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Pa siciliana, prima in malaffare
di Liliana Rosano

Reati e Pa. La mappa delle denunce nella Pa siciliana
Primato negativo. La percentuale dei dipendenti pubblici denunciati è del 13,91%, un dato che porta la Sicilia al secondo posto in Italia, dopo la regione Calabria
I numeri. Dal 2004 al 2008 la Sicilia ha registrato 2.486 denunce per reati collegati alla pubblica amministrazione: il 13% del totale nazionale. In testa Abuso di ufficio e truffa

Tags: Amministrazione



PALERMO - C’è l’ombra della corruzione e del malaffare nella pubblica amministrazione siciliana. La fotografia scattata dal Servizio anticorruzione e trasparenza che fa capo al ministero per la Pubblica amministrazione e l’innovazione è chiara: la Sicilia è in testa tra le regioni italiane per il numero assoluto di reati di dipendenti pubblici denunciati nel periodo 2004-2008.
In questi quattro anni nell’Isola sono stati totalizzati 2.486 reati collegati alla corruzione, il 13% dei 19.019 reati registrati in tutto il Paese. A fare luce sul fenomeno della corruzione nella Pa è il “Primo rapporto al Parlamento” curato dal Servizio anticorruzione, che ha preso in esame i reati sulla base delle informazioni contenute nel sistema Sdi, sistema di indagine del ministero dell’Interno che raccoglie tutte le denunce presentate a tutti gli uffici di polizia giudiziaria. A comporre il quadro sul fenomeno sono i reati presi in considerazione dal Rapporto: peculato, malversazione a danni dello Stato, concussione, corruzione per un atto d’ufficio, istigazione alla corruzione, abuso d’ufficio, turbata libertà degli incanti, frode nelle pubbliche forniture, truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Su un totale di 2.486 denunce di reati negli anni 2004-2008 in Sicilia la fattispecie più diffusa è quella dell’abuso di ufficio: 757 denunce nei quattro anni presi in considerazione. A seguire, a breve distanza, la truffa per conseguimento di erogazioni pubbliche (756 denunce).
Il comportamento dei dipendenti siciliani della pubblica amministrazione alla luce di quanto evidenziato in questo Rapporto non sembra essere per nulla impeccabile. Oltre ai due reati più frequenti di cui abbiamo detto sopra, non mancano i casi di indebita percezione ed erogazione a danno dello Stato (316 ter), un reato che ha avuto un’alta diffusione in Sicilia nel quadriennio 2004-2008: 255 denunce. A questo però deve aggiungersi un altro fenomeno: quello del sommerso nella corruzione di cui da ampia spiegazione il Rapporto curato dal Saet. Si tratta cioè di quel fenomeno complesso riconducibile alla scarsa o addirittura inesistente propensione dei cittadini a denunciare i reati di corruzione nella pubblica amministrazione. Non solo, ma ancor più grave, come evidenziato anche nel Rapporto, è la scarsa percezione del rischio di corruzione all’interno delle nostre pubbliche amministrazioni, che sembra invece essere alta nell’opinione pubblica. La valutazione del rischio - inteso come risk management - non fa parte della cultura manageriale del dirigente pubblico. Se non c’è percezione, non c’è valutazione del rischio e non ci possono essere azioni correttive, ma solo azioni repressive “a valle” che non intaccano il fenomeno “a monte”. Questa forbice tra percezione dell’opinione pubblica e percezione della dirigenza pubblica è una criticità che va gestita.

Articolo pubblicato il 30 maggio 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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