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2009, il crollo delle esportazioni. Bankitalia: Sicilia giù del 37%
di Rosario Battiato

L’analisi del rapporto presentato poche settimane fa. La causa legata al calo della domanda di petrolio. Grave diminuzione, se si considera che l’anno prima aveva fatto segnare +3,8%

Tags: Export, Petrolio



PALERMO - Un report completo dei dati economici per fare il punto della situazione sullo stato di salute della Sicilia nel 2009. I risultati sono stati raccolti e pubblicati dalla Sede di Palermo della Banca d’Italia, con la collaborazione delle altre Filiali della Regione. Nella definizione del prezioso dossier, aggiornato al maggio del 2010 e diffuso a giugno, sono stati coinvolti i principali enti, operatori economici, istituzioni creditizie, associazioni di categoria e importanti organismi della Regione.

Nell’ambito delle strategie commerciali la movimentazione petrolifera assume una rilevanza strategica, dal momento che per l’Isola rappresenta una grossa fetta della propria economia. Tuttavia le esportazioni in generale hanno lamentato un pesante deficit in linea con la crisi globale.

“Nel 2009 le esportazioni della regione sono diminuite - si legge nel rapporto della Banca - in termini nominali, del 37,0 per cento, a fronte di un aumento del 3,8 per cento nel 2008. La contrazione più forte si è registrata nel primo trimestre dell’anno (-53,5 percento) a seguito del perdurare della crisi finanziaria che già aveva frenato gli scambi internazionali nell’ultimo trimestre del 2008”.

Nel calo generale delle esportazioni, quindi, proprio i prodotti petroliferi hanno subito una pesante battuta d’arresto. “Le vendite all’estero dei prodotti petroliferi raffinati - esplicitano i commenti al report - hanno subito un forte calo in valore (-38,1 per cento) pur mantenendo variazioni positive nelle quantità (1,1 per cento), per effetto della riduzione del prezzo dei prodotti energetici sui mercati internazionali. È lievemente diminuita l’incidenza in valore di tale settore sul totale delle esportazioni regionali, dal 67,6 al 66,4 per cento; al netto di queste produzioni l’export regionale ha registrato una riduzione del 34,3 per cento, rispetto al -1,6 per cento nell’anno precedente”.

Non solo petrolio nel libro nero delle esportazioni siciliane ma anche gli altri grandi settori che per anni hanno trascinato l’economia siciliana, segnano il passo e accelerano la necessità di una rivoluzione verde. A farne le spese anche la chimica, ormai in perenne crisi occupazionale dagli anni ’80. “Riduzioni superiori alla media - prosegue il rapporto - si sono registrate per la chimica (-43,5 per cento), i metalli di base e prodotti in metallo (-61,2 per cento) e i mezzi di trasporto (-69,9 per cento)”.
Andando in dettaglio le esportazioni siciliane dei prodotti petroliferi nei confronti dell’area dell’euro si sono ridotte del 53,9%. Un dimezzamento che si riduce appena nei confronti del resto del mondo (-30,9%). Nel complesso la grande industria petrolchimica incide sull’economia siciliana sempre meno (-2% nel 2009).

A Siracusa l’incidenza del polo è in caduta libera, visto che è passato dal 25% del valore aggiunto provinciale nel 1999 al 16,2% nel 2007. Resiste ancora Gela, che contribuisce all’economia nissena per il 22,5%, valore superiore anche al dato medio nazionale. Ma nell’aria si percepisce già la necessità di un cambiamento perché a lungo termine i valori continueranno ad inabissarsi e per la Sicilia del nuovo millennio la terza rivoluzione industriale dovrà essere prioritaria.

Articolo pubblicato il 23 giugno 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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