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Basterebbe consumare i nostri stessi prodotti
di Raffaella Pessina

Tags: Giambattista Bufardeci, Agricoltura



Come deve essere organizzata la filiera agroalimentare per funzionare?
“Quanto più è corta questa filiera, quanto è più a chilometro zero, tanto più il fatto è positivo, perché aiuta la vendita e la fruizione dei prodotti locali e inquina meno.  Se è vicino a casa mia, sono certo di poter vigilare e controllare la mia produzione e il risultato va a vantaggio dell’agricoltore del mio territorio. Questa filiera deve rappresentare un paniere. Credo molto nei distretti produttivi, anche questi dell’agroalimentare che stanno facendo un buon lavoro. Sto cercando di rendere i distretti protagonisti diretti dei finanziamenti comunitari. Infatti, oggi il distretto non è titolato di fronte all’Unione Europea a presentare un’istanza, e quindi ad avere un finanziamento, ma ce l’ha la singola azienda agricola. Basterebbe anche soltanto arrivare all’autosufficienza. Se noi stessi consumassimo i nostri prodotti siciliani staremmo benissimo. Basti pensare che in termini di consumo i 21 milioni di meridionali che vivono nell’obiettivo convergenza  spendono circa 54 miliardi di euro per nutrirsi. Solo il 10% di questa cifra rappresenta i prodotti che restano al mondo meridionale. Inoltre con il nuovo anno scolastico partiranno delle campagne di educazione alimentare nelle scuole. L’ultima finanziaria ha assegnato 15 milioni  e mezzo di provvidenze sotto forma di solidarietà: è la prima volta che viene dato un contributo dalla Regione, c’è sempre stato solo quello statale, peraltro insufficiente”.

Articolo pubblicato il 08 luglio 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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