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Quotidiano di Sicilia

Guardano Pomigliano e vedono Termini
Lombardo e D’Antoni: “Riaprire il tavolo con Torino”. Ma si tratta di illusioni senza alcuna concretezza. Lo stabilimento campano sarà salvato dagli operai, ma quello siciliano è già morto e sepolto

Tags: Fiat, Pomigliano, Termini Imerese, Raffaele Lombardo



PALERMO - “Un sì per Pomigliano assicurerebbe un futuro di occupazione e produttività a uno stabilimento strategico per lo sviluppo del Mezzogiorno e di tutta l’Italia. E renderà anche più facile la riapertura del tavolo con Fiat a Termini Imerese. Bisogna essere consapevoli che l’oltranzismo non porta da nessuna parte e offre solo un pretesto straordinario a chi lavora contro il meridione e il mondo del lavoro”. Lo sostiene Sergio D’Antoni, deputato Pd e vicepresidente della commissione Finanze della Camera, nell’attesa dei risultati del referendum svolto ieri tra i lavoratori dello stabilimento Fiat di Pomigliano.

“È arrivato il momento di aprire una nuova stagione di concertazione tra forze sociali, politica e istituzioni - aggiunge - Serve un nuovo grande patto capace di coniugare efficienza e regole, competitività e diritti. Andare oltre gli steccati ideologici e affrontare questa sfida significa dare una prospettiva industriale e di crescita al Mezzogiorno e al paese. E mettere a nudo l’immobilismo del governo e l’inconcludenza delle sue politiche di sviluppo”.
Qualche giorno fa, sull’argomento non aveva fatto mancare il proprio pensiero il presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo.
“Insieme a tutto il mio governo, ho assunto un impegno solenne nei confronti degli operai della Fiat di Termini Imerese, insieme a tutti quelli che lavorano nel suo indotto, e alle loro famiglie: garantire loro il lavoro, la professionalità acquisita e la dignità di sentirsi cittadini di questa regione - ha scritto Lombardo sul suo blog. Diverse sono le soluzione allo studio così come certa ed acquisita è la disponibilità e l’impegno economico deciso dalla Regione”.

“Pochi giorni fa è stata siglata l’intesa su Pomigliano d’Arco. Salutata dalla maggior parte dei commentatori, istituzionali e non, con dichiarazioni dal tono assolutamente positivo per l’impegno profuso da parte di tutti i soggetti coinvolti alla ricerca di una soluzione che potesse, in un modo o in un altro, salvaguardare il lavoro di migliaia di persone tra operai e loro famiglie, ha addirittura fatto registrare una spaccatura all’interno di alcuni settori del sindacato tanto da essere sottoposta ad un referendum tra gli operai che si svolgerà a breve (ieri, ndr)”.

“Non posso far altro - aggiunge Lombardo - che rallegrarmi per l’esito che si sta profilando su tale vicenda, soprattutto perché l’obiettivo della salvaguardia del lavoro e delle famiglie che del proprio lavoro vivono è, e sempre dovrebbe essere, primario nell’azione di qualsiasi governo che abbia a cuore il bene dei propri cittadini. è per queste ragioni che chiedo alla Fiat di rivedere le posizioni assunte su Termini Imerese. E per le stesse ragioni mi appello al governo nazionale e al ministro del lavoro perché facciano il possibile, e anche l’impossibile, per trovare una soluzione concordata a tutela degli operai e per il lavoro e lo sviluppo della Sicilia. Non vorrei - conclude Lombardo - che, per citare il bel libro di Carlo Levi, ancora una volta si debba poter ripetere che Cristo si sia fermato un po’ più a nord di Eboli”.

Articolo pubblicato il 23 giugno 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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