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Keller addio, chiude la fabbrica di Carini
Dopo 25 anni trascorsi tra promesse di sviluppo e lunghi periodi di cassa integrazione, la società ha deciso di lasciare l’Isola. Apprendi (Pd) punta il dito sulla politica: “È colpa dell’assenza di un Piano regionale dei trasporti”

Tags: Trasporti, Keller, Disoccupazione, Sviluppo, Carini



PALERMO - Dopo lo stop alla produzione auto nello stabilimento di Termini Imerese annunciato dalla Fiat, anche la Keller Elettromeccanica lascerà l’Isola, già nel prossimo autunno. La notizia risale all’inizio del mese e finora non sono state trovate soluzioni.
L’azienda costruttrice di carrozze ferroviarie ha infatti deciso di ridimensionare lo stabilimento di Villacidro e di chiudere quello di Carini, alle porte di Palermo. La strategia dell’azienda è emersa nel corso della presentazione del Piano industriale che si è tenuta al ministero delle Attività produttive.

Preoccupazione per gli scenari che si determineranno con la chiusura dello stabilimento Keller è stata espressa dal mondo politico. Sono infatti 204 i posti di lavoro cha andranno persi, più quelli dell’indotto. In tutto, circa 300 unità.
Secondo il senatore del Pd Giuseppe Lumia questa decisione dimostra che “il Governo nazionale continua a non vedere la crisi reale, mentre è inesorabile lo stillicidio di aziende che annunciano la chiusura dei loro stabilimenti al Sud, provocando drammi economici e sociali”. Lumia esorta le Istituzioni a “lavorare per il bene dell’Isola” perché “la Sicilia non puo’ essere trattata come un serbatoio elettorale”.

Di “crisi dell’industria in Sicilia” parla Salvino Caputo, presidente della commissione parlamentare Attività Produttive dell’Ars, che ha convocato una seduta straordinaria della Commissione alla presenza degli assessori regionali alle Attività produttive, Marco Venturi, e all’Energia, Pier Carmelo Russo, per decidere quali provvedimenti adottare per arginare la crisi.
“Non ho interesse - dice Caputo - a ricercare responsabilità politiche o imprenditoriali. è chiaro pero’ che il Governo e il Parlamento devono prendere atto della smobilitazione da parte delle grandi aziende che stanno creando migliaia di disoccupati e impoverendo l’economia siciliana. Chiederemo al Governo di adottare misure straordinarie per frenare questa emorragia industriale e per avviare una strategia di sostegno e di incentivazione per le imprese che operano o che vogliono investire nell’Isola”.

“Il 26 ottobre - ha continuato Caputo - scade la cassa integrazione per i 204 lavoratori della Keller di Carini, mentre i vertici della società disertano l’audizione manifestando totale disinteresse verso il futuro dei lavoratori. Abbiamo deciso di convocare con urgenza una riunione congiunta con la commissione Lavoro alla presenza degli assessori Lino Lenza e Luigi Gentile per attivare tutte le iniziative per garantire il futuro dei lavoratori della Keller visto il totale e gravissimo disinteresse manifestato dall’azienda. Chiederemo all’Aula - ha concluso Caputo - di avviare un dibattito sulla fuga delle aziende industriali siciliane per frenare questa emorragia che sta solo creando un esercito di cassaintegrati e disoccupati”.

Più specifico Pino Apprendi (Pd), vice presidente della commissione Attività produttive all’Ars  “La Keller non puo’ esistere senza un piano regionale dei trasporti serio che migliori la viabilità della Sicilia. Un piano che preveda una serie di investimenti da parte delle Ferrovie per l’ammodernamento della rete, ormai ridotta al lastrico”. Per Apprendi “bisogna mettere attorno ad un tavolo la Regione insieme ai vertici delle Ferrovie per avviare un ragionamento che preveda investimenti e lavori che migliorino il trasporto su ferro in Sicilia”. “Quanto alle responsabilità politiche - conclude Apprendi - certamente vanno individuate per evitare, in futuro, errori da parte del governo che in passato ha finanziato anche imprenditori poco attenti”.
Antonello Cracolici, presidente del gruppo Pd all’Ars, chiede l’intervento del governo “a tutela dei lavoratori e di quello che resta uno dei principali stabilimenti di produzione di materiale rotabile e ferroviario”.

Dopo 25 anni trascorsi tra promesse di sviluppo, amministrazione controllata e passaggi societari contrassegnati da lunghi periodi di cassa integrazione degli operai e arresti di ex dirigenti, gli azionisti - la Hig di Brescia e il gruppo Busi di Bologna (che attualmente aveva la gestione effettiva dopo il progressivo disimpegno di Hig) - hanno deciso di chiudere lo stabilimento di Carini. Il management di Keller - guidata dall’amministratore Stefano Aldrovandi e diretta da Marco Serpi - ha presentato il nuovo piano industriale al ministero dello Sviluppo, prevedendo la cessazione dell’attività nella fabbrica siciliana e ridimensionando lo stabilimento di Villacidro in Sardegna.

Articolo pubblicato il 17 luglio 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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