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Grano, si punta alla certificazione per superare il momento di crisi
di Michele Giuliano

In Sicilia si apre la strada verso la tracciabilità del prodotto sul mercato dopo l’aumento dei prezzi. Rafforzare l’aggregazione e definire accordi di filiera per superare il momento difficile

Tags: Agricoltura, Tracciabilità, Girolamo Giglio



PALERMO - Si apre la strada in Sicilia verso un sistema di certificazione per la pasta e il pane di grano duro. Primo passo fatto a Catania dove è stata avanzata dal Consorzio di ricerca “Pietro Ballatore” la proposta di accordo di filiera e innovazione del settore nell’ambito del sistema di qualità e tracciabilità del grano duro in Sicilia. In sostanza si tratta della bozza dell’Accordo Quadro della Filiera Cerealicola per l’implementazione di un sistema di certificazione.

Sono stati messi  in evidenza i punti fondamentali e critici della filiera: dai contratti, alla borsa merci, allo stoccaggio, alla distribuzione,  ad una politica dei prezzi che tenga maggiormente  conto dei costi di produzione delle imprese  locali valorizzando così la qualità e la salubrità dell’autentico made in Sicilia.

Nel corso del convegno sono stati portati elementi di conoscenza (risultati del monitoraggio qualitativo 2009 e risultati del progetto Micocer) e non sono mancati spunti di riflessione. La filiera era presente al gran completo e non è rimasta soltanto ad ascoltare: a turno tutti i rappresentanti del comparto, dai sementieri agli stoccatori, ai trasformatori e commercianti, hanno espresso il loro pensiero: “I progetti di integrazione di filiera sono di recente avvio e pertanto daranno risultati nel medio periodo - ha commentato Girolamo Giglio, Vice Presidente Nazionale dell’Unione Alimentare -. È necessario rafforzare il ruolo dell’aggregazione, le associazioni  possono rappresentare all’interno di una politica condivisa, una strada praticabile per riorientare al mercato le nostre produzioni, che non sarebbero più anonime ma presenterebbero caratteristiche definite da appositi contratti fra le parti nell’ambito di accordi di filiera”.
 
Il problema reale è quello del mercato però per il settore. Il prezzo del grano infatti aumenta ancora e a rimetterci sono tutti. O quasi. Il maltempo registrato negli ultimi inverni in Sicilia non ha certo migliorato la situazione già precaria del mercato cerealicolo che vede le sue scorte ridursi sostanzialmente. E mentre le industrie alimentari lamentano pochi ricavi a causa dei forti rincari delle materie prime e gli agricoltori dichiarano di “non avere nessun beneficio economico dal rialzo dei prezzi”, in Borsa c’è chi specula approfittando di una domanda che supera di molto l’offerta “concentrandosi sempre di più - secondo gli agricoltori - sulle materie prime”.

Il prezzo del grano tenero ha raggiunto il record storico e ha superato i 31 centesimi di euro al chilo balzando in un paio giorni oltre l’8 per cento. Il che vuol dire quasi il 40 per cento in più rispetto alle quotazione di inizio anno. Aumento che secondo Lorenzo Bini Smaghi, membro del board della Banca centrale europea, è “motivo di grossa preoccupazione e riflette la scarsità di risorse con la quale ci dobbiamo confrontare”.
Ma mentre per il petrolio si prefigura una situazione che persisterà a lungo, “per quanto riguarda i prodotti agricoli - ha proseguito - con molta probabilità l’offerta riprenderà ad aumentare”.
 

 
Il mercato impone sempre più la ricerca della qualità
 
PALERMO - Una situazione, quella riguardante il rialzo dei prezzi delle materie prime, che secondo Lorenzo Banazza, responsabile economico della Coldiretti, è generata da un mix di fattori. “È indubbio che le materie prime siano aumentate. Bisogna capire però se gli aumenti dipendono solo dalla diminuzione delle scorte o anche da speculazioni finanziarie”. E prende atto delle difficoltà in cui si trovano in questo momento le industrie della pasta, contro cui era puntato, fino a poco fa, l’indice accusatorio degli agricoltori e dei consumatori. Mentre dalle ultime quotazioni della Borsa merci il grano duro ha raggiunto quota 530 euro a tonnellata, il tenero mantiene, nonostante gli aumenti, prezzi più moderati e si attesta sui 280 euro a tonnellata. “Mi chiedo però come mai in tutti questi anni in cui il grano era venduto sottocosto non si è mai sollevato il problema su eventuali speculazioni”, ha precisato Banazza. Secondo il responsabile economico di Coldiretti per ora non c’è via d’uscita a questa situazione: “Almeno per adesso, per i prossimi quattro mesi fino a che non avremo il prossimo raccolto sulla base del quale elaborare i nuovi prezzi”, spiega.

Articolo pubblicato il 15 giugno 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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