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Il percorso a ostacoli dei Confidi Sicilia tra carenze strutturali e di mercato
di Salvatore Sacco

Risposta dinamica dei Consorzi fidi nell’Isola alle nuove opportunità offerte dalle regolamentazioni comunitarie. Due già intermediari finanziari vigilati ex art. 107 del Tub e altri tre in fase avanzata di riconoscimento

Tags: Confidi, Imprese, Credito



PALERMO - Negli ultimi anni i Confidi siciliani sembrano essere diventati più dinamici e cercano di essere protagonisti positivi del processo di profonda trasformazione del mondo creditizio. Nelle nuove ottiche imposte dalle regolamentazioni comunitarie e, soprattutto, dalle così dette regole di Basilea, i Confidi vanno assumendo un ruolo sempre più centrale in quella che ormai può essere definita una  vera e propria “filiera” del credito, che ingloba imprese, associazioni di categoria, confidi,  banche ed istituzioni. In particolare, alcuni Confidi siciliani si sono mostrati più pronti a cogliere tali opportunità, né è un esempio la tempestività e l’efficacia con cui alcuni di essi hanno preparato il passaggio da Confidi ex art. 106 del Testo Unico Bancario, ad intermediari finanziari vigilati ex art. 107 dello stesso T.U.B. 

In Sicilia ad oggi già due Confidi hanno ottenuto tale riconoscimento mentre altri tre Confidi sono già in fase avanzata nell’iter di riconoscimento. Ad oggi i confidi riconosciuti come 107 in tutta Italia sono 23, quindi sotto questo aspetto si può dire che le nostre strutture non sono in ritardo rispetto a quelle del resto del Paese.  Non è un fatto irrilevante. Ricordiamo che le citate  regole di Basilea consentono dei significativi vantaggi alle banche che si fanno garantire i finanziamenti da Confidi  abilitati ex art.107, attraverso la  riduzione degli accantonamenti patrimoniali obbligatori, tali vantaggi si ripercuotono anche sulle imprese socie dei confidi  in termini di abbattimento dei tassi di interesse, di accesso al credito e finanziabilità delle operazioni, sfruttando anche i contributi regionali e nazionali in vario modo utilizzabili tramite queste operazioni.

Tuttavia va ricordato che questo ritrovato dinamismo mostrato da alcuni Confidi della regione non è sufficiente ad evitare, a livello di intero sistema, alcuni rischi in cui può incorrere l’azione di questi enti, soprattutto con riferimento al miglioramento complessivo della fruizione del credito da parte delle imprese siciliane. Qui i Confidi, 106 0 107 che siano, corrono il rischio di scontare alcune forti esternalità negative del sistema Regione oltre ad alcuni handicap strutturali che ancora li caratterizzano. Infatti, al di là di qualche eccezione i Confidi siciliani hanno una dimensione media sensibilmente inferiore agli standard nazionali (il numero medio di dipendenti, ad esempio, è pari alla metà del dato medio nazionale) sono in maggioranza sotto-patrimonializzati e non hanno livelli di professionalità adeguati per rispondere ai compiti di alta consulenza che il nuovo scenario operativo gli assegna; inoltre essi sono meno radicati nel territorio rispetto alla media nazionale.

Ancora, sembra prevalere una certa diffidenza verso l’azione associativa. A ciò si aggiungano le esternalità di un contesto locale non certo favorevole: un mercato creditizio che presenta problemi di efficacia allocativa (forti fenomeni di razionamento, garanzie richieste superiori agli standard nazionali, sofferenze e tassi più elevati rispetto alla media nazionale) anche a causa delle distorsioni del contesto socio economico che presenta  imprese piccole e deboli, vaste aree di sommerso economico, presenza pervasiva della criminalità organizzata, giustizia penale e soprattutto civile più  lenta, amministrazioni inefficienti, sottodotazione infrastrutturale etc.

