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Quotidiano di Sicilia

Incendi, catasto ancora ignorato
di Rosario Battiato

Ambiente. Con l’estate il ritorno di un fenomeno siciliano.
La stagione. E’ arrivata l’estate e con essa anche il fenomeno degli incendi estivi. Negli ultimi due anni, in Sicilia è stato registrato un vistoso calo degli episodi, dopo la tremenda stagione del 2007.
Gli adempimenti. Il 90% dei Comuni si è messo in regola sui Piani speditivi d’interfaccia, ma è in netto ritardo sul catasto. La mappatura dei terreni percorsi dal fuoco è necessaria per evitare speculazioni.

Tags: Ambiente, Incendi, Pietro Tolomeo, Corpo Forestale Regionale



PALERMO - Una legge quadro in materia di incendi boschivi, la 353/2000, obbliga i comuni a redigere il catasto delle aree percorso dal fuoco, affinché i suoli non possano avere una destinazione diversa da quella preesistente, in modo da evitare, pertanto, ogni tipo di speculazione.

“La maggior parte dei Comuni siciliani non lo ha fatto”, dice il dirigente generale del Corpo forestale regionale, Pietro Tolomeo. “Per questo - aggiunge - abbiamo realizzato un software che invieremo agli enti locali”.
Segnali incoraggianti giungono, invece, dai Piani per il rischio incendio di interfaccia: circa il 90% dei 390 Comuni dell’Isola si è messo in regola.
 
La calda estate fa rabbrividire di paura il patrimonio boschivo siciliano. Sebbene il trend degli ultimi anni fa registrare un decisivo calo del numero di incendi e degli annessi ettari di bosco bruciati, il bilancio del 2009 piazza la Sicilia tra le prime cinque regioni d’Italia per quantità di verde andato a fuoco.

E i comuni? Sul punto si addensano più luci che ombre. La maggior parte degli enti locali non ha infatti realizzato il catasto delle aree percorse da incendio, strumento necessario su cui punta il dipartimento regionale dei forestali. Intanto la Regione ha predisposto un cospicuo finanziamento per la campagna antincendio del 2010, ma il dipartimento dei forestali lamenta una carenza di personale per sopperire a tutte le richieste d’aiuto.

“La maggior parte dei Comuni non lo ha fatto (il catasto delle aree percorse da incendio, ndr) e per questo noi del Corpo Forestale abbiamo realizzato un software che invieremo a tutti i Comuni per facilitare loro il compito”. Le parole di Pietro Tolomeo, dirigente generale del corpo forestale della Regione siciliana, certificano la pesante staticità dei comuni isolani nella lotta al rischio incendio. Perché il catasto è così importante? Lo stabilisce la Legge-quadro in materia di incendi boschivi (L.353/2000) nell’art.10: le zone boscate ed i pascoli i cui soprassuoli siano stati percorsi dal fuoco, non possono avere una destinazione diversa da quella preesistente all’incendio per almeno quindici anni.
Da precisare che nel sistema informatico del Corpo forestale sono registrati soltanto 30 Comuni, tuttavia la cifra è destinata a crescere perché il servizio è stato attivato di recente.

Arrivano invece segnali incoraggianti sul fronte della realizzazione dei piani speditivi per il rischio incendi di interfaccia per la Sicilia. Secondo gli ultimi dati diffusi dalla Protezione Civile – pubblicati nel dossier Campagna Antincendio 2009 secondo dati aggiornati all’ottobre del 2009 – su 390 comuni ben 335 hanno adottato il piano. Per il resto ci sono 42 enti locali che lo hanno redatto e 13 in corso di redazione, di cui 3 sono in stato avanzato, 1 ha evidenziato delle criticità, e 9 hanno fatto rilevare gravi criticità. Nel complesso si può quindi dire che l’88% dei comuni siciliani ha realizzato un piano, ma questa azione non può essere risolutiva per la prevenzione del rischio data l’assoluta rilevanza accordata invece al catasto. Ma i problemi sono anche altri. 

