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Quotidiano di Sicilia

Confidi in Sicilia più operativi delle altre regioni del Sud
di Salvatore Sacco

Garanzie prestate per 980 mln € nell’Isola nel 2009 a fronte di 226 mln in Puglia e 360 mln in Campania. Nessuno in Molise, Campania, Puglia, Calabria e Basilicata risulta autorizzato “107”

Tags: Confidi, Banche, Garanzie



PALERMO - Il processo evolutivo dei Confidi siciliani presenta notevoli differenze rispetto ai percorsi che stanno seguendo i Confidi nelle altre regioni sia del Centro Nord che del Mezzogiorno.
Ricordiamo che in Italia esiste un Confidi formalmente attivo ogni 4.550 imprese, ma mentre nel Centro nord  c’è un Confidi ogni 5670 imprese, in Sicilia un Confidi ogni 4.500 imprese e nelle restanti regioni meridionali  3.183 imprese (i dati sui Confidi sono tratti da  Confiditalia); evidentemente su tali dati influisce il fatto che molti dei Confidi registrati, soprattutto nelle regioni sud insulari non sono in effetti pienamente operativi, ad esempio in Sicilia  sono pienamente operativi solo meno di  quaranta dei 66 confidi  formalmente attivi. Va peraltro considerato che  le imprese sono di dimensione maggiore nell’ area centrosettentrionale del Paese.

Confidi 107
Che percorso si sta facendo per il futuro, anche in considerazione delle nuove regole c.d. di Basilea sui requisiti patrimoniali delle banche e sul nuovo ruolo dei confidi?. Intanto vediamo cosa si sta facendo con riferimento  alla trasformazione in intermediari vigilati ex art. 107 TUB : dei 25 confidi finora autorizzati (dati a giugno 2010) solo  5 sono meridionali, di cui 2 siciliani e due sardi; dei 17 Confidi per cui è in corso l’istruttoria per il conseguimento dell’ autorizzazione solo 5 sono meridionali e di questi  ben 4 sono siciliani (abbiamo considerato già avviata la procedura di richiesta da parte di Fidimpresa Confidi  Sicilia di Catania) ed  uno ha sede in Sardegna.
 Da questi dati si evidenzia  come le regioni insulari stanno seguendo un percorso evolutivo dei Confidi più simile a quello delle regioni centrosettentrionali,  mentre le regioni  del Mezzogiorno continentale, soprattutto Molise, Campania, Puglia, Calabria  e Basilicata, sembrano essere state meno pronte ad intraprendere questo percorso di cambiamento:  nessun Confidi di queste regioni  risulta autorizzato ad essere intermediario 107, né ha in corso la procedura di autorizzazione (si ha notizia che solo il Confidi Regione Campania di Napoli, starebbe avviando le pratiche per ottenere l’autorizzazione ex  art. 107).
Concentrando l’attenzione su quanto sta avvenendo nelle grandi regioni meridionali, ovvero oltre alla Sicilia, la Campania e la Puglia, possiamo evidenziare che in ciascuna di esse si è sviluppato un sistema Confidi con caratteristiche peculiari profondamente diverse. C’è da evidenziare che  il sistema  siciliano appare più in linea con i dati nazionali rispetto agli altri due.
Interessanti  informazioni  sull’ attività dei Confidi campani e pugliesi si possono trarre dalle ultime note sull’ andamento delle economie regionali redatte dalle sedi locali della Banca d’Italia; per la Sicilia, un simile paragrafo non è stato inserito ed occorre fare riferimento, per quanto possibile, ai dati dell’ assessorato regionale al Bilancio. A tal proposito va evidenziato che, proprio la sede siciliana della Banca d’Italia era stata una fra le prime a trattare il tema dei Confidi  con un interessante approfondimento inserito già nella nota sull’ economia regionale del 2007.

Confronto con Puglia e Campania
Pur con questi limiti di comparabilità dei dati, alcuni confronti si possono fare: la Puglia presenta il più elevato numero di Confidi formalmente attivi fra tutte le regioni d’Italia: ben 87 con una componente legata alle imprese artigiane elevatissima, 63 Confidi artigiani, di cui 52 sotto forma di cooperativa;  in Campania i Confidi formalmente attivi sono poco più di 50 anche se esistono almeno altri 50  inattivi, ricordiamo che in Sicilia i Confidi formalmente attivi sono una sessantina. Dal confronto delle dimensioni operative sembrerebbe emergere una situazione di vantaggio dei Confidi sciliani: il volume di garanzie prestate  (dati al 2009) è di circa 980 milioni di euro in Sicilia contro i 226 della Puglia  ed i 360 della Campania; su tale dato influisce il peso dei contributi regionali  che in Sicilia sono più consistenti che nelle altre due regioni considerate.
Ma un aspetto appare ancora più rilevante, infatti  il sistema siciliano è molto più proiettato alle piccole imprese rispetto a quelli campano e pugliese: infatti i Confidi di queste regioni garantiscono  crediti a questa tipologia di imprese solo per un ammontare complessivo pari a poco più del  3% del totale dei prestiti erogati dalle banche alle piccole imprese , mentre l’analogo dato siciliano dovrebbe essere, in base a nostre stime,  superiore al 15%.  Un’ altra differenza rilevante è data dalla diversa  operatività che hanno i Confidi extraregionali: in Puglia ed in Campania questi coprono circa il 40% del totale garanzie prestate a favore delle imprese regionali, sia grandi che medie e piccole (dati Banca d’Italia sedi regionali) , in Sicilia questa percentuale è molto meno rilevante.
 

 
Il sistema dei Confidi siciliani presenta però anche degli handicap rispetto a quelli delle altre due regioni (Campania e Puglia), con cui condivide la frammentarietà, la sottocapitalizzazione ed il deficit di professionalità ed organizzazione: si pensi al fatto che in Sicilia non è operante alcun Confidi di secondo grado, mentre tali enti sono operativi in Puglia, oltre che in Abruzzo Calabria e Sardegna: essendo tali enti finalizzati a favorire l’operatività delle strutture di primo grado, soprattutto laddove esse sono più frammentate, ciò nonostante gli sforzi compiuti dalla Regione a tal fine, una tale circostanza evidenzia la difficoltà che ancora incontrano i Confidi siciliani nel portare avanti iniziative comuni .
Nel complesso, comunque, su questo fronte  non siamo molto indietro, almeno nel gruppone delle regioni sud insulari. Forse mettere da parte campanilismi ed occhiuti, ma miopi, interessi e sbracciarsi per lavorare insieme per contribuire all’ effettivo  miglioramento del sistema Confidi  regionali come ingranaggio fondamentale della filiera del credito può dare vantaggio a tutti: agli stessi Confidi e soprattutto alle imprese, verso cui deve essere indirizzato ogni sforzo di tutti gli intermediari e delle competenti autorità di governo ed amministrazione.

Articolo pubblicato il 21 luglio 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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