Inoltre, va tenuto presente che il processo evolutivo dei Confidi potrebbe subire altre penalizzazioni dalle difficoltà nel reperire risorse umane adeguatamente professionalizzate, per svolgere quelle funzioni assai specialistiche che le regole di Basilea impongono a questi enti per essere considerati validi partners di banche ed imprese; tale situazione è la conseguenza, da un lato della scarsità di aziende specializzate (banche incluse) con i centri decisionali effettivamente operanti in loco, dall’altro dell’ inadeguatezza delle strutture di formazione, sia delle università  pubbliche che della formazione  professionale. Tali risorse umane andranno, dunque, reperite  fuori dalla Regione o dovranno essere pagate come  consulenza,  in ogni caso a costi più alti rispetto ai Confidi operanti in altre aree del Paese, come quelle centrosettentrionali, più favorite sotto questo specifico aspetto.

Ancora, i Confidi siciliani devono scontare altre penalizzazioni peculiari della nostra regione come, ad esempio, la carenza assoluta di fondi da parte delle Camere di commercio e di molti degli enti locali, che presentano bilanci dissestati; si tratta di enti che in altre regioni supportano e stimolano assai concretamente l’azione dei confidi.
 

 
I 36 Confidi riconosciuti dalla Regione penetrano solo il 6% del mercato
 
In bae agli ultimi dati dell’ assessorato regionale all’Economia, riferibili al 2009, i 36 confidi riconosciuti dalla Regione, in base alla Legge regionale 11 del 2005, ovvero quasi tutti i confidi effettivamente operanti nella regione, hanno un grado di penetrazione sul mercato pari al 6% circa contro il 45% nazionale, con un numero di imprese regolarmente iscritte e registrate limitato a 22.000 aziende; le garanzie prestate ammontano a circa 980 m euro.
Le carenze nell’attuale sistema confidi regionale si confermano anche laddove si consideri il grado di concentrazione: 5 confidi sui 36 autorizzati gestiscono il 90 % del totale garanzie offerte. Disfunzioni continuano a sussistere anche nelle modalità operative dei Confidi siciliani: il 45% della loro attività riguarda pratiche relative a contributi inferiori a 300 euro, in svariati casi la richiesta finale risulta essere inferiore ad un euro, talvolta anche pochi centesimi.
 


La Regione eroga in ritardo risorse stanziate da tempo
 
Vanno considerati anche gli handicap che incontrano i Confidi in Sicilia, derivanti dall’azione della Regione che, al di là della competenza e dell’impegno personale di qualche singolo dirigente o funzionario, nel complesso continua ad essere farraginosa e solo parzialmente efficace. Lo testimoniano i ritardi nelle erogazioni di somme già stanziate, ad esempio i contributi in conto interessi per gli anni 2002-2006, o i ritardi già accumulati per l’erogazione degli analoghi contributi per il 2007-2008 (anche se questi ultimi  imputabili  solo parzialmente all’ amministrazione regionale). 

Pesa inoltre l’estrema lentezza decisionale che caratterizza l’ attività governativa: da ultimo uno studio di Fin Lombardia (M. Nicolai, atti del convegno “i Confidi a sostegno del credito alla Pmi”, febbraio 2010”) evidenzia come, a dicembre 2008, la classifica  delle regioni italiane relativamente agli interventi anticrisi posti in essere dai vari governi locali a favore delle garanzie, vede al primo posto la solita Lombardia con ben 129 mln euro, mentre all’ ultimo posto è relegata la Sicilia con soli 1,5 milioni euro. Anche in questo caso la Regione sembra essersi attivata in ritardo.

L’ottimale funzionamento del sistema dei confidi e della filiera del credito in generale, a nostro avviso, è uno snodo talmente importante per lo crescita economica della Sicilia, così come delle altre regioni meridionali a sviluppo incompiuto, che richiederebbe un più massiccio impegno non solo del governo regionale, ma anche del governo centrale, su tutti i fronti, primo fra tutti quello con l’Unione europea. Potrebbe essere, infatti, opportuno aprire una apposita trattativa per ottenere alcune deroghe ai vincoli comunitari in tema di concorrenza ed aiuti alle imprese, in considerazione della situazione di particolare svantaggio che scontano queste aree. Occorre evitare  che alla fine di questo nuovo capitolo del processo di cambiamento del sistema creditizio, ancora una volta la Sicilia ed il Mezzogiorno  vedano trasformarsi una opportunità in un ulteriore fattore di svantaggio.

Articolo pubblicato il 22 giugno 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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