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Quotidiano di Sicilia

Acque minerali: concessioni troppo basse
L’Acqua Geraci attende l’autorizzazione dell’assessorato all’Energia e dell’Autorità Mineraria per utilizzare altre sorgenti. La Sicilia non ha ancora adeguato le tariffe e fa pagare solo 11 euro per ettaro di superficie concessa

Tags: Acqua, Ato, Servizi Idrici, Pier Carmelo Russo



PALERMO – L’Acqua Geraci spera nell’espansione e mantiene intatta la fiducia nelle Istituzioni regionali. La società palermitana attende infatti il decreto dall’assessorato regionale all’Energia, che dovrebbe autorizzare l’adduzione di altre sorgenti agli stabilimenti dell’azienda. Questo benestare permetterà all’impresa di assumere venti nuovi collaboratori nell’imbottigliamento.

Allo stato dei fatti, dopo il nulla osta di compatibilità ambientale dell’assessorato al Territorio ed Ambiente arrivato lo scorso mese di marzo, che aveva fatto preannunciare alla società le nuove assunzioni, si attende adesso la decisione dell’Autorità Mineraria che dovrà pronunciarsi in merito alla posa in opera delle tubazioni dalle contrade “Pietra Giordano”, “Dell’Occhio”, “Iazzo Scala” allo stabilimento di contrada “Parco Gentile”. Il commento dei vertici societari è lapidario. “Nonostante il Comune continua a mettersi di traverso con ricorsi e opposizioni all’ampliamento della concessione mineraria della “Terme”, bloccando di fatto l’azienda ma anche la nascita di altri venti posti di lavoro -ha spiegato l’amministratore unico Giuseppe Spallina - siamo ugualmente speranzosi”.

Ma non c’è stata solo l’acqua nei complessi rapporti con gli amministratori locali. La situazione, infatti, ha coinvolto anche alla nascita del distretto Turistico “Termini Cefalù Madonie”, reo, secondo i vertici della società, di ostacolare l’Acqua Geraci “sposando le iniziative del Comune di Geraci Siculo - si legge in un comunicato stampa dell’azienda - cioè la trasformazione in strutture termali, con finanziamenti pubblici, dell’ex scuola media e dell’ex convento degli Agostiniani, per favorire ingiustamente altri imprenditori”. In attesa dell’ultima autorizzazione i vertici societari informano che gli interventi per l’apertura delle nuove sorgenti, pur ricadendo all’interno del Parco delle Madonie, “saranno realizzati secondo precise indicazioni di ingegneria naturalistica e l’impatto visivo e paesaggistico è pressoché nullo”.

Tuttavia la situazione generale che riguarda i canoni di concessione per gli emungitori di acqua italiani, e siciliani in particolare, resta decisamente squilibrata a favore delle aziende. Legambiente ed Altraeconomia, secondo il dossier “Il far west dei canoni di concessione sulle acque minerali” pubblicato qualche mese fa, hanno pubblicato cifre molto evidenti: 12,5 miliardi di litri di acqua imbottigliata, consumo procapite doppio rispetto la media europea pari a 194 litri, 189 fonti, giro d’affari di 2,3 miliardi di euro. In realtà le linee guida approvate nel 2006 prevedevano tariffe ben differenti: da 1 a 2,5 euro per metro cubo o frazione di acqua imbottigliata; da 0,5 a 2 euro per metro cubo o frazione di acqua utilizzata o emunta; almeno 30 euro per ettaro o frazione di superficie concessa.

Qualche Regione ha provato ad adeguarsi, ma solo 5 hanno effettivamente recepito le linee guida nazionali. La Sicilia si colloca in una zona intermedia perché pur avendo previsto il raddoppio del canone sulle superfici della concessione e sui volumi di acqua superiore o uguale a 1 euro a metro cubo, fa ancora pagare appena 11 euro per ettaro.

R. B.

Articolo pubblicato il 30 giugno 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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