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Crescita impossibile per le imprese senza una Pa efficiente e produttiva
di Massimo Mobilia

In Sicilia crisi economica perenne: di grande attualità il libro “Sviluppo e spirito d’impresa” pubblicato da Marco Vitale nel 2001. Il pubblico come il privato: “L’amministratore deve rispondere per quello che fa e per come lo fa”

Tags: Economia, Marco Vitale, Sviluppo, Pa



PALERMO – In un periodo di congiuntura economica sfavorevole come quello che stiamo vivendo, si spendono le proposte, tanto teoriche quanto pratiche, per uscire dalla crisi.
Trovare la giusta soluzione, però, è spesso un’impresa ardua, soprattutto in Sicilia dove, nell’ultimo anno, la crisi economica è costata 5 punti di Pil.

Il pessimo stato dell’economia isolana, tra l’altro, ha trovato conferma nell’ultimo rapporto della Banca d’Italia, in cui è emerso il crollo dell’export (- 37 %), la disoccupazione in continuo aumento e il calo per tutti i settori produttivi, a partire dall’industria che ha perso 20 punti nella produzione e 25 nella domanda. In questo drammatico scenario, però, la politica al servizio della pubblica amministrazione regionale sembra aver fatto ben poco per invertire la tendenza, a cominciare dagli sprechi, che continuano ad essere perpetrati come costantemente dimostriamo dalle pagine del Quotidiano di Sicilia.

è di fronte a questa preoccupante situazione che ci sembrano molto attuali le tesi sul rapporto tra impresa e amministrazione pubblica, sostenute dall’economista d’impresa Marco Vitale, in un suo libro del 2001, “Sviluppo e spirito d’impresa”, da utilizzare come spunto per intraprendere un nuovo percorso virtuoso. In esso, infatti, il noto studioso milanese, dopo aver analizzato criticamente il sistema economico italiano, sostiene la necessità di un nuovo “approccio economico al senso civico e ai vantaggi della cooperazione sociale”, attraverso la piena affermazione dei principi di diritto, cittadinanza, autorevolezza ed uguaglianza. Quest’ultima, però, intesa come uguaglianza tra il pubblico e il privato perché “ognuno deve rispondere per quello che fa e per come lo fa, pubblico o privato che sia” e, come tale, un’amministrazione pubblica non può ritenersi legittimata ad assumere alcuna posizione di supremazia.

Per sostenere le sue tesi, Marco Vitale, profondo conoscitore dell’economia siciliana, si rifà al pensiero del palermitano Francesco Ferrara, illustre economista politico, che nel 1884 sul potere amministrativo scriveva che esso deve rispondere “per quello che produce; per la qualità di quello che produce; per il costo di quello che produce”. Quindi, “se governare è produrre, le innate leggi della produzione devono regnare sul mestiere de’ governanti” e “noi, nazione governata, siamo i soli a cui spetti il decidere se ella meriti quel prezzo che il produttore-governo, per mezzo delle imposte di cui ci aggrava, o delle privazioni a cui ci condanna, pretenda di farcela costare”. Un ragionamento chiaro per capire ciò che oggi riteniamo compreso nel concetto di libertà economica.

Un’amministrazione pubblica, dunque, che si metta continuamente in discussione e dove, secondo  Ferrara, “l’impiegato venda l’utilità del suo lavoro e non viva da parassita; sia apprezzato per quel che faccia, non riverito per il titolo che gli si affibbi; duri quanto dura il bisogno del suo servigio”. Da quì la necessità che i funzionari pubblici rispettino chi esercita le arti e i mestieri, come sostiene Vitale nel suo libro, e si rendano conto che “solo se le arti e i mestieri funzionano bene, nell’ambito di un patto civile accettabile e se le unità elementari della società (la famiglia, l’impresa) sono equilibrate, sane e produttive e non oppresse, la comunità più larga, la polis, lo Stato, saranno in condizioni decenti”.

A quanto pare, però, questo concetto è ancora molto disconosciuto nel sistema politico-economico italiano, a causa delle divisioni che lacerano la nostra società, incapace di valorizzare le proprie energie positive.
Se non si realizza presto, quindi, un approccio economico differente, è pressoché certo, secondo Vitale, l’aggravarsi del declino economico. Lo stesso declino che dopo l’Unità d’Italia ha colpito la Sicilia, che è sofferente dal 1860 ad oggi del profondo divario economico con le regioni del Nord. Gli amministratori pubblici devono allora convincersi che lo schema di mercato rafforza, e non esclude, la dimensione civica.
 

 
Impegno costante per portare i metodi d’impresa nella Pa
 
Marco Vitale è uno dei più importanti economisti d’impresa nel panorama italiano e internazionale, autore di numerosi libri, docente universitario ed editorialista di importanti quotidiani come il Sole 24 Ore. Bresciano di nascita e milanese di residenza, Vitale è anche un profondo conoscitore della Sicilia, regione che da trent’anni gira e studia avendo casa alle Egadi.
Nel settore dell’impresa ha svolto i suoi compiti più importanti, spinto da una continua ricerca verso l’innovazione. Ha fondato e gestisce una società di consulenza, la “Vitale-Novello & Co.” e, quest’anno, è stato nominato dal ministero del Tesoro presidente del Fondo italiano d’Investimento nelle Pmi. Vitale ha ricoperto anche incarichi nel pubblico, tra cui quello di assessore alle Attività economiche del Comune di Milano e ha fornito consulenze ad altri Comuni e Provincie per lo sviluppo di piani territoriali e strategici utilizzando metodi manageriali. Cattolico, liberale, studioso delle Encicliche sociali della Chiesa, negli ultimi anni Vitale ha, infatti, dimostrato particolare attenzione all’applicazione di metodi imprenditoriali nell’amministrazione degli Enti locali, soprattutto per quelli del Mezzogiorno.

Articolo pubblicato il 16 giugno 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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