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280 preziosi punti di riferimento per i turisti in visita in Sicilia
di Stiben Mesa Paniagua

L’importante ruolo sul territorio degli uffici d’informazione e accoglienza turistica gestiti dalle Pro Loco. L’assessore al Turismo Strano, promette risorse reperibili tramite i fondi Ue

Tags: Turismo, Pro Loco, Nino Strano



CATANIA - L’inizio della stagione estiva rappresenta per la Sicilia il momento di maggior incremento dei turisti in visita sul proprio territorio, vacanzieri che, nella maggior parte dei casi, trovano un importante punto di appoggio presso gli uffici d’informazione e accoglienza turistica (IAT) gestiti dalle Pro Loco. Sul ruolo di queste associazioni nell’isola e quindi sullo stato di attuazione dell’art. 8 della Legge Reg. 10/2005 si è discusso durante la Convention Regionale delle Pro Loco a cui hanno presso parte, oltre all’assessore regionale al Turismo Nino Strano e al Presidente della Provincia di Catania Giuseppe Castiglione, anche i presidenti dell’Unione nazionale Pro Loco d’Italia (UNPLI) Claudio Nardocci, nazionale, e Antonino La Spina, regionale.

Le Pro Loco -secondo l’art. 8 della Legge 10/2005 - svolgono attività di valorizzazione turistica delle realtà e delle potenzialità naturalistiche culturali, storiche, sociali e gastronomiche delle località in cui operano. In particolare - punto b - le Pro Loco dovrebbero occuparsi della promozione del miglioramento dei servizi di accoglienza ed informazione turistica, delle infrastrutture e della ricettività alberghiera ed extralberghiera. Tuttavia, come spesso accade, la realtà è ancora lontana dalla carta come ha confermato l’assesore Strano, infatti: “l’attuazione della legge 10, già cominciata in alcuni distretti, è stata durissima a causa delle resistenze e dei campanilismi che molto spesso mettevano davanti l’orgoglio della propria città piuttosto che l’interesse generale. Ed io sono convinto che i distretti potranno lavorare in grande sintonia con le 280 Pro Loco che vi sono in Sicilia. Noi abbiamo bisogno del vostro sostegno capillare”.

Un altro problema affrontato da queste associazioni è quello relativo al reperimento dei fondi di finanziamento e questo non solo in Sicilia, anche se per quanto riguarda l’isola l’Assessore Strano ha promesso soluzioni possibili grazie ai fondi europei. Ad ogni modo, come dimostrato dall’esempio del Lazio riportato dal presidente nazionale Claudio Nardocci, internet rappresenta uno strumento semplice ed efficace per ovviare, in parte, a questa mancanza. Con la rete, infatti, non solo si agevola la comunicazione interna fra le varie Pro Loco permettendo un costante aggiornamento ma, principalmente, si può promuovere il proprio territorio e gli eventi ad esso legati in maniera poco dispendiosa. Social network e blog sono mezzi gratuiti con un potenziale infinito, basta un bel video o un immagine giusta per arrivare dappertutto.

Durante la convention c’è stato spazio per una relazione sul rapporto che hanno le Pro Loco con le amministrazioni provinciali siciliane e sull’applicazione della normativa del 2005 in ognuna di esse. Il quadro che è emerso è variegato, in molte province (Palermo, Trapani, Catania e Siracusa) il rapporto sembra essere buono e la Pubblica Amministrazione ascolta e dialoga con le associazioni. Al contrario in altre province (Caltanissetta, Messina, Ragusa, Enna e Agrigento) la situazione è poco chiara e la normativa non sempre viene applicata per come dovrebbe.
 


Dai tagli al servizio civile ripercussioni sulle Pro loco
 
CATANIA - Durante la Convention Mario Perrotti, responsabile nazionale UNPLI formazione, ha evidenziato le gravi conseguenze dei tagli al Servizio Civile: “quest’anno siamo a 19 mila volontari dei 50 mila che appena due anni fa c’erano, l’anno prossimo noi avremo 120 mln di euro a disposizione a fronte dei 175 di quest’anno, 120 mln significano si e no 10 mila volontari, 10 mila volontari significano la morte del Servizio Civile”.
Il problema è trasversale e non coinvolge soltanto le Pro Loco ma tutti gli enti che usufruiscono del lavoro di questi giovani. Volontari disponibili e capaci che - prosegue Perrotti -  “anche in altre organizzazioni dove vanno a fare assistenza ai disabili, negli ospedali, nelle Misericordias, nella Caritas, forniscono un quadro esaltante della gioventù del Paese: il rischio è che questo finisca l’anno prossimo. Non abbiamo molto tempo. Probabilmente noi siamo l’unico ente che riuscirà a sopravvivere anche alla morte del Servizio Civile ma quanti altri, anche pubblici, riusciranno a sopravvivere…”.
La questione è molto attuale anche per l’assessore Strano che, a tal proposito, ha annunciato un confronto con l’assessore alle Politiche Sociali, l’On. Leanza. Il rischio è che vada perduta un’eccellenza italiana come quella del Servizio Civile, con conseguenze maggiori nei territori dove la diseconomia è più rilevante e la disoccupazione giovanile rappresenta già un problema.

Articolo pubblicato il 30 giugno 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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