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“Più colpite le città con il maggior numero di aziende” ma il tessuto imprenditoriale siciliano può riprendersi
di Alessandro Petralia

Investire in innovazione, potenziare le infrastrutture e sbloccare l’impasse alla Regione che impedisce alle imprese di accedere ai fondi Ue. Il presidente di Unioncamere Sicilia, Giuseppe Pace, analizza la fase economica e dà la sua ricetta per il rilancio

Tags: Economia, Imprese, Pil, Giuseppe Pace, Unioncamere



CATANIA -Sull’andamento dell’economia isolana abbiamo chiesto l’autorevole opinione di Giuseppe Pace, Cavaliere ufficiale della Repubblica Italiana e presidente di Unioncamere Sicilia dal novembre del 2004.
Secondo i dati pubblicati durante l’ultima Giornata dell’economia nel biennio 2008/2009, caratterizzato dalla crisi economica mondiale, Palermo ha registrato un -0,2 nel Pil pro capite, mentre Catania ha fatto molto peggio con un -7,2: tale differenza è a suo giudizio dovuta al fatto che Catania, notoriamente caratterizzata da una economia commerciale e imprenditoriale, ha accusato la crisi mondiale dei capitali molto di più rispetto alla sorella maggiore Palermo, che ha invece un’economia in cui incide di più lo stipendio di matrice pubblica?
“In Sicilia Catania è sinonimo di industria. Basti pensare all’Etna Valley e al boom tecnologico che ha caratterizzato gli anni Novanta. Non solo. Ancora oggi i big dell’energia e dell’innovazione programmano di fare grossi investimenti vicino l’Etna. Segno che, grazie alla presenza dell’Università che fa ricerca e all’imprenditorialità diffusa, questa è ancora un’area di grande attrazione. La crisi, però, non ha guardato in faccia nessuno. Anzi. Ha colpito ancora di più le città dove ci sono più aziende. È stato così anche per Trapani che negli ultimi anni ha riscoperto una spiccata vocazione imprenditoriale. E ne ha risentito molto anche Ragusa, una delle province più ricche della Sicilia. Ma, sono ottimista, la fine del tunnel è vicina”.

Il dato sopra menzionato in riferimento a Catania è a suo giudizio transitorio oppure configura una crisi strutturale che potrebbe definitivamente cancellarne il tradizionale ruolo di “Milano del sud” ?
“Di sicuro Catania e provincia rappresentano la capitale commerciale della Sicilia. È qui infatti che si concentra la maggior parte degli shopping center esistenti nell’Isola. Questo la accomuna sicuramente alla Lombardia dove i grandi outlet e mall circondano le città. La Sicilia, però, ha delle caratteristiche che la rendono unica e sulle quali bisognerebbe puntare”.

Per esempio?
“Penso all’agroalimentare, una delle voci più consistenti dell’export siciliano. Siamo tra le prime regioni in Italia per numero di dop e igp. E poi il turismo in tutte le sue declinazioni, dal congressuale a quello culturale, dal mare alla natura. Ogni provincia ha le sue peculiarità e bellezze da scoprire. Sono questi i cavalli vincenti sui quali puntare per far decollare l’economia regionale. In questa direzione si inserisce il marketing territoriale che, in maniera sinergica, promuove nel resto del Paese e all’estero il meglio che la Sicilia può offrire”.

Come giudica il momento dell’economia isolana nel suo complesso in confronto a quanto sta accadendo a livello nazionale ed europeo?
“Ci sono grosse differenze, dovute soprattutto al fatto che l’economia siciliana non è agganciata a quella mondiale. Nell’Isola le aziende sono per lo più ditte individuali e imprese a conduzione familiare. Esistono altre logiche. Qui la crisi è stata strutturale e affonda le sue radici nei problemi di sempre. Di certo, come nel resto del Paese, le imprese siciliane soffrono la difficoltà di accesso al credito. Le banche hanno chiuso i rubinetti ovunque, ma in Sicilia è stato peggio anche perché qui, notoriamente, il denaro costa di più”.

La ricetta per superare la crisi?
“Investire in innovazione per rendere più competitive le imprese siciliane che vogliono affacciarsi sui mercati internazionali. Potenziare il sistema infrastrutturale. Fare promozione all’estero. Ma anche sbloccare l’empasse alla Regione e avviare i bandi europei. È passato troppo tempo e ancora in pochi hanno visto i fondi Ue”.

Articolo pubblicato il 02 luglio 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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Giuseppe Pace, il presidente di Unioncamere Sicilia
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