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Sanità, osservatori prezzi inadempienti
di Maria Francesca Fisichella

Lo denuncia la prima Relazione al Parlamento sull’attuazione del federalismo fiscale, presentata dal ministro Tremonti. Una siringa da 5 mm in Sicilia costa 0,05 € contro 0,03 € in Toscana. Quasi il doppio

Tags: Sanità, Spesa, Federalismo Fiscale, Giulio Tremonti



PALERMO - Le “anomalie nella sanità siciliana” si confronteranno con le misure del federalismo fiscale.
Dalla relazione del Governo alle Camere del 30 giugno scorso, presentata dal ministro dell’Economia Giulio  Tremonti, in ottemperanza alla disposizione dell’art.2 comma 6, della Legge 5 maggio 2009, n. 42 (“Delega al Governo in materia di federalismo fiscale in attuazione dell’articolo 119 della Costituzione”), emerge il quadro generale di finanziamento degli enti territoriali e ipotesi di definizione su base della struttura fondamentale dei rapporti finanziari tra lo Stato, le regioni, le province autonome di Trento e di Bolzano e gli enti locali, con l’indicazione delle possibili distribuzioni delle risorse.
Compito affidato al federalismo fiscale è razionalizzare e controllare efficacemente una parte vasta della finanza pubblica italiana.

L’organizzazione sanitaria che –si apprende dalla relazione - mediamente assorbe circa l’80 per cento dei bilanci regionali è di competenza esclusiva delle Regioni. Ma lo Stato, secondo un modello consolidato “anni ‘80”, ha “continuato nei ripiani a piè di lista”.

E così, ad esempio, il decreto cosiddetto salva-deficit di giugno 2007 e la finanziaria per il 2008 hanno stanziato la cifra enorme di 12,1 miliardi di euro a favore di cinque Regioni in rosso sulla sanità (Abruzzo, Campania, Lazio, Molise, Sicilia).
In questo contesto lo Stato si è fatto anche carico di “comportamenti scorretti”, per raddrizzare i quali pur esistono leggi, ma poco considerate per anni.
Ci si riferisce a casi ben precisi e citati nel documento, ovvero che “L’assenza o la modesta attuale presenza di osservatori dei prezzi, oggi non consente sistematiche comparazioni funzionali alla migliore acquisizione dei prodotti”.
E così, si aggiunge nella relazione, “per quanto concerne i dispositivi medici di uso frequente, ad esempio una siringa da 5 mm in Sicilia costa 0,05 euro contro 0,03 euro in Toscana. Quasi il doppio.
Della questione si occupò il “QdS” con l’inchiesta pubblicata il 17 ottobre 2009 dalla quale emergeva la variabilità dei costi delle forniture di dispositivi medici sul territorio nazionale.

La questione già in quell’occasione non appariva essere nuova agli addetti ai lavori, dal 2007, però, la si sta affrontando solo adesso, in cui si vive una fase di grande transizione.
Si apprese che gli strumenti di controllo erano già previsti sia a livello nazionale che a livello regionale. Nel primo caso con la Commissione unica sui dispositivi medici, istituita dalla legge 27 dicembre 2002, n. 289 (art. 57) che ha cominciato ad operare alla fine del 2003; nel secondo caso con l’Osservatorio Regionale prezzi per dispositivi medici, specialità medicinali, servizi, lavori e altre forniture di beni diversi, istituito con D.A. n. 32 del 18.01.2007, quale strumento operativo/gestionale per acquisire efficienza ed economicità nell’approvvigionamento di beni e servizi.

L’Osservatorio prezzi, sul sito della Regione Sicilia, sembrava quasi un fantasma. Infatti faceva capo ad un dipartimento, quello dell’Innovazione, che era stato ormai accorpato. Se si effettuava una ricerca, non si trovava alcun riferimento dell’Osservatorio prezzi, nè nell’elenco delle strutture che fanno capo al dipartimento Attività sanitarie e Osservatorio epidemiologico, nè a quelle del dipartimento Pianificazione strategica. E la situazione, ancor oggi, sul sito web della Regione non sembra affatto mutata. Esiste solo un “Elenco unico dei fornitori della Regione siciliana” sulla homepage.
Lo studio fece emergere una situazione che rendeva i rapporti tra enti e fornitori poco trasparente, tanto che la questione ritorna ancora a far parlare di sé nella relazione del Governo alle Camere in esame.
 

 
Anche se sul sito della Regione siciliana non sono ancora chiare le attività portate avanti dall’Osservatorio regionale dei prezzi, che la questione metta in campo la necessità di trasparenza per eliminare sprechi e clientele e tutelare il servizio ai cittadini lo ha dimostrato la recente firma del codice etico e protocollo di legalità tra Regione e associazioni di fornitori, ossia Afors, Asfo e Confindustria Sicilia –sezione forniture ospedaliere (pubblicato sul QdS del 1  maggio 2010). Nella stessa circostanza è stato siglato un protocollo d’intesa sempre tra Regione e le associazioni rappresentanti di categoria, che vede l’istituzione di un tavolo tecnico permanente che si confronterà per l’approfondimento dei temi riguardanti le acquisizioni di dispositivi medici mediante gare centralizzate, che saranno coordinate dalle due grandi centrali di bacino previste dalla legge di riforma del sistema sanitario. Dunque, come lo ha definito l’assessore regionale alla Sanità, Massimo Russo, “un ulteriore passo in avanti sulla strada del rigore, dell’applicazione delle regole ma anche della riorganizzazione sanitaria e della riqualificazione della spesa”.

Articolo pubblicato il 16 luglio 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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