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Quotidiano di Sicilia

Nuova era tecnologica, sul web col telefonino
di Monica Basile

Forum con Paolo Bertoluzzo, amministratore delegato di Vodafone Italia

Tags: Paolo Bertoluzzo, Vodafone



Vodafone è stata protagonista della rivoluzione tecnologica degli ultimi 15 anni: quali sono i numeri del vostro business e quale è l’aspetto sociale di questa rivoluzione che ha cambiato il modo delle relazioni delle persone?
“Vodafone Italia è un’azienda che oggi fattura quasi 9 mld di euro, ha circa 8.000 dipendenti distribuiti in 55 sedi ed in 8 call center (Milano, Roma, Padova, Ivrea, Napoli, Pisa, Catania, Bologna) che gestiscono mediamente oltre 40 milioni di telefonate all’anno. La rivoluzione tecnologica avvenuta negli anni Novanta ed il primo quinquennio del 2000 è stata quella di essere sempre raggiungibili e poter raggiungere gli altri con evidenti impatti anche in ambito sociale. Nel decennio tra il ‘95 ed il 2005 si è passato da un utilizzo di nicchia, quasi elitario, iniziato con un telefono usato dai professionisti, giornalisti, manager per poter svolgere il proprio lavoro in trasferta, ad un uso di massa, con il telefono cellulare, che ha raggiunto nel 2005 la penetrazione delle sim del  100 %. Negli ultimi 5 anni si è raggiunto il 140 - 150 % teorico in quanto ogni italiano in età adulta, e non solo, possiede ed usa una sim.
Mediamente le statistiche indicano 1,5 cellulare a persona, e l’utilizzo tra i giovani è sceso al di sotto dei 10 anni. Non c’è distinzione di fascia sociale o geografica, dal nord al sud e per ogni livello di reddito o cultura, chiaramente cambia molto la possibilità di spesa dei diversi soggetti ed il tipo di utilizzo che ne viene fatto, infatti più si ha poca disponibilità di reddito più il soggetto aumenta il numero di sim attive per poter usufruire di tutte le varie promozioni messe nel mercato”.

Paradossalmente, sebbene possa sembrare un mercato saturo invece è in continua espansione?
“Infatti abbiamo parlato della prima rivoluzione sociale della raggiungibilità, adesso si è passati alla seconda rivoluzione sociale dove si vuole essere sempre connessi. Il 2010 è l’anno dell’apertura al mercato di massa nell’essere sempre connesso ad internet anche attraverso il cellulare. Questo vuole dire avere la possibilità di guardare le mail, vedere i video preferiti, connettersi ai social network o al proprio quotidiano.
Graficamente è come se fosse una seconda onda, ancora più alta della precedente: nella prima rivoluzione sono serviti più anni mentre nell’ attuale l’orizzonte temporale è stato più breve. è iniziato ancora una volta con gli adulti ma coinvolge in prima persona sempre di più i giovanissimi che vedono nello smartphone, i telefoni intelligenti capaci di offrire in qualsiasi momento molte delle funzionalità di un pc portatile, la risposta ai propri bisogni. Queste onde ipotizzate in un istogramma sono onde di volumi e non di fatturato in quanto a causa della competizione sul prezzo ed anche per gli interventi regolatori, si è avuto una grande crescita dei volumi e calo dei ricavi. Rispetto ad altri settori industriali è andata meglio ma il comparto delle Tlc ha visto negli ultimi 3/4 anni un meno 1, meno 2 di erosione dei ricavi in termini reali. È evidente che è in atto un nuovo impatto sociale”.

Ma queste novità sono espressione di bisogni effimeri o di bisogni reali?
“Anche in questo caso si è passati da una prima fase elitaria ad una in cui oggi lo smartphone è uno strumento di lavoro normale che aumenta la produttività di tutti. Avere accesso ai dati, alle mappe ovunque sei, essere connesso al proprio network è diventata la normalità. Noi offrivamo da anni questi servizi  ma così come il BlackBerry ha dato una spinta enorme nel mondo delle aziende, è da dire che l’ iPhone ha dato un contributo alla massificazione di questi servizi, dimostrando che si è passati ad una nuova fase. Se oggi si guarda al comportamento di chi parla al telefono, nel più del 50 % dei casi il soggetto non tiene più in mano il cellulare ma lo guarda o al limite lo tocca: è un cambiamento culturale enorme”.
 

 
Call center di Catania tra i più grandi d’Italia. Crescita dell’impresa rispettando l’etica sociale
 
Vodafone in Sicilia, parliamo degli investimenti e del Call center di Catania.
“In Sicilia abbiamo più di 500 dipendenti, dislocati nelle sedi di Catania, uno dei call center più grandi d’Italia, e Palermo. Gli investimenti per l’anno in corso e fino al 2012 sono stimabili in circa cinquanta milioni euro. In particolare il call center di Catania ha iniziato la propria attività nel 1998 con meno di 140 persone ed oggi nella nuova sede ce ne lavorano 450 e di queste, il 73 % sono donne”.

Come Vodafone affronta etica e business?
“Credo sia importante partire da un principio, le aziende sono create per fare profitto nel lungo periodo. Investire nello sviluppo sociale significa anche creare valore economico per gli azionisti in un arco temporale più ampio che garantisca la sostenibilià dell’impresa. Se manteniamo questa prospettiva vuol dire che è fondamentale un’etica quotidiana nella gestione dell’impresa. La società civile, la legalità, l’ambiente diventano un patrimonio dell’azienda, così come i singoli individui: clienti, fornitori e dipendenti.
La nostra Fondazione (Fondazione Vodafone Italia) ha investito finora quarantacinque milioni di euro, di cui più di quattro per progetti in Sicilia, con ambiti specifici e rivolti al disagio sociale. Non ci possiamo sostituire al pubblico, ma crediamo di poter dare un contributo non solo economico ma anche mettendo a disposizione la nostra managerialità e le nostre competenze”.

Articolo pubblicato il 26 giugno 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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Paolo Bertoluzzo, amministratore delegato di Vodafone Italia
Paolo Bertoluzzo, amministratore delegato di Vodafone Italia