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Nazional-pedatori e piattezza politica
di Carlo Alberto Tregua

Prandelli introduce il valore del merito
 

Tags: Calcio, Nazionale, Sudafrica, Mondiale, Prandelli



La debâcle in Sud Africa della Nazionale di calcio italiana ha confermato la pochezza di quell’ensemble, a partire dai dirigenti per arrivare al coach e a quei pellegrini che senza ombra di dubbio possiamo definre pedatori. Chi ha la mia età ricorda il grande Nicolò Carosio, che inventò questa parola attribuendola a quei calciatori che giocavano con i piedi e non con la testa, come Gianni Rivera o Luisito Suarez. Oppure, per ricordare il Catania di Di Bella, il grande Horst Szymaniak.
Quali le cause del pessimo risultato di una squadra miliardaria che ha avuto la tracotanza di comunicare che parte (e non tutti) dei premi eventualmente vinti sarebbe andata in beneficienza? Le cause sono il fallimento dell’insieme, la debolezza di carattere, la mancanza di spirito di sacrificio e l’incapacità di stringere i denti.
Abbiamo visto fantasmi girare per il campo, paurosi come ragazzini di pochi anni. Insomma, l’antitesi di persone. Eppure, parecchi di quei pedatori possiedono requisiti positivi che hanno dimostrato in altre occasioni. è fallito l’insieme.

Una grande sconfitta che risiede nelle stesse ferite che hanno decretato quella del nostro Paese. La potenzialità italiana in campo economico è enorme. Ma il suo sfruttamento è vicino allo zero perché vi sono tre pesi che il ceto politico di questi 64 anni dal dopoguerra non ha voluto o saputo eliminare. Sono: 1. L’invasione della mano pubblica nel mercato, con conseguenti distorsioni e l’omicidio della concorrenza; 2. La disfunzione della Pubblica amministrazione centrale e locale, che si è trasformata da soggetto produttore ed erogatore di servizi ai cittadini in ammortizzatore sociale e luogo degli intrighi di un ceto politico. 3. Il Sud, che è rimasto al palo non solo perché dal Governo non sono state inviate le opportune risorse per costruire le infrastrutture necessarie al funzionamento delle attività produttive, ma soprattutto perché il ceto politico meridionale ha sempre utilizzato il favore per raccogliere il consenso. Un comportamento becero che ancora permane.
 
Giovedì 1 luglio la Figc ha presentato all’Olimpico di Roma il nuovo allenatore della nazionale, Cesare Prandelli. Ci è diventato subito simpatico quando, all’inizio del suo discorso, ha detto che avrebbe convocato i giocatori meritevoli. Ha così squarciato il pessimo livellamento che ha consentito di mandare brocchi in Sud Africa sostenendo un’innovazione: potranno essere convocati anche quei giocatori non italiani ma con passaporto italiano.
Dunque, il valore del merito al primo posto. Ma nessuno degli uomini politici che hanno responsabilità istituzionali, a livello centrale e locale, ha detto con estrema chiarezza che è arrivato il momento di introdurre tale valore nella politica e nella Pubblica amministrazione. Ovvero, qualcuno vi accenna timidamente ma poi si comporta in modo avverso.
è questa la dannazione della guida politica e burocratica del Paese e della guida politica e burocratica della Sicilia. Ci si affanna intorno alla contingenza e si rinvia continuamente ogni decisione sullo sviluppo.

Non ci rendiamo conto di come quella parte di classe politica e l’altra parte di classe burocratica, intelligenti e colte, non vengano fuori con determinazione per comunicare che è loro intenzione invertire i comportamenti di questi decenni e quelli attuali, per imboccare decisamente la strada nella quale solo i professionisti capaci hanno titolo per guidare la politica e la burocrazia.
Non scriviamo a caso professioni-sti. Infatti, per essere buoni politici bisognerebbe avere frequentato apposite scuole, Università internazionali, master, Ph.D e aver letto almeno fra mille e 2 mila libri oltre quelli scolastici e universitari. Senza una forte cultura di base e un’appropriata preparazione ci ritroviamo una classe politica e burocratica di scarso livello anche se, come prima si scriveva, vi sono importanti e luminose individualità.
L’esempio negativo della Nazionale perdente sia il momento per trasformare una sconfitta in un’opportunità, anche per la politica e la burocrazia. è arrivato il momento di prendere decisioni.

Articolo pubblicato il 06 luglio 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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