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Quotidiano di Sicilia

Panoramica sulle norme costantemente ignorate
di Michele Giuliano

Cosa sarebbe dovuto cambiare e tutto quello che è rimasto uguale. Quello che prevedono le più recenti leggi in materia

Tags: Pec, Pa, Enti Locali



PALERMO - Che pubblica amministrazione sarebbe in Sicilia con l’entrata in vigore dell’informatizzazione a pieno regime? Davvero un’altra cosa facendo riferimento non solo alla legge 7 del 2005 ma anche a quella recentemente varata, la numero 69 del 2009.
Il ministero della Pubblica amministrazione, anzitutto, ha annunciato la scomparsa del “pellegrinaggio burocratico” di cittadini e imprese, sollevati dal dover acquisire ed esibire certificati grazie all’interconnessione di tutti gli uffici pubblici, centrali e locali. Diciamo che si tratta di un auspicio, più che di un fatto. Come rilevato dal Consiglio di Stato, il Codice dell’amministrazione digitale si propone anzitutto di segnare una rotta, nel senso di mutare consuetudini radicate nel rapporto Stato-cittadini, trasformando in senso paritario un rapporto oggi segnato dalla subordinazione del cittadino allo Stato: in questo senso devono essere lette le integrazioni del marzo del 2009.

Si parla di: migliore armonizzazione con la normativa in materia di dati personali, riconoscimento di dignità giuridica alle copie cartacee di documenti informatici, definizione delle regole per la formazione e l’accesso al fascicolo informatico della pratica, dell’inserimento dei nominativi dei dirigenti responsabili dei singoli uffici tra i dati che obbligatoriamente i siti delle Pubbliche amministrazioni devono contenere, riduzione da ventiquattro a otto mesi del termine perché le pubbliche amministrazioni provvedano ad “istituire almeno una casella di posta elettronica istituzionale e una casella di posta elettronica certificata” nonché a “utilizzare la posta elettronica per le comunicazioni tra l’amministrazione e i propri dipendenti”.

Articolo pubblicato il 22 giugno 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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