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di Giovanna Naccari

Forum con Roberto Helg, presidente della Confcommercio di Palermo

Tags: Roberto Helg, Confcommercio



Qual è il bilancio delle attività di Confcommercio?
“Confcommercio gode di un momento di ottimo splendore. Cresce il numero dei soci, aumentano le iniziative e siamo diventati ancor di più, rispetto al passato, un punto di riferimento per tutta la città. Il coinvolgimento dell’associazione nella Consulta delle Piccole e medie imprese è un’altra delle importanti attività che, certamente, non guarda soltanto all’interesse della categoria, ma della città di Palermo e dei consumatori. La prova concreta che interveniamo per l’interesse di tutti consiste nei temi che portiamo avanti al Comune di Palermo. Penso ai ricorsi al Tar contro l’aumento delle imposte e della Tarsu. Provvedimenti che ci sembrano inopportuni, considerata la qualità scadente dei servizi. Basta pensare alla raccolta e allo smaltimento dei rifiuti”.

Che rapporto avete con la viabilità?
“Le Pmi negli ultimi anni sono state massacrate da assurde ordinanze comunali. Con le direttive in vigore in più punti della città nessuno sa dove circolare. Non lo sa il palermitano, figuriamoci chi viene dalle zone limitrofe, che ha risolto a monte il problema non recandosi in centro. La viabilità va affrontata in modo generale e noi continueremo ad avanzare le proposte. Ma c’è anche un altro problema: da 18 mesi il Piano regolatore del porto di Palermo è fermo al Consiglio comunale, realtà che blocca la crescita economica e dimostra il disinteresse verso l’imprenditoria. Il Piano crea lavoro e incrementa la presenza turistica. Inoltre, prevede lo snellimento del traffico con un sottopasso per i tir. Mi sembra un atto scellerato tenere fermo il progetto. Cerchiamo di responsabilizzare il Consiglio comunale su questo e su altri temi, visto che non riusciamo a parlare con il sindaco. Devo dire che con qualche assessore dialoghiamo abbastanza bene, con altri invece no. C’è una parte della politica che fa perdere tempo ed il caso della Fiera del Mediterraneo è eclatante. Si rinviano le decisioni e forse non si vuole salvare. Ma se qualcuno vuole farla morire, lo dica e ci spieghi il perché. Per noi la Fiera è un’attività che crea sviluppo”.

Perché è tutto fermo?
“Ci eravamo fatti carico di un progetto per salvarla dopo aver consultato tutte le organizzazioni e Confindustria. Dalla Regione era arrivata la disponibilità per un bando. Ma il Comune ha rimandato tutto per un tavolo tecnico”.

Quali sono in città le maggiori di”fficoltà da affrontare?
Bisogna affrontare la grave situazione economica in cui si trova la Sicilia. I dati diffusi dalla Banca d’Italia sono chiari. Confermano ciò che avevamo sostenuto a febbraio con il nostro Osservatorio economico dell’Istituto “Tagliacarne”, cioè che eravamo in profonda crisi e che avremmo vissuto il 2010 in modo più critico del 2009. Oggi è indispensabile sedersi tutti attorno ad un tavolo e stabilire come agire contro la crisi. Miracoli non ne possiamo fare, bacchette magiche non ne abbiamo, ma molta gente ha il dramma di dover cercare ogni giorno come sfamarsi.
Viviamo in una società in cui aumentano il lavoro nero e la disoccupazione. Inoltre, le aziende che chiudono sono più di quelle che aprono per la prima volta dopo tanti anni. Molte imprese non sono in grado di pagare i fornitori, le imposte. Soltanto con una concertazione tra il mondo associativo, della politica, nonché il Consiglio comunale, si può imboccare una strada. Un percorso da seguire per almeno cinque anni, sapendo che avremo problemi, ma arriveremo ad un risultato”.

Come giudica la globalizzazione nel commercio?
“Sono d’accordo con chi dice che il commercio deve basarsi sulla grande, media e piccola distribuzione. Il problema è la mancanza di regole per fare convivere i tre segmenti. Occorre una regia che continuiamo a chiedere alla politica. Non possiamo dire che si soffre per l’apertura dei centri commerciali. Palermo nei confronti di Catania ha un rapporto di uno a dieci con la grande distribuzione. E a Catania va bene anche la piccola distribuzione”.
 

 
La proposta della Consulta per le Pmi: “Patto fiscale” per aiutare imprese e cittadini

Lei coordina la Consulta per le Pmi. Quali sono le ultime iniziative?
“La Consulta è composta da dieci associazioni appartenenti ai settori del commercio, dell’artigianato e delle cooperative, oltre a Secolo 21. Abbiamo ottimi rapporti con la Confindustria e i sindacati e lavoriamo per lo sviluppo della città. Una delle ultime proposte è il “Patto fiscale per Palermo”.

In che cosa consiste il “Patto fiscale”?
“La Consulta ai primi di giugno ha inviato al sindaco, al presidente del Consiglio comunale e ai capigruppo, alcune proposte per un patto fiscale, in considerazione della grave crisi economica e al fine di superare la conflittualità in materia tributaria nell'interesse di tutti gli imprenditori e dei cittadini. Il malcontento delle categorie sociali non è motivato dalla volontà di sottrarsi al dovere di contribuire alle spese pubbliche. Riteniamo le modalità con cui il Comune ha destinato le risorse sottratte al settore privato, inique nella forma e nella sostanza. Le proposte prevedono una moratoria sulle imposte locali per le imprese con due bilanci successivi in rosso; l’istituzione di tariffe Tarsu commisurate alla potenzialità di produzione dei rifiuti; la restituzione della maggiorazione della Tarsu del 75% anche per gli anni 2007, 2008 e 2009, come stabilito dalle prime sentenze emesse dalla Commissione tributaria provinciale. Infine, l’affidamento della riscossione dei tributi locali ad un nuova società pubblico-privata che tenga conto della grave situazione economica”.

Articolo pubblicato il 18 giugno 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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Roberto Helg, presidente della Confcommercio di Palermo
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