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Quotidiano di Sicilia

Provincia difficile “mantenuta al sicuro”
di Annalisa Giunta

Forum con Salvatore Patanè, questore di Enna

Tags: Salvatore Patanè, Enna



Quanti commissariati ha la Questura di Enna?
“Sono tre: Nicosia, Leonforte e Piazza Armerina”.

Qual è la situazione, dal punto di vista della criminalità, nel territorio ennese?
“Il territorio di Enna, sotto certi aspetti, rappresenta quasi un oasi felice, se si pensa che siamo in Sicilia. Un oasi felice in apparenza, perché non ha una tensione latente e quotidiana come quella di altre provincie, come Palermo e Catania dove c’è sicuramente un humus delinquenziale che è tipico dei grandi agglomerati.  Nel nostro territorio esiste la microcriminalità, esistono le aggressioni di organizzazioni similari alla mafia e c’è la mafia. Tra questi problemi si aggiunge quello tipico dei nostri tempi relativo all’uso degli stupefacenti. Il territorio di Enna dal punto di vista della sicurezza è un territorio difficile, molto esteso, con una implosione demografica che implica non solo una problematica dal punto di vista della Polizia giudiziaria (prevenzione e repressione), ma anche dal punto di vista di attenzione per determinare la sicurezza e l’ordine pubblico, perché questa genia di persone, fattive e non collaborative, appartengono ad una mentalità contadina, costretta ad attendere qualcosa che non riescono ad ottenere con le loro forze. Una provincia dove c’è una fuga di braccia e di giovani che sta cercando di riconquistare attraverso l’Università. La difficoltà nel dare sicurezza a questo territorio è data dalla sua difformità: pochi Comuni con storie diverse e alcuni difficili da raggiungere, come Nicosia. Tutto sommato è una provincia sicura, grazie al nostro lavoro e quello delle altre forze dell’ordine”.

Vista questa difformità del territorio, quali sono i Comuni che maggiormente attenzionate?
“Sicuramente puntiamo una maggiore attenzione su alcuni centri quali Piazza Armerina, Enna bassa, perché più facilmente raggiungibili e dove c’è coagulo di persone c’è coagulo di interessi”.

Partendo dal presupposto che Enna è una provincia abbastanza sicura qual è la qualità della vita?
“E’ abbastanza buona, perché noi fino ad ora riusciamo a garantire quell’esigenza di sicurezza, compresa la legalità, che non diamo solo noi, ma è garantita anche da un altro apparato importantissimo che è la magistratura”.

Cosa c’è in provincia di Enna che preoccupa maggiormente?
“La mentalità della devastazione dei beni comuni, il danneggiamento fatto per pigrizia, anche per reazione interna. Noi abbiamo un reato difficile da valutare se non si va a fondo, il cosiddetto danneggiamento: la panchina divelta, i muri imbrattati, la macchina segnata. Questa situazione mi turba poiché immettere violenza, disprezzare le cose comuni, è un elemento di disagio che porta alla devianza. La devianza molto spesso è facilmente aggredibile da soggetti molto più intelligenti che fanno del bullismo un occasione per sfruttare i più deboli.
La mia intenzione è stata sempre quella di attecchire nella scuola, istituzione basilare per costituire la mentalità e poi la sicurezza. La sicurezza non deve essere solo preventiva o repressiva, da parte nostra c’è anche la possibilità di consulenza soprattutto a chi deve insegnare non solo gli automatismi di cultura ma anche gli automatismi sociali. Occorre tentare di inculcare il rispetto delle regole. Quando si parla di mafia e di legalità occorre parlare anche di socialità, perché prima occorre che i giovani imparino ad essere sociali, ossia cittadini con diritti e doveri”.

Quindi voi svolgete la vostra azione andando anche nelle scuole?
“Andiamo non solo nelle scuole di Enna, ma anche in tutti quei Comuni dove c’è la richiesta e il bisogno. Devo dire che siamo abbastanza gettonati. Se noi abbiamo un futuro questo è legato ai nostri ragazzi, i quali non devo essere inquisiti o vituperati ma educati alla legalità e prima di tutto alla socialità. Per difendere il nostro futuro ci sono tre cose: la famiglia, la scuola e tutti i centri, istituzionali o non, sociali”.
 

 
Stretta sinergia con le altre forze dell’ordine e le province limitrofe per combattere la mafia
 
Qual è il rapporto con le altre forze dell’ordine presenti sul territorio?
“Un rapporto di sinergia. C’è reciproca stima e un’azione di coordinamento effettivo sul territorio delle nostre forze volto a creare un beneficio al cittadino”.

Quali sono i reati più presenti nella provincia?
“Non ci siamo fatti mancare nulla come qualsiasi società, dall’astensionismo, alla non osservanza delle regole in ufficio, problemi nella sanità, spaccio di droga”.

Cosa si sta facendo per dare maggiore sicurezza al cittadino e reprimere il crimine?
“Stiamo cercando di sollevare la cosiddetta collaborazione velata e se dovesse andare bene facciamo uno screening per dare risposte. Per farlo ci vuole forza, non solo persone ma anche intelligenza professionale. I miei collaboratori hanno intelligenza professionale, difettiamo in quantità. Cerchiamo di distribuirci nel miglior modo perché non possiamo permetterci di far nascere una problematica e renderla stabile, soprattutto quella mafiosa che in questa provincia spesso è camuffata da vecchia mafia agricola. Fortunatamente Enna ha da sempre la peculiarità di essere molto attenta e non limito l’attenzione solo alla nostra provincia ma guardo anche a casa di altri perché da altre realtà possono partire moviementi che ci possono interessare. C’è un costante monitoraggio tra le squadre di Caltanissetta e Enna, ma abbiamo notizie anche su Palermo e Catania, sul fenomeno mafioso”.

Articolo pubblicato il 17 giugno 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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Salvatore Patanè, questore di Enna
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