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Monsieur Sarkozy e Berlusconi
di Carlo Alberto Tregua

La corruzione in Francia e in Italia

Tags: Nicolas Sarkozy, Silvio Berlusconi, Corruzione



Nicolas Sarkozy è stato interrogato su una terrazza dell’Eliseo da Davide Pujadas, giornalista di France 2, lunedì 12 luglio per ben 70 minuti. Il tema dell’intervista ha riguardato la corruzione che si è manifestata nello Stato francese. In particolare il giornalista ha chiesto a Sarkozy perché ha protetto i suoi uomini anziché isolarli quando sono stati sfiorati dalla crisi morale e politica, la più grave dal suo accesso alla presidenza.
Alcuni suoi ministri sono stati accusati di cattiva utilizzazione della Cosa pubblica. Lui stesso è stato sfiorato dall’affare Woerth-Bettencourt per un finanziamento della sua campagna elettorale, che sarebbe stato effettuato dalla proprietaria de L’Oréal. Il quinto successore di Charles De Gaulle ha sottolineato che per ben governare occorre sangue freddo, cioè evitare di farsi prendere la mano da circostanze mediatiche non riscontrate dai fatti, e solo dopo averle appurate attuare provvedimenti drastici senza guardare in faccia a nessuno.

Per lui l’affare è chiuso: non si separerà da monsieur Woerth, ministro del Lavoro e non gli toglierà il mandato perché le accuse non sono vere e si tratta di calunnie. Ma Sarkozy non ha attaccato i giornali che hanno riportato i fatti conosciuti, perché in Francia la stampa è considerata uno strumento di informazione e quindi di interesse generale e non uno strumento politico per sostenere o abbattere persone delle istituzioni. C’è un rispetto reciproco tra queste ultime e il mondo dell’informazione perché ognuno fa la propria parte senza tentare di condizionare l’altra.
Nel mondo francese c’è una profonda differenza che lo distingue da quello italiano. Si tratta di una classe burocratica orgogliosa e gelosa delle proprie prerogative che fa funzionare la macchina dello Stato, delle Regioni e delle città, indipendentemente dalla guida politica, che certamente incide sugli indirizzi, come suo dovere. Ma poi non entra nel merito della gestione perché essa è effettivamente affidata all’apparato amministrativo. L’Ena (Ecole nationale d’administration) ha sfornato dirigenti di primissimo livello, denominati enarchi che spesso sono diventati presidenti della Repubblica e primi ministri.
 
In Italia, Berlusconi ha dichiarato che i quotidiani sono nemici, salvo due o tre che gravitano nella sua area, e che per conseguenza egli non legge, citando l’esempio di Margaret Thatcher. Ha difeso i suoi uomini colpiti da indagine per corruzione definendoli mele marce. Tremonti, il secondo divino Giulio, (il primo era Andreotti), ha rinforzato la definizione dicendo che dentro il Popolo della Libertà c’è una intera cassa di mele marce anche se la pianta è sana.
Non si capisce però la logica di quest’affermazione. Se il melo è sano non può produrre mele marce a meno che queste non si siano imputridite perché rimaste in un fondo di magazzino. Fuor di metafora il Popolo della Libertà, se è una pianta sana, non deve produrre mele marce e se queste si sono imputridite nei magazzini devono essere rapidamente gettate via.
Berlusconi, che fa i sondaggi, dovrebbe sapere che si è risvegliata una grande sensibilità nell’opinione pubblica tendente a respingere la corruzione ovunque si trovi. Anche se il fenomeno non riguarda il finanziamento dei partiti ma l’arricchimento di uomini delle istituzioni, il danno alla Cosa pubblica è percepito come un fatto intollerabile.

La stretta della crisi ha prodotto il vistoso retrocedere del Pil in tutto il mondo industrializzato, ma il contestuale forte progresso dello stesso Pil in Paesi emergenti come Cina, Brasile ed India. Quanto precede fa pensare che i Paesi occidentali stiano andando incontro al loro suicidio se non cambiano il modo di far funzionare le istituzioni e la sottostante pubblica amministrazione.
Il rigore cui M. Sarkozy si riferisce è una pre-condizione che si deve necessariamente abbinare all’equità, un valore indispensabile perché le diverse parti della Comunità non si sentano soverchiate o emarginate. L’equilibrio generale in uno Stato e nelle sue sottostanti istituzioni (Regioni e Comuni) non può prescindere da elementi di qualità programmatorie che stabiliscano obiettivi raggiungibili e completi.
Berlusconi, fino ad oggi, ha avuto il consenso dei cittadini, almeno secondo i sondaggi da lui sbandierati, ma non è un caso che da qualche settimana non sentiamo più parlare di tali sondaggi. Un caso?

Articolo pubblicato il 22 luglio 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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