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Questo Governo ha esaurito la spinta
di Maria Rosaria Minà

Forum con Antonello Cracolici, capogruppo del Pd all’Assemblea regionale siciliana

Tags: Province, Leggi Regionali, Pd, Ars, Antonello Cracolici, Fondi Comunitari



Quali sono i risultati più significativi ottenuti in quest’ultimo semestre, grazie all’apporto del Partito Democratico, di cui lei è il capogruppo all’Assemblea regionale siciliana?
“Credo che la maggior parte dei risultati raggiunti siano addebitabili all’azione politica del Pd e della mia, in quanto capogruppo di partito all’Assemblea regionale siciliana. Ne è un esempio la legge sul riordino del sistema dei rifiuti, fortemente voluta dal mio partito. Nella manovra finanziaria ci sono numerose norme, dall’animo Pd, che hanno dato corpo e contenuti alla norma. Mi riferisco all’apertura delle 500 scuole distribuite sul territorio siciliano, e, nel dettaglio, nelle zone ritenute a rischio, in cui si svolgeranno attività post-scolastiche, finanziate attraverso fondi europei.  Altra iniziativa importante riguarda l’abolizione del ticket sulle prestazioni diagnostiche, per tutti coloro che dichiarano un reddito al di sotto la soglia dei 20 mila euro Isee annui. Una misura che abbraccia una larga fascia di siciliani, prevalentemente lavoratori dipendenti, con famiglia monoreddito ed i pensionati. Un altro importante provvedimento, inserito nella Finanziaria 2010, anche se poco conosciuta, è quello che coinvolge le cooperative edilizie. Queste, se convenzionate e sovvenzionate, e se attueranno interventi di recupero nei centri storici e nelle zone ad alta densità edilizia, godranno del beneficio di un tasso zero applicato ai mutui. Sempre su proposta del Partito democratico, sono state individuate 12 zone franche urbane, ed è stato creato  un ingente fondo di risorse per il credito all’artigianato, così come circa 90 milioni di euro sono state impegnate per le attività agricole”.

Anche la norma relativa al Credito d’imposta per l’occupazione, impugnata dal commissario dello Stato, è di iniziativa del Pd, vero?
“Certo. Anche se il commissario dello Stato ha impugnato la procedura attuativa, la legge è stata momentaneamente accantonata in modo che gli uffici di competenza possano individuare le modalità attraverso cui si garantisca l’erogazione a contributo, che rimarrà pari a 333 euro per ogni dipendente assunto dalle imprese che si trovano in Sicilia nel triennio 2010-12. Contributo che raggiunge i 416 euro se è una donna ad essere assunta”.

Quale è la priorità portata avanti dall’opposizione, in questo momento?
“Io non so se chiamarla opposizione, dato che se oggi si fanno le leggi in Assemblea, ciò avviene grazie al Pd. Questo è un dato incontestabile, rispetto ad una maggioranza andata in frantumi, e ormai si tratta di una situazione politica consolidata. Del resto, è un quadro politico coerente rispetto alla situazione nazionale, dato che dal centrodestra si cominciano a sentire i primi scricchiolii. Mi permetto di utilizzare una metafora bergilgueriana nel dire che è abbastanza evidente che questo Governo ha esaurito la sua spinta propulsiva”.

Che cosa intende dire?
“Con questa affermazione intendo dire un Governo deve necessariamente avere un progetto condiviso per poter legiferare, ma pare che al momento ci siano solo molti solisti”.

Quale crede possa essere la soluzione che consentirebbe lo sblocco dello stallo politico a cui stiamo assistendo?
 “Credo che il presidente Lombardo debba mandare un messaggio chiaro alla Sicilia che, oggi più che mai, ha bisogno di un Governo che sappia prendersi cura dei problemi dei siciliani e del territorio e che dia certezza alla stagione delle riforme. Rimane comunque il fatto che le riforme si possono fare in Parlamento, ma per come è organizzata la Regione, il 90% delle riforme non passano dal Parlamento; da ciò ne deriva che l’attività gestionale, attraverso cui s’imprime sul territorio il segno politico di un Governo manca. Se si vuole un Governo che si ponga come obiettivo il cambiamento della Sicilia, bisogna inevitabilmente dare un anima al Governo”.

Quale sarebbe il suo Governo ideale?
“Non sono io il presidente, e sta a Lombardo scegliere il suo Governo ideale”.
 

 
L’indirizzo politico del Pd rispetto al Governo ha una radice antica e profonda, manifestatasi circa un anno fa con l’incontro con Gianfranco Miccicchè?  Rispetto a quell’ incontro cosa è cambiato?
“Io penso che siano successe tante cose da un anno a questa parte. Un anno fa Gianfranco Miccicchè non aveva un ruolo di protagonista all’interno del Pdl, ma era in una condizione di seria difficoltà: aveva perso la sfida interna delle elezioni europee;  in quella situazione lui ipotizzo, attraverso quella che io definisco una suggestione, che il Partito del Sud potesse certificare la fine del modello del centrodestra  così come è stato concepito in Italia ed in Sicilia. Un progetto che, a dire il vero, io ho sempre guardato con attenzione” .

È stata, secondo lei, un’esigenza di allora, o per Gianfranco era veramente un credo politico?
“Credo che Gianfranco si trovi in una posizione di riposizionamento. La mia non è una certezza, ma deduco ciò da  un cambiamento rispetto ad alcune sue dichiarazioni di qualche mese fa, in cui parlava del Partito del Sud come uno strumento politico al di fuori degli schieramenti, che rappresentasse il Sud in toto, quindi con una logica di valutazione, anche rispetto alle alleanze. Oggi invece lo vedo nuovamente portavoce del pensiero berlusconiano, confuso, in cui al massimo potrebbe valutare la possibilità di fondare un partito satellite di Berlusconi. In poche parole, il quadro politico oggi è assolutamente cambiato, e di conseguenza non è per me più un interlocutore”.
 

Articolo pubblicato il 13 luglio 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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Antonello Cracolici, capogruppo del Pd all’Assemblea regionale siciliana
Antonello Cracolici, capogruppo del Pd all’Assemblea regionale siciliana