cento.

Rimane quindi più attuale che mai la necessità di investire in corsi di laurea e  in una formazione professionale adeguati al mercato del lavoro e collegati alle reali esigenze degli imprenditori che spesso sono costretti a cercare manodopera fuori dalla nostra Isola per la mancanza di figure altamente specializzate.

Il periodo di crisi ha quindi “premiato” chi ha deciso di mettersi in gioco autonomamente, puntando sulla propria inventiva e facendo impresa. Infatti, a differenza di quanto avvenuto a livello nazionale, dove la diminuzione del numero di occupati ha riguardato in misura più intensa i lavoratori indipendenti (-3,5 per cento, rispetto a -1,0 per cento dei dipendenti), in Sicilia si è registrato un calo esclusivamente per i dipendenti (-28 mila unità, pari a una riduzione del 2,5 per cento), mentre i lavoratori autonomi sono aumentati del 3,4 per cento, pari a 12 mila unità.

A soffrire di meno della crisi sono state anche le donne. Se, nel complesso, l’occupazione maschile è diminuita dell’1,7 per cento, il numero di donne occupate è rimasto sostanzialmente stabile (0,1 per cento). Questo diverso andamento è dipeso dalla struttura settoriale dell’occupazione femminile, concentrata per oltre il 75 per cento nei servizi diversi dal commercio, mentre meno del 5 per cento delle donne lavora nell’industria in senso stretto o nelle costruzioni (i settori che hanno pagato il dazio più grande alla crisi).

Ma veniamo alle note dolenti. La dinamica negativa è risultata complessivamente in accelerazione (-1,1 per cento, rispetto a -0,6 per cento nel 2008). Il calo della domanda di lavoro ha riguardato in particolare il settore industriale nel suo complesso; per l’industria in senso stretto si tratta del quarto anno consecutivo di riduzione occupazionale (-6,0 per cento; -4,2 per cento nel 2008), mentre per le costruzioni si è registrata una flessione del 10,6 per cento dopo due anni di crescita. Per il terzo anno consecutivo è risultata in diminuzione anche la forza lavoro impiegata nell’agricoltura (-4,1 per cento). L’occupazione nel terziario è aumentata dell’1,2 per cento, mostrando un andamento opposto tra il commercio, dove si è registrata una riduzione del 3,1 per cento, e gli altri servizi, in cui il numero di occupati è aumentato del 2,5 per cento.

Particolarmente colpita dalla fase congiunturale negativa è stata la categoria dei lavoratori con contratto a tempo determinato, tra i quali l’occupazione è calata del 9,2 per cento; per i contratti a tempo indeterminato la diminuzione è stata dello 0,9 per cento.
 

 
Fasce d’età. Le più penalizzate sono state quelle tra i 15 e i 34 anni
 
CATANIA - Per quanto riguarda le dinamiche relative alle fasce di età, la crisi ha avuto effetti particolarmente gravi per i lavoratori tra i 15 e 34 anni, per i quali l’occupazione è diminuita del 5,1 per cento.
Il tasso di occupazione per la popolazione tra 15 e 64 anni, confermando la tendenza dei due anni precedenti, è sceso di 0,6 punti percentuali, al 43,5 per cento; resta ampio il divario nei confronti della media del Meridione e dell’Italia, dove tuttavia la flessione è stata superiore al punto percentuale. Come nel 2008 la riduzione ha interessato esclusivamente la forza lavoro maschile (-1,1 punti, al 58,5 per cento), mentre per le donne il dato è rimasto stazionario al 29,1 per cento.
Nonostante il calo degli occupati anche il numero di persone in cerca di lavoro è diminuito (-0,3 per cento), a causa della flessione delle persone in cerca della loro prima occupazione (-5,8 per cento); i senza lavoro con una esperienza lavorativa precedente sono cresciuti del 3,9 per cento. Dopo l’aumento registrato nel 2008 le forze di lavoro sono diminuite dell’1,0 per cento; il tasso di attività è sceso per il quarto anno consecutivo (-0,6 punti percentuali), raggiungendo il 50,6 per cento.
 

 
Crescono in Sicilia gli scoraggiati
 
CATANIA -Il tasso di disoccupazione è aumentato lievemente, al 13,9 per cento (13,8 per cento nel 2008); l’incremento ha interessato soltanto gli uomini (0,5 punti, al 12,4 per cento), a fronte di una riduzione di 0,7 punti per le donne (16,6 per cento). Ancora una volta il dato siciliano risulta il più elevato tra le regioni italiane e si raffronta a un dato medio meridionale del 12,5 per cento e nazionale del 7,8 per cento.
In Sicilia, come in genere nelle regioni del Mezzogiorno, ha un peso significativo il fenomeno dello scoraggiamento, soprattutto per le persone nella classe di età compresa tra i 15 e i 34 anni. Gli scoraggiati, inoltre, generalmente crescono nei periodi di avversa congiuntura economica, per la rinuncia a intraprendere azioni di ricerca del lavoro quando si ritiene improbabile trovare un’occupazione in breve termine.
L’incidenza del lavoro inutilizzato, considerando anche gli inoccupati scoraggiati, passerebbe nell’Isola dal 16,3 per cento del 2008 al 19,5 per cento del 2009; nel Meridione crescerebbe dal 14,4 al 18,6 per cento. In particolare nel quarto trimestre del 2009 l’incidenza complessiva del lavoro disponibile inutilizzato in Sicilia avrebbe raggiunto il 20,0 per cento, crescendo di 4,4 punti rispetto alla fine del 2007, prima che avesse inizio la fase più acuta della crisi; la parte prevalente di tale incremento sarebbe dovuta all’effetto scoraggiamento.

Articolo pubblicato il 12 giugno 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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