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Fondi Fas: “Snellire i passaggi burocratici”
di Giovanna Naccari

Forum con Francesco Attaguile, dirigente generale dipartimento Uffici di Bruxelles

Tags: Francesco Attaguile



Quali sono le competenze del Dipartimento?
“Il Dipartimento cura i rapporti con gli organi centrali dello Stato e di altri enti pubblici nazionali, nonché con le istituzioni dell'Unione europea”.

Qual è l’ammontare complessivo dei fondi a disposizione della Sicilia?
“La Sicilia ha dodici miliardi a disposizione compreso i fondi Fas, le quote destinate alle aree sotto utilizzate. Con un ulteriore finanziamento di circa 6 miliardi, arriviamo ai 18 miliardi complessivi che si attivano con la spesa europea”.

Perché si continuano a verificare ritardi nella spesa dei fondi destinati agli anni 2007-2013?
“I ritardi sono eccessivi e dannosi. Non è semplice spendere 18 miliardi tutti in un anno, magari all’ultimo, rispetto al fatto che si sarebbero potuti spalmare nei sette anni previsti. I motivi del ritardo nella spesa sono vari. Innanzitutto, generalmente un biennio trascorre soltanto per l’affinamento delle procedure burocratiche e per le approvazioni”.

Perché occorrono due anni per i passaggi burocratici?
“Le procedure europee sono complesse e, in funzione di quelle comunitarie, si aggiungono i passaggi burocratici regionali. In Europa, secondo me, vige un principio sbagliato nel momento in cui si parla di snellimento delle procedure e di sburocratizzazione. Si tratta del principio della responsabilità contabile del funzionario, che risponde in prima persona degli errori. I funzionari leggono carte provenienti da tutta Europa. Sono rendiconti, documenti vari che, alla fine, incutono il timore di dover pagare di persona anche per una svista. Bisogna essere estremamente cauti nel valutare ed approvare i documenti, ecco perché si allungano notevolmente i tempi”.

Come si potrebbe risolvere il problema?
“Secondo me la responsabilità si dovrebbe applicare soltanto al Paese membro. Bisognerebbe toglierla al funzionario. Sarebbe una riforma auspicabile che sbloccherebbe la vischiosità delle procedure. Inoltre, c’è anche un’altra questione da risolvere: la complessità dei manuali a cui bisogna attenersi per le attività da svolgere. Le procedure si basano su manuali molto complessi. Nel mio caso, ho trascorso 48 ore a studiare un manuale per un fatto banale, ovvero l’organizzazione di un evento che ci ha assegnato la regione Campania, titolare dell’assistenza tecnica del programma Med, il progetto di cooperazione transnazionale che unisce le regioni degli Stati Ue che si affacciano sul Mediterraneo. Con questo incarico abbiamo a disposizione 29 mila euro per organizzare una manifestazione che coinvolge tutta Italia. All’Ue dovrà rendicontare la Campania secondo un meccanismo complesso di certificazione della spesa. Insomma, si tratta di un iter che alla fine allunga solo i tempi”.

Le procedure europee sono complicate, ma quelle regionali lo sono altrettanto. Secondo lei, si possono snellire?
“Le procedure regionali sono ormai tutte in funzione di quelle europee, salvo alcuni adempimenti che all’inizio sono stati sicuramente molto lenti. Un esempio si può fare con l’approvazione del Piano del fondo di sviluppo regionale. La nostra amministrazione ha subito il contraccolpo del cambio di tre direzioni che si sono succedute al dipartimento Programmazione. L’attuale dirigente generale ha recuperato i ritardi con una serie di interventi, compreso l’assegnazione di alcuni fondi alla Bei, la Banca europea per gli investimenti. Naturalmente però c’è ancora molta strada da fare”.

I fondi europei si perdono anche per mancanza di progetti cantierabili. Le inchieste del Quotidiano di Sicilia hanno dimostrato che non c’è una programmazione nei Comuni. Non esistono i parchi progetto, non c’è una programmazione.
“Adesso i Comuni stanno cominciando a fare programmazione. Non hanno altre alternative. In base all’asse 6 del Po Fesr, il cosiddetto ‘asse città’, i Comuni si sono dovuti dotare di piani triennali, altrimenti non avranno un euro. E il dipartimento Programmazione ha fissato delle scadenze, dando la priorità ai progetti cantierabili”.
 

 
Il Trattato di Lisbona coinvolge le Regioni per partecipare alle iniziative comunitarie
 
Quante sono le Regioni in Europa?
“Sono poco più di 300, di cui 75 sono a potere legislativo e partecipano alle iniziative comunitarie”.

Quali novità ha introdotto il Trattato di Lisbona riguardo alla partecipazione delle Regioni alle iniziative comunitarie?
“Con il trattato di Lisbona, la Costituzione d’Europa in vigore dal primo dicembre scorso, è stato stabilito il coinvolgimento dei Parlamenti nazionali e delle Regioni con il potere legislativo ordinario e speciale. Nel nostro caso partecipano tutte le Regioni italiane. La Sicilia è pienamente dentro questo scenario, l’unico problema delle Regioni è la grande resistenza della burocrazia statale, la quale è gelosissima di questa prerogativa. Non ha assimilato ancora questa partecipazione”.

In che modo partecipano le Regioni alle iniziative comunitarie?
“La partecipazione avviene con due rappresentanti per delegazione, uno per le Regioni a statuto ordinario e l’altro per quelle speciali. Di fatto, ogni delegazione nazionale è presente con 4 persone. Si tratta di un rappresentante del ministero degli Esteri, che è permanente a Bruxelles, di un rappresentante del ministero competente per la materia che viene tratta e, infine, dei due rappresentanti regionali. All’interno del coordinamento della Conferenza delle Regioni viene stabilito di volta in volta chi deve partecipare secondo la materia trattata. Tutto ciò è estremamente impegnativo perché obbliga a prendere posizioni su fatti e situazioni che riguardano tutti”.

Articolo pubblicato il 30 giugno 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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Francesco Attaguile, dirigente generale dipartimento Uffici di Bruxelles
Francesco Attaguile, dirigente generale dipartimento Uffici di Bruxelles