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Quotidiano di Sicilia

La nostra Regione unica a gestire direttamente le pensioni un sistema che comporta uno spreco di 242 milioni di euro
di Lucia Russo

In Sicilia la legge regionale n. 2/1962 ha consentito la pensione con 35 anni di anzianità lavorativa e un importo pari al 100% dell’ultimo stipendio. La pensione Inpdap si attesta all’80% dell’ultima retribuzione per coloro che hanno raggiunto il massimo di 40 anni di servizio



  La Sicilia è l’unica Regione in Italia che gestisce le pensioni dei suoi ex dipendenti. Tutte le altre Regioni hanno il servizio gestito dall’Inpdap, Istituto nazionale previdenza dei dipendenti dell’amministrazione pubblica.
Con l.r. n. 7/09 art. 15 (Finanziaria 2009) la Regione ha istituito un Fondo di quiescenza. Scrive la Corte dei Conti Sicilia, sezioni riunite in sede di controllo nella Relazione al rendiconto della Regione anno 2009: “Anche a non tenere conto delle spese di gestione, ulteriori oneri di sistema potrebbero scaturire dall’istituzione del fondo di quiescenza”. E in effetti il “QdS” nell’inchiesta del 14 gennaio 2010 ha calcolato in più di otto milioni di euro la spesa di gestione del fondo tra personale, locali, servizi informatici e contributo annuo scritto nel Bilancio.
Diverso è anche il sistema di calcolo della pensione rispetto ai pensionati Inpdap. Sappiamo che l’importo medio mensile della pensione di un ex direttore regionale è di 6.232 euro ma può arrivare a sfiorare i 20 mila euro, visto che la Finanziaria 2010 ha stabilito all’articolo 40 la retribuzione massima pensionabile per i dipendenti regionali a 250mila euro. Tra l’altro un regionale per gli anni di servizio o periodi utili a pensione maturati al 31 dicembre 2003 vede la percentuale massima di pensione conseguibile calcolata al 100% dell’ultimo stipendio in presenza di un’anzianità contributiva di 35 anni.
Abbiamo chiesto al presidente dell’Inpdap, Paolo Crescimbeni, qual è l’importo massimo lordo di pensione che può percepire un ex direttore pubblico. Crescimbeni ha risposto: “Gli importi delle retribuzioni dei dirigenti pubblici sono stabiliti dalle norme contrattuali, mentre per quanto concerne l’importo medio delle pensioni dei dipendenti pubblici, secondo le rilevazioni dagli archivi Inpdap, il relativo valore si attesta intorno ai 25.000 euro lordi l’anno”.
Dunque 25 mila euro a fronte dei 39 mila che riceve in media all’anno un pensionato della Regione siciliana. Se guardiamo al consuntivo Inpdap anno 2008, leggiamo di 61,4 miliardi di uscite per sole prestazioni previdenziali e pensionistiche con 2.600.000 destinatari, dunque abbiamo calcolato una media di 23 mila euro a pensionato. Nel consuntivo 2009 della Regione per 15.592 unità risultano 612 milioni di euro di uscite per trattamenti pensionistici, dunque una media di poco più di 39 mila euro a pensionato.
Abbiamo rivolto altre domande al presidente Inpdap per completare il confronto.
Quanti sono gli anni di anzianità contributiva minimi richiesti per andare in pensione?
“Il requisito contributivo minimo per andare in pensione di vecchiaia è di 20 anni, mentre il requisito minimo di contributi per la pensione di anzianità è di 35 anni. Nel primo caso comunque è necessario maturare l’età pensionabile: 65 per gli uomini e 65 anche per le donne a decorrere dal 2012. Per la pensione di anzianità, è necessario raggiungere la quota prevista dalla legge. Nel 2010 siamo a quota 95 raggiungibile con 35 anni di contributi e 60 anni di età; oppure 36 anni e 59 di età; dal 2011 la quota sale a 96 e dal 2013 a 97”.
Ricordiamo che la pensione di vecchiaia è per l’iscritto che ha raggiunto il limite massimo d’età a lavoro, mentre la pensione di anzianità è per chi cessa dal servizio prima di raggiungere il limite d’età stabilito per la pensione di vecchiaia.
Con quale percentuale dell’ultimo stipendio si va in pensione?
“L’importo della pensione si attesta intorno all’80% dell’ultima retribuzione per coloro che hanno raggiunto il massimo di 40 anni di servizio; altrimenti si riduce in proporzione”.
Secondo quale criterio va calcolato il Trattamento di fine rapporto?
“Il Tfr va calcolato sulla base del montante degli accantonamenti effettuati anno per anno e rivalutati sulla base di coefficienti stabiliti dalla legge. Questa regola vale sia per i lavoratori del settore privato che per quelli del pubblico assunti dopo il 2000. Diversa cosa è il Tfs - trattamento di fine servizio- che viene calcolato sulla base dell’ultimo stipendio percepito per il numero degli anni di servizio prestato. Tuttavia, per tutti,  – secondo la nuova normativa prevista dalla manovra – tale modalità di calcolo si applicherà fino al 2010. Da tale data infatti la “buonuscita” seguirà le regole del Tfr come detto sopra”.
è prevista un’età pensionabile sotto la quale non si può andare?
“Come detto in precedenza, l’età pensionabile è quella di vecchiaia (65 anni); esiste poi un’età “personalizzata” per i pensionamenti di anzianità, in quanto – come detto al punto 1- l’età si somma al numero degli anni di contributi necessari per raggiungere le quote stabilite dalla legge e può essere anche inferiore  a quella massima di vecchiaia”.
Sono possibili le baby pensioni?
“Non esistono più pensioni baby. In passato si poteva andare in pensione con 19 anni, 6 mesi e 1 giorno, a prescindere dal requisito dell’età, ma  dal 1992 ciò non è più possibile, a seguito della prima riforma delle pensioni, legge n. 503/92”.
Ecco come dal confronto con le pensioni dei dipendenti pubblici statali e delle altre regioni gestite dal sistema Inpdap, la Sicilia risulta sprecona: importo medio mensile delle pensioni doppio, baby pensioni possibili, Fondo di quiescenza regionale. Se sommiamo gli otto milioni della gestione del Fondo di quiescenza con i 233,8 milioni di euro, i soldi in più che vengono versati se ai 39 mila euro del pensionato regionale si sottraggono i 24 mila euro del pensionato Inpdap e si moltiplicano per 15.592 unità (tutti i pensionati regionali al 2009), calcoliamo lo spreco in 242 milioni di euro.

Articolo pubblicato il 16 luglio 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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Paolo Crescimbeni
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