Dalla parte dei polmoni verdi isolani ci sono stati circa 9 mila interventi nell’arco di tre mesi realizzati dal dipartimento del corpo forestale della Regione Siciliana. Ma il grande dilemma resta sempre quello del personale. Pietro Tolomeo in un recente forum al Qds ha precisato come “il personale in divisa è formato da circa 850 unità e invece dovrebbe essere il doppio”.

Sebbene secondo la legge lo spegnimento degli incendi boschivi sia demandato alla forestale non è mai mancato l’utilissimo contributo dei Vigili del Fuoco. “Quest’anno continueremo a collaborare – ha spiegato Vincenzo Catalano, Confsal Sicilia – ma sarà molto più difficile perché la Regione non ha rinnovato la convenzione che permetteva di poter usufruire di organici più ampi. A Enna abbiamo una carenza del 30%, stesso discorso per Caltanissetta, mentre nel resto delle province la carenza è quella della media italiana del 12%, anche se noi agiamo comunque a rischio della nostra incolumità”. Per la Confsal, il sindacato di categoria, il rapporto abitanti/vigile del fuoco in Italia è di 1 per 2.300 (2.600 in Sicilia) contro 1 per 1.000 della media europea. I numeri del fuoco, del resto, fanno davvero paura.

Secondo i dati del Corpo forestale dello Stato dal 1 gennaio al 31 dicembre 2009 si sono verificati in Italia 5.422 incendi boschivi che hanno percorso 73.360 ettari di cui 31.061 boscati e 42.299 non boscati. Rispetto l’anno precedente c’è stata una diminuzione del 20% degli incendi boschivi, mentre è aumentata invece la superficie totale percorsa dalle fiamme che passa da 65.393 ettari del 2008 agli attuali 73.360, quindi il 10 per cento in più.

La Sicilia – redigendo una ipotetica mappa dei roghi – ha registrato un numero di incendi pari a 762, seconda posizioni nazionale dietro la Campania (903) e davanti la Calabria (716) e la Sardegna (684). La più estesa superficie boscata percorsa dal fuoco si è avuta in Sardegna (12.270 ettari), mentre la Sicilia ha toccato quota 1.800 ettari, quarta nazionale per ha di terreno andati a fuoco. La superficie non boscata andata a fuoco è stata di 6815,19 ha per un totale complessivo di 8615,99 ettari.
Nel complesso la Sicilia ha una media di 11,31 – la seconda più alta d’Italia dopo la Sardegna (54,25) – un dato che si calcola dal rapporto tra la superficie totale e il numero degli incendi.
 

 
Bosco sicuro. Palermo e Caltanissetta agli ultimi posti
 
PALERMO – Nonostante l’ottimo stato di avanzamento della redazione dei piani antincendio i comuni siciliani non hanno brillato nella edizione 2009 dell’assegnazione delle bandiere “bosco sicuro”assegnate da Legambiente e Protezione civile. Passano col massimo dei voti la palermitana Termini Imerese e la ragusana Comiso, mentre Ravanusa, nell’agrigentino, totalizza uno dei punteggi più bassi (1,5 su 10) avendo subito tra il 2007/2008 21 incedi con 255 ettari coinvolti dalle fiamme. Tra le grandi città (31 quelle che hanno risposto all’indagine), il 60% svolge complessivamente un buon lavoro di mitigazione del rischio incendi con Potenza e Genova sugli scudi.
Note dolenti per i grandi centri siciliani dal momento che Palermo e Caltanissetta sono i fanalini di coda della classifica. Nel complesso i dati di Legambiente dicono che il 68% dei comuni siciliani in termini di lavoro di mitigazione del rischio incendi boschivi merita una votazione “positiva”, sebbene restano deficitarie nel complesso le campagne informative (9%)  e l’avvistamento e prevenzione incendi (33%).

Articolo pubblicato il 19 giugno 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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