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Quotidiano di Sicilia

Rifiuti, è pre-allarme in Sicilia
di Rosario Battiato

Ambiente. Discariche sature emergenza rifiuti in Sicilia.
Le scadenze. Bellolampo ha i mesi contati e secondo l’ex Agenzia regionale Rifiuti ed Acque entro il 2011 tutte le discariche isolane dovranno chiudere. Lo spazio disponibile è ormai minimo.
Le soluzioni. La riforma della gestione rifiuti dovrà dare priorità alla differenziata che attualmente si trova ai minimi nazionali. La Regione non esclude il ricorso ai termovalorizzatori.

Tags: Rifiuti, Ambiente, Bellolampo, Arra, Arpa, Pier Carmelo Russo



PALERMO – L’uscita provvisoria dall’emergenza dei rifiuti passa necessariamente dalla tenuta delle discariche isolane. La fase del contenimento, per evitare un effetto Campania, prevede l’ampliamento delle discariche attuali – sono diffusamente sature quelle sul territorio isolano – ma per il futuro non si potrà continuare a giocare al perenne palliativo. La riforma dei rifiuti, con la scelta di puntare sulla differenziata, apre alla possibilità ad impianti di incenerimento che siano meno invasivi possibili sul territorio e soprattutto ad una più efficace gestione delle frazioni dei rifiuti che al momento finiscono in maniera indifferenziata in discarica, provocando un aumento anche dei liquidi inquinanti come il percolato.
Parallelamente a questa azione appare la necessità di bonificare le oltre 600 discariche diffuse e dimenticate sul territorio isolano, secondo gli ultimi dati diffusi dall’Arra.
 
Bellolampo ha i mesi contati e la criticità della più grande discarica isolana riproduce lo stato di allerta che riguarda anche gli altri siti isolani. Nei giorni dello “svelamento” di questa preoccupante emergenza rifiuti – preconizzata da diverso tempo ma adesso immediata data l’inoppugnabilità dei fatti – i politici isolani e nazionali si interrogano sulle possibili soluzioni.
Il Lombardo Ter ha già avuto modo di varare la riforma dei rifiuti, abolendo quel sistema perverso di Ato passati da 27 a 10, e dando priorità assoluta alla differenziata e alla diminuzione dello smaltimento in discarica che nell’Isola si è sempre mantenuto attorno il 90%. Intanto le  discariche diminuiscono – passate da 93 a 14 tra il 2004 e il febbraio del 2010 – e questo andazzo, che pare in linea con quanto richiesto dall’Unione europea, cioè meno discariche e più differenziata, si rivela fatale per un sistema che al momento può solo vantare qualche eccezione allo smaltimento indifferenziato. Infatti il volume residuo delle discariche isolane è ormai ridotto agli sgoccioli pressoché ovunque e la soluzione non può consistere nell’ampliamento o nell’apertura di nuovi siti.

La spazzatura sarà pure una ricchezza, come dicono gli scienziati, ma nell’Isola finora è solo stata una manna dal cielo per la criminalità organizzata che proprio in questo settore ha sempre trovato una consistente fonte di guadagno come testimonia il rapporto Ecomafia 2010 di Legambiente, che vede l’Isola, 364 infrazioni commesse, al quarto posto nazionale per numero di reati nel 2009. Il fallimento della gestione commissariale appare ormai in tutta la sua chiarezza - 392 milioni sono stati stanziati solo da Agenda 2000 per il finanziamento delle opere infrastrutturali per la Rd - così come il Piano Regionale dei Rifiuti del 2002 le cui priorità erano appunto la differenziata, che è andata persino scemando con gli anni fino a giungere al 6,1% del 2007, secondo l’ultimo annuario Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) del 2009 con conferimento in discarica del 94%.

Un dato che non è molto cambiato negli ultimi due anni visto che circa il 90% degli oltre 2 milioni e mezzo di tonnellate di rifiuti prodotti vengono ancora conferiti in discarica. Così se Bellolampo pare avere qualche mese di vita – secondo il dossier “Produzione e Gestione dei Rifiuti Urbani in Sicilia” redatto dalla sezione siciliana del Catasto dei rifiuti con la collaborazione dell’Arpa (Agenzia Regionale Protezione Ambiente) – non è migliore la situazione che si registra altrove. I tecnici dell’ex Arra, l’Agenzia Regionale Rifiuti ed Acque varata nell’era Cuffaro e soppressa dal 2010 per volontà dell’attuale governatore, avevano spiegato come entro il 2011 tutte le discariche siciliane avrebbero dovuto chiudere.

Organizzare modalità alternative sembra assai complicato: i tempi standard per la costruzione degli impianti di micro incenerimento – l’assessore regionale Russo non ha escluso l’utilizzo dei termovalorizzatori - ammontano ad almeno 4 anni. Tra le più vicine a cadere sotto i colpi dei sacchi di rifiuti ci sarà anche la discarica di Vittoria (Rg) in contrada Pozzo Bollente, che secondo il catasto regionale dei rifiuti nel febbraio scorso era già in esaurimento. Del resto anche l’utilizzo degli inceneritori prevede un livello di differenziata che l’Isola non possiede affatto. La questione appare assai semplice nella sua drammatica immediatezza: escludendo la discarica indifferenziata, citando il rapporto redatto dal Catasto rifiuti, “gli altri sistemi di smaltimento dei rifiuti urbani hanno un carattere assolutamente marginale”.

Secondo quanto riporta proprio il rapporto del Catasto esiste un solo inceneritore in provincia di Messina, un impianto per il trattatamento anaerobico in provincia di Palermo, sei impianti per il compostaggio di qualità e due per il trattamento meccanico-biologico. La pochezza di questi impianti trova l’esatta corrispondenza nella frazione di rifiuti trattati. Gli ultimi dati Ispra certificano come nella regione Lombardia la distribuzione della gestione dei rifiuti sia assolutamente equilibrata tra le diverse varianti (38% incenerimento, 26% recupero materia, 12% compostaggio, 13% trattamento meccanico-biologico e 9,4% in discarica) mentre in Sicilia la situazione è decisamente monotematica (88% in discarica, 4% recupero materia, 4% trattamento meccanico-biologico, 3% compostaggio).
 


Pericolo percolato. Russo: “Effetti disastrosi se chiude Bellolampo”
 
PALERMO – Per uscire dall’emergenza rifiuti il Governo regionale sta riflettendo sull’opportunità di smaltirli fuori dalla Sicilia. Mentre su Bellolampo si pongono ancora diversi dubbi che riguardano la capienza e lo smaltimento del percolato (solo nel 2008 ne ha prodotto 43.362 tonnellate) su cui incombe anche un’inchiesta giudiziaria, la soluzione in loco sembra davvero lontana. “Si dovrebbero prevenire - ha spiegato l’assessore Pier Carmelo Russo, nel corso dell’audizione in commissione Ambiente dell’Ars - gli effetti disastrosi che avrebbe sul 25% del sistema dei rifiuti regionale una possibile chiusura di Bellolampo, qualora fosse dichiarata inagibile dalla magistratura, per via dell’inquinamento da percolato, vicenda su cui sono in corso indagini giudiziarie, o qualora la discarica si esaurisse malgrado le previsioni”. Le prossime tappe sono già state fissate: la Regione attende dalla Protezione Civile l’ordinanza che ne certifichi l’azione di emergenza in accordo col Governo, mentre a Roma è prevista la riunione del tavolo tecnico per valutare le proposte di variante alla quinta vasca di Bellolampo.

Articolo pubblicato il 01 luglio 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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