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Quotidiano di Sicilia

Ogni mese Tremonti fa l’esame
di Carlo Alberto Tregua

Le aste dei titoli pubblici vanno coperte

Tags: Giulio Tremonti, Economia, Berlusconi



Se un torto ha il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, è quello di essere entrato nelle spese dei singoli ministeri andando a tagliare secondo la sua opinione. Con ciò ha leso l’autonomia dei vertici politici, ai quali invece bisognava dare le indicazioni dell’ammontare complessivo delle spese finanziabili. Uguale errore ha commesso nel dare un taglio ai trasferimenti verso Regioni e Comuni senza distinguere fra enti viziosi ed enti virtuosi.
Fatto salvo quanto precede, bisogna apprezzare il rigore del ministro anche se, come abbiamo più volte sottolineato, esso appare insufficiente. Tremonti ha tagliato solo 12 mld € di spesa per il 2011, pari all’1,6 per cento della spesa complessiva stimata dalla Ruef in 734 mld €.
La manovra è insufficiente perché crea comunque un disavanzo primario e carica sull’enorme debito pubblico di 1.797 mld € altri 71 mld € di interessi che esso stesso genera: una sorte di vite senza fine.
Anziché sostenere e incoraggiare questa linea, alcuni stolti la contrastano per ragioni demagogiche.

Tremonti fa un esame al mese: l’asta dei titoli del debito pubblico che devono essere sottoscritti dal mercato in sostituzione di quelli che scadono e devono essere pagati. Il mercato compra tali titoli se essi godono ancora di un rating buono (possibilmente tripla A) e se il loro spread con i bund tedeschi sia limitato.
Tutto ciò accade nella misura in cui i conti dello Stato siano tenuti sotto controllo, tentando di raggiungere il consuntivo di fine 2010 senza disavanzo primario.
 
Se Tremonti avesse avuto più coraggio e se Berlusconi non avesse fatto in campagna elettorale promesse che non poteva mantenere, se non badasse continuamente ai sondaggi per governare, la manovra sarebbe stata più rigorosa. La Merkel, infatti, ha tagliato spese per 80 mld € e non per 24, pur avendo un debito pubblico dimezzato rispetto a quello italiano. Fatte le debite proporzioni, Tremonti avrebbe dovuto tagliare anch’egli 80 mld €, ma non l’ha fatto perché il provvedimento sarebbe stato tanto impopolare da far crollare la supposta popolarità del Cavaliere.
Gli statisti non governano con i sondaggi, ma fanno gli interessi della maggioranza dei cittadini tagliando i privilegi delle corporazioni, che sono forti e hanno voce. Governare con i sondaggi è come non governare e infatti questi primi due anni di legislatura sono passati con interventi di cui non si è sentito l’artiglio.
Il provvedimento di bloccare le assunzioni pubbliche (una nuova rispetto a cinque esodi) va nella direzione giusta, ma non è sufficiente.

Chi ha detto, dove è scritto che i dipendenti pubblici debbano essere 3,4 milioni? Da quale Piano industriale o da quale Piano organizzativo scaturisce questo fabbisogno? Ecco il vulnus del comportamento di Tremonti. Per reggere meglio gli esami mensili avrebbe dovuto portare agli organismi internazionali di valutazione modelli organizzativi collaudati, in modo da ricevere maggiori apprezzamenti.
Peraltro, gli apprezzamenti ci sono stati, sia da parte del Fondo monetario che da parte dell’Unione europea, ma la politica economica del ministro poteva e doveva fare di più.  Non è importante ottenere apprezzamenti, ma rimettere in equilibrio i conti dello Stato e abbattere quella bestia feroce che è il debito pubblico di 1.797 mld €, oltre il 115 per cento del Pil. Ricordiamo che il parametro di Maastricht è del 60 per cento. Intorno a esso si trova il debito degli altri Stati fondatori dell’Unione. L’Italia non può averne uno doppio perché gli interessi divorano lo sviluppo.
È chiaro che tutti i soggetti cui vengono tagliate risorse urlano. E lo fanno spesso in modo egoistico, anziché cominciare a fare l’esame di coscienza. A valutare, cioè, se si siano comportati in maniera professionale nel gestire le risorse ricevute e se non possano fare risparmi migliorando l’organizzazione dei propri servizi, senza tagliare i servizi sociali.
Tutti quelli che reclamano in direzione opposta sono in malafede, tranne coloro che già si comportano in modo virtuoso.

Articolo pubblicato il 18 giugno 